CACCIA AL MARTELLO

Alcuni mesi fa avevamo provato a pronosticare il nome dello spodestatore di Hank Aaron dal trono dei fuoricampisti. Facendo uso del Favorite Toy di Bill James avevamo stimato a 8% le probabilità di Barry Bonds, il giocatore più vicino al traguardo dei 755 giri delle basi, a 26% quelle di Sammy Sosa e oltre il 36% quelle di Alex Rodriguez. Per chi volesse rinfrescarsi le idee l’articolo a cui ci riferiamo è “Per qualche Homer in più”, nella sezione Informatica.

 

Aggiornamenti e considerazioni sul Favorite Toy.

 

Cosa è successo nell’arco della stagione da poco terminata, e come si è evoluto il ranking dei pretendenti?

 

Purtroppo non è variata la fortuna di Ken Griffey, portato fuori in barella a Cincinnati quando in campionato aveva poco più di 150 AB (e 13 HR); A-Rod di turni ne ha avuti 607, ma la sua rincorsa all’Iron-man Ripken è terminata. La sua produzione di fuoricampo è risultata inferiore al 2002, ma l’invidiabile numero di 47 ha lasciato inalterate le sue chances di arrivare a 756: Alex non è ancora a metà (345) e, soprattutto, non ci sono garanzie che il record di Aaron rimanga imbattuto nel breve periodo.

 

Il periodo potrebbe essere davvero breve: Bonds è a meno di 100 dalla vetta e le sue possibilità di farcela si sono impennate al 26,5%... e qui è d’obbligo una prima considerazione sul Favorite Toy.

 

Il metodo di Bill James stabilisce un minimo di 1,5 anni di carriera da giocare per chiunque, indipendentemente dall’età: nel caso dell’asso dei Giants il 2003 ha significato 45 HR in più e nessuna variazione negli anni di gioco attesi. Ovviamente James non intendeva sfidare le leggi della vita rendendo baseballisticamente immortali i quasi quarantenni: la sua idea era di tenere conto del fatto che un giocatore che si avvicina ad una pietra miliare possa posticipare il pensionamento proprio in vista del record. Bonds ne sarà forse un esempio pratico: due stagioni potrebbero non bastargli per 98 HR; aggiungendone una terza dovrebbe farcela di sicuro.

 

In una dichiarazione Barry ha affermato di puntare a sorpassare solo Ruth (perché mai?), in un’altra ha avanzato l’ipotesi di un passaggio all’American League con impiego da DH: in questo scenario potrebbe andare avanti a lungo e anche il plateau degli 800 sarebbe alla portata.

 

Sammy Sosa ha messo a segno “solo” 40 HR, superando Mantle, ma riducendo le proprie chances per il record al 15%. In questo caso il Favorite Toy coglie perfettamente il declino di produzione del Dominicano, passato da 64 a 49 a 40 nelle ultime tre stagioni… resta da vedere se si tratta di una discesa inarrestabile o di un calo transitorio.

 

Due parole sull’incidente della mazza di sughero. Forza = massa x velocità al quadrato. Alleggerendo il bastone Sammy si è privato di un po’ di massa; quanta velocità ha acquistato? Date un’occhiata alle dimensione dei suoi bicipiti e rispondete: ha bisogno di qualche oncia in meno per sventolare più forte quello che in mano a lui sembra uno stuzzicadenti? Ha sbagliato, ma nessuno dei suoi 539 fuoricampo è rubato.

 

Albert Pujols dei Cardinals ha giocato la terza stagione in Major, rendendo possibile un abbozzo di calcolo tramite il Favorite Toy. A 23 anni ha già 114 HR, cifra comparabile a quelle di Aaron, Rodriguez e Griffey alla stessa età. La sua probabilità, con le stime attuali, di farne 756 è del 12%. In questo caso il modello risulta piuttosto conservativo sugli anni di carriera attesi: Albert verosimilmente giocherà oltre l’età prevista di 33 anni; prendiamo piuttosto il valore basso della probabilità come un aggiustamento all'esiguo numero di stagioni a cui riferirsi.

Ovvero, continuerà Pujols a battere una quarantina di fuoricampo all’anno? La sorte lo preserverà da infortuni? Scioperi, dispute contrattuali o chissà che altro interferiranno sulla sua carriera? Lo scopriremo solo vivendo.

 

I se, i ma e gli altri Home Run Kings.

 

Se McGwire fosse stato martoriato meno da guai fisici o, come lui, Mickey Mantle? Se Canseco avesse gestito meglio la propria carriera?

 

Il record di Aaron è ammirevole anche per la longevità agonistica di The Hammer: saper conservare integro il proprio fisico per una ventina di anni, adattarsi a nuove generazioni di lanciatori e ai riflessi che inevitabilmente si deteriorano con l’età, sono tutti elementi che rendono difficilmente accessibili i suoi 755 fuoricampo. Il fatto che Aaron abbia avuto 4.000 turni in più di Babe Ruth e 6.000 in più di McGwire non può sminuire il valore del colored di Mobile, pertanto, i “se” ed i “ma” che proporremo di seguito si riferiscono ad altro (e comunque, come si suol dire, non faremo la storia con essi).

 

Del Bambino possiamo piuttosto considerare che ha iniziato la propria carriera durante la Dead-Ball Era, andando nel box ogni 3 o 4 giorni, dato che era un ottimo lanciatore.

 

Ted Williams, 521 HR in 7.706 AB, ha forse perso un centinaio di fuoricampo a causa degli anni in cui smise la divisa sportiva per indossare quella militare. Teddy Ballgame fu lontano dai campi durante la seconda guerra mondiale e la guerra di Korea, perdendo gli anni centrali della carriera. I suoi detrattori (e come si fa a contestare l’ultimo Mr. .400?) affermano inoltre che se avesse girato di più la mazza, avrebbe battuto più palle oltre la recinzione.

 

Curiosamente la questione è stata recentemente posta anche su Barry Bonds. Perché è così selettivo sui lanci? Girando qualche palla sul filo non accelererebbe la sua corsa al record? Sostenendo questa tesi significa essere ciechi al fatto che Barry ha cominciato a sparare a raffica palle oltre la recinzione proprio da quando è divenuto paziente, costringendo i pitchers a tirargli il lancio che lui aspetta (o a dargli la base).

 

Sia Aaron, primo nella graduatoria, sia Willie Mays, terzo ancora per poco, hanno iniziato la carriera professionistica nelle Negro Leagues; loro hanno poi giocato per vent’anni in MLB, altri hanno giocato solo nel baseball segregato. A Josh Gibson si attribuiscono 962 fuoricampo; quelli di cui si abbia testimonianza tangibile sono meno di 300, messi a segno in gare ufficiali ma anche in esibizioni contro assi delle Majors, a una frequenza che in America hanno avuto solo McGwire che Ruth.

Altri sluggers nelle Negro Leagues furono Mule Suttles e Turkey Stearnes, prima base–esterno dei St.Louis Stars e dei Newark Eagles il primo, esterno centro dei Detroit Stars e dei Kansas City Monarchs il secondo.

 

Tra gli eroi fuori dalle Majors abbiamo già parlato di Oh e dei suoi 868 HR; è da notare che Sadaharu ha accumulato 9.250 turni validi nel box, pertanto la sua frequenza è praticamente identica a quella di McGwire (la migliore in MLB). Il campionato giapponese non è equiparabile a National e American League, ma la capacità di Oh di produrre un fuoricampo ogni 11 turni per vent’anni non è trascurabile. Dal Sol Levante menzioniamo anche Nomura (657 HR), Kodota (567) e Yamamoto (536).

 

Altri fattori.

 

Per quanto il baseball ha fondamentalmente rispettato “la teoria di Rip Van Winkle” (vedere Formica n° 248), alcuni eventi hanno profondamente mutato il gioco nel corso della sua storia più che secolare.

Prima la morte di Ray Chapman, colpito da un lancio di Carl Mays, ha portato a rivedere la pallina e l’uso che se ne faceva; poi, dopo il dominio dei pitchers del 1968, una serie di cambiamenti apportati al regolamento hanno ulteriormente agevolato i battitori.

 

All’inizio del XX secolo anche una battuta che scavalcava la recinzione di rimbalzo era considerata Home Run; al contrario, un fuoricampo che poneva termine alla partita non era considerato tale se il punto del sorpasso non era rappresentato dal battitore.

 

Non solo le regole hanno influito sul gioco.

 

Babe Ruth ha battuto 714 round–trippers, ma non ha affrontato tutti i migliori lanciatori del suo tempo: la firma di Robinson è arrivata ben dopo la fine della carriera del Bambino, che si è così risparmiato gli enigmatici lanci di Satchel Paige e le palle infuocate di Smokey Joe Williams.

 

Bonds usufruisce oggi di materiali che lo avvantaggiano rispetto a chi girava il bastone negli anni ’20; d’altro canto è posto spesso nella condizione di affrontare anche 3-4 pitchers in un incontro: un tempo dal partente ci si aspettavano 9 riprese e, nel finale delle partite,  i battitori disponevano di un avversario affaticato e con il quale avevano preso confidenza nei turni precedenti.

 

Per uno stadio corto che ti aiuta c’è sempre un line-up debole che non ti protegge; per una mazza in acero che ti regala qualche metro c’è il vento del mare che te ne ruba altrettanti. Mille parametri sono mutati nella storia del baseball, centinaia di variabili ulteriori caratterizzano ogni singola partita, ma la rincorsa ad un record storico come quello di Aaron rimane affascinante.

 

E come disse Yogi Berra“ho sempre creduto che un record resista fino a quando non viene battuto”.


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