ALLA RICERCA DELLO SPOT ADATTO

Parliamo per una volta della nostra spaghetti-league.

 

Nella stagione 2002 una squadra, forse la più rinforzata rispetto l’anno precedente, ha fallito il proprio obiettivo minimo di conquistare la finale scudetto.

La novità più importante che schierava in campo era l’esterno destro Claudio Liverziani, indiscutibilmente il miglior giocatore italiano.

Dopo un inizio non esaltante l’asso novarese ha chiuso la stagione con cifre solide, per quanto in alcuni casi inferiori a quelle compilate negli anni precedenti a Rimini.

 

Sebbene difenda il campo esterno con sapienza, è la sua abilità nel box che attira l’attenzione dei suoi estimatori ed alimenta le preoccupazioni dei suoi avversari: colpitore regolare di battute valide (.353 AVG), è tra i migliori sluggers del campionato (12 HR, .658 SLG); questo porta i pitchers (e i managers) che lo affrontano a decidere spesso di lanciargli attorno (o di non lanciargli affatto: 10 IW) .

Lanciargli attorno è un’espressione piuttosto eufemistica, dato che spesso si vede recapitare palle a oltre mezzo metro dal piatto; i tiratori più fini, che tentano di dipingere i fili (magari rimanendo, per sicurezza, fuori dallo strike) hanno difficilmente maggior fortuna contro Liverziani, che sembra servirsi di un radar per decidere quali palle sventolare: questo ci porta all’ultima sua statistica che considereremo (forse la più formidabile), ovvero i 51 passaggi gratuiti in base ricevuti.

 

Qual è il modo per capitalizzare al massimo tutte queste doti, e ricavarne il maggior numero di punti possibili?

La SLG rende auspicabile averlo nel box con più corridori a bordo e quindi, secondo il senso comune del baseball, nelle parti centrali del line-up (spot 3-4-5-6).

Per chi dubitasse di tale senso comune formatosi in oltre un secolo di ballgame, cominciamo a tirare fuori un po’ di numeri: le percentuali che proporremo di qui in avanti sono tratte da uno studio di Tom Ruane, intitolato “Situational Hitting” e si riferiscono a tutte le partite di MLB disputate negli anni '82, '83, '87 (stiamo parlando di oltre 400mila ABs!). 

 

Liverziani, dopo avere iniziato la stagione al 5° spot, è stato presto, e definitivamente, spostato al 3°, dal quale si va a battere con uomini in posizione punto nel 29,1 % delle apparizioni.

I valori per gli spot successivi (30,5 % il quarto, 28,3 % il quinto, 26,6 % il sesto, e 27 % il 7° e l’8°) ci suggeriscono di concentrarci su 3, 4 e 5.

 

Figura 1 - Percentuale di turni alla battuta con corridori in posizione punto per posizione nel lineup. 

 

A questo punto entra in gioco la questione delle basi su balls: nelle percentuali appena proposte sono contemplate molte situazioni “da base intenzionale” (uomo in 2a e 3a) e altre in cui non è necessario “mettere la palla in mezzo”, specie a un battitore come quello che stiamo considerando; in tutti questi casi il valore di Liverziani è di fatto rappresentato da un corridore in più sulle basi (non molto, rispetto alla perdita che si ha dall’impossibilità di usare attivamente la sua mazza).   

È possibile ridurre al minimo il numero di occasioni in cui la difesa possa concedere la base gratis?

 

Naturalmente con le basi piene i lanciatori sono quasi costretti a “Pitch to Barry”, specie in partite strette: allora dobbiamo massimizzare i turni di Claudio a basi cariche.

L’uomo che va a battere più frequentemente a basi piene è il 6° (2,7 %), seguito dal 9° (2,6 %) e dal 5° e dal 7° (2,5 %); il “peggiore” in questo senso è ovviamente il lead-off (1,6 %) seguito dal 3° (1,7 %).

 

Figura 2 - Percentuale di turni alla battuta con le basi piene per posizione nel lineup.

 

Il 9° è in genere il battitore meno abile del line-up (si ricordi che metà dei dati a cui ci riferiamo provengono dalla National League) ed il numero di presenze a basi piene è gonfiato dal fatto che spesso si concede la base all’8° proprio per affrontare la mazza più debole.

Il vantaggio del 6° rispetto al 5° e al 4° (2,0 %) è compensato dalla minor frequenza complessiva di apparizioni con uomini in scoring position vista prima (-1,7 % dal 5°, -3,9 % dal 4°), tanto più che a fine anno i turni in battuta del 6° saranno inferiori (qualche partita terminerà col 4° o 5° in battuta) e i decimi di percentuale di vantaggio si perderanno nel passaggio ai valori assoluti.

A maggior ragione eliminiamo definitivamente la possibilità di schierare il nostro uomo 7° o 8°, rimanendo di fatto con due sole opzioni: 4° o 5°.

 

La scelta di piazzare Liverziani 3°, quella effettivamente compiuta dal suo manager, di fatto agevola la strategia di “non fargli vedere una palla buona”. 

 

Per concludere vediamo cosa fanno (o hanno fatto) altri manager con giocatori analoghi a disposizione.

 

Nelle ultime World Series Barry Bonds (San Francisco Giants) era schierato 4° e Troy Glaus (Anaheim Angels) 5°; Ken Griffey jr (prima a Seattle, ora a Cincinnati) è sempre stato 4° o 5°; Orestes Kindelan nella nazionale cubana batte in genere dal 4° spot, come Sammy Sosa ai Cubs; LaRussa, nel 98, avanzò per un breve periodo Mark McGwire dal 4° al 3° posto per concedergli più turni, ma contemporaneamente spostò quello che solitamente era il suo battitore numero due in fondo al line-up, alle spalle del lanciatore, per preservare le apparizioni di Big Mac a basi piene.

Babe Ruth, che più degli altri appena citati sapeva giudicare bene i lanci, batteva 3° a New York, ma era seguito da Lou Gehrig, in una situazione, con le dovute proporzioni, simile a quella di Liverziani a Rimini (3° seguito da Watcher).

Lou Gehrig detiene il record di Grand Slams in Major League.


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