HARDBALL-THE NEW BALLGAME

Nel 1985 avvenne la rivoluzione.

Non c’entrano Playstation, X-Box, Gamecube e potenti processori all’epoca non ancora nati, e nemmeno l’Amiga: il gioiello fu sfornato per il C=64, l’home-computer più amato di sempre.

 

 

Fino ad allora il baseball con il joystick consisteva nel premere Fire al momento giusto e poco altro; l’area di strike era per lo più definita monodimensionalmente (alto–basso o interno–esterno a seconda dell’inquadratura del gioco) e dei lanci si poteva al massimo decidere (e di conto decifrare) la direzione.

 

Poi arrivò Hardball ed i videogames del batti e corri non furono più gli stessi.

La Accolade focalizzò il gioco sulla sfida lanciatore/battitore servendosi della visione fornita dalla telecamera posta oltre l’esterno centro (pitcher di spalle, catcher, battitore ed arbitro di fronte).

L’area di strike era finalmente un rettangolo, ma c’era di più: erano stati implementati 8 diversi tipi di lancio, che i singoli pitchers possedevano in numero compreso tra 2 e 4.

 

La grafica era tutt’altro che scarsa e rappresenta uno dei migliori risultati ottenuti dal piccolo Commodore a 64K.

Una volta che la palla veniva battuta la visuale racchiudeva la metà di campo in cui si era diretta, con la classica disposizione delle basi (casa=giù, 1a=dx, 2a=su, 3a=sx); questa fase era senz’altro meno accurata rispetto al confronto monte–box, pur rimanendo gradevole.

 

 

L’ "abilità di mano" richiesta da Hardball era minima, in quanto il gioco privilegiava l’aspetto strategico.

Tutto cominciava con la scelta del line-up e del partente (i nomi erano fittizi, ma i giocatori giocavano coerentemente alle statistiche che li accompagnavano – in Hardball 2 sarebbero state inserite alcune squadre di Major), quindi bisognava cimentarsi in un’accurata scelta dei tipi e delle direzioni di lancio: chi ha giocato con Hardball ha ben presente la sensazione che si provava dopo aver dato fondo a tutto il repertorio del proprio lanciatore per eliminare il fortissimo DeSoto ed il successivo battitore da affrontare era l’ancor più pericoloso Contos.

In casi come questo si apprezzava la possibilità di inserire un rilievo che non fosse un clone del partente, come in giochi precedenti, ma che possedesse un paio di lanci che l’avversario non aveva ancora visto (e magari provenienti dalla mano opposta).

 

Per quanto riguarda il baserunning, il ruolo dell’user (veramente all’epoca si parlava di player) era più o meno quello di manager/coach di terza: si dava l’ordine di rubata o di girare verso la seconda su una valida e si stava ad aspettare “impotenti” l’esito della propria decisione; risultava frustrante vedere il proprio corridore a metà corsia ed il difensore della base successiva attenderlo con la palla in mano, ma almeno era stata eliminata l’inverosimile situazione dell’omino che invertiva istantaneamente direzione senza perdere velocità (oggi i migliori videogames tengono conto dell’inerzia nelle “ballerine”).

 

 

La forza di Hardball erano la buona riproduzione dei valori del gioco (non era un festival dei fuoricampo come il moderno Triple Play dell’EA Sports – peraltro anche la frequenza di HR in Major era diversa allora), la giocabilità (come detto non occorreva essere un mago del joystick) e soprattutto la rigiocabilità: se infatti seviva un po’ di pratica, soprattutto sul timing nel box, per cominciare ad avere la meglio sul computer, difficilmente, anche dopo numerose partite all’attivo, si riusciva a distruggere l’avversario elettronico.

 

Ovviamente per godere di questo piccolo capolavoro bisognava pagare il dazio del lungo caricamento (per la versione su nastro si parla di diversi minuti).

 

Se però è stata mossa la vostra curiosità nei confronti del “pioniere”, o semplicemente vi è venuta nostalgia per un gioco che già conoscevate, non è necessario che mettiate sottosopra la cantina per riesumare il vecchio C=64 (tanto lo so che non avete avuto il coraggio di buttarlo via); basta fare una visita al sito STADIUM 64, scaricare l’emulatore di C=64 per PC e l’immagine del floppy di Hardball (o Hardball 2).


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