COSI' UGUALI, COSI' DIVERSI (IV)

Oggi chiudiamo la serie Così uguali, così diversi.

Eravamo partiti, con la prima puntata, introducendo i risultati dell'algoritmo di classificazione di Josh Kalk, mostrando le caratteristiche medie di ogni lancio e spiegando come avremmo valutato l'unicità di ogni arma nell'arsenale dei pitcher.

Nella seconda e terza puntata ci eravamo concentrati su fastball e breaking pitches, rispettivamente.

Ecco il piano odierno: l'articolo sarà suddiviso in tre sezioni, unite da un filo di pensiero, ma che potrete anche leggere separatamente, se riterrete più interessante una rispetto alle altre.

Inizieremo con considerazioni sull'algoritmo di classificazione (quello di Kalk nello specifico, senza però perdere di generalità).

La sezione centrale sarà dedicata a una rapida carrellata di lanci caduti in disuso, o modificatisi negli anni. Infine condurremo un piccolo esercizio statistico con lo scopo di individuare che cosa rende efficace un cambio.

Buona lettura.

 

1. Il computer chiama i lanci

Abbiamo affidato a un computer, opportunamente addestrato con tecniche statistiche avanzate (cluster analysis, per la precisione), il compito di dare un nome a diverse migliaia di lanci, a partire da una manciata di misurazioni fisiche.

Il cervellone ci ha evidenziato, per ciascun lanciatore, aggregazioni di dati significanti lanci diversi, a cui - tramite altre istruzioni impartitegli - ha assegnato etichette familiari a qualsiasi uomo di baseball (fastball, slider, curve, ecc.).

Il vantaggio ovvio di questa automatizzazione è, una volta che i sistemi di misurazione e di classificazione siano perfezionati, la rapidità nell'ottenere preziose informazioni, pressoché senza intervento umano.

 

Forse sarebbe già sufficiente a far abbracciare il sistema in toto, ma ritengo utile valutarne anche i possibili difetti.

Uno è risultato chiaro negli articoli precedenti. La realtà non è mai sintetizzabile in maniera perfetta in un modello. I confini tra la fastball di un giocatore e il cambio di un altro non sono sempre così netti; oppure prendiamo la curva e lo slider: ci sono diversi giocatori che vi diranno di possedere una slurve, termine entrato in voga nell'ultimo decennio per indicare un lancio intermedio tra i due.

L'immagine proposta di seguito riassume, spero, il tutto.

 

Grafico 1 - Tutti i lanci dei pitcher destri (ancora una volta, le bolle più piccole corrispondono ai lanci più veloci).

 

Raffigura tutti i lanci dei pitcher destri: in pratica abbiamo unito gli insiemi di bolle presentati separatamente nelle scorse puntate.

Le sovrapposizioni sono evidenti, per cui non ci stupiamo più degli errori di classificazione emersi nel corso delle nostre analisi. Piuttosto - se non è già avvenuto nelle settimane passate - dovrebbe legittimamente sorgere in voi un sospetto: non ci saranno altre mis-classificazioni, meno appariscenti di quelle scovate, che l'hanno fatta franca? Senz'altro. Guardate quanto si sovrappongono fastball e cutter, o altre combinazioni, e capirete come un computer, che nulla sa di impugnatura, cuciture, e rotazione del polso, possa aver commesso altri errori.

Dunque, lasciamo perdere la classificazione automatica? Valutiamo, prima, l'alternativa.

 

Una persona, per ogni partita, dovrebbe essere in grado di etichettare ciascun lancio: servirebbero un numero abbondante di super esperti che si sobbarcassero il lavoro, e ci ritroveremmo comunque ad affrontare problemi di errore umano e di differenze nella rilevazione tra soggetti diversi.

Al fine analitico, poi, ci interessa davvero sapere se quello che ha mancato Pujols era un cambio o una splitter, quando sappiamo esattamente a quale velocità viaggiava e di quanto si è mosso sul piano orizzontale e piano verticale?

 

 

2. Dinosauri

Facciamo un salto nel passato.

Non ho scelto a caso splitter e cambio nell'ipotesi formulata in conclusione al paragrafo precedente.

 

2a. La Forkball

Andatevi a prendere la stampa specializzata di una trentina di anni fa e provate a cercare  menzioni della split-finger fastball: non avete speranze, ma trovereste sicuramente un sacco di forkball.

Un decennio più tardi i due termini coesistono, e talvolta sono interscambiati per definire uno stesso lancio.

Oggi "forkball" appare quasi esclusivamente in rivisitazioni storiche. Semplice evoluzione linguistica?

Non proprio. Sì, una prima, sommaria, descrizione tecnica della fork - indice e medio separati il più possibile nell'impugnatura - sembra definire  quella che per noi è oggi una splitter.

 

Impugnature a confronto: Splitter (a sinistra) e Forkball.

 

ElRoy Face, precursore dei moderni rilievi, ai Pirates negli anni '50 e '60, è probabilmente il miglior lanciatore di forkball di sempre. Esordì nel 1953, con la propria faretra dotata di fastball e curva; Branch Rickey, la cui mente era all'epoca al servizio di Pittsburgh, lo rispedì nelle Minor, affinché aggiungesse un off-speed pitch al proprio repertorio.

Tornò nel '55 con la forkball.

Face usava quel lancio, come tutti i successori di Joe Bush che la rese popolare nel primo dopoguerra, nella funzione di cambio di velocità.

La splitter, perfezionata da Bruce Sutter alla fine degli anni '70, è invece una variante della fastball.

La fork è lanciata più lenta e, idealmente, viaggia senza rotazione; al contrario, lo spin è presente e fondamentale nella splitter, il cui rilascio è identico a quello della fastball.

 

Sicuramente, nel periodo in cui i due lanci hanno convissuto nel panorama MLB c'è stata involontaria confusione: oggi sappiamo che Roger Clemens lancia una split-finger ma se ascoltate Vin Scully e Joe Garagiola in cabina di commento nelle World Series del 1986, vi diranno che il 22-enne texano è dotato di forkball.

 

Come in ogni ambito la realtà non presenta netti segni di demarcazione; sebbene oggi la forkball sia quasi estinta, la distanza delle due dita dei lanciatori di splitter non può essere costante, e per qualcuno sarà quasi estrema quanto nella versione della forkball.

Ecco che, allora, nei grafici dei cambi proposti nelle settimane scorse, può essersi intrufolata qualche split-finger lanciata con movimento del braccio più lento e indice e medio più divaricati.

 

2b. I fuorilegge

Naturalmente, quando si parla di lanci estinti, è d'obbligo tirare in ballo gli illegali: si tratta di un insieme accomunato dall'applicazione sulla palla di sostanze estranee, dalla saliva alla carta vetrata. Tutti i membri di questa famiglia sono fuorilegge dal 1920, ma sono stati utilizzati almeno fino all'inizio degli anni '80.

 

L'emery ball si otteneva smussando la palla con carta vetrata, rendendola così non più sferica.

 

La shine ball era un vero capolavoro dell'artigianato, ideato probabilmente da Eddie Ciccotte dei Chicago White (poi Black) Sox: con la terra raccolta dal monte rendeva scura una parte della palla e, sfregando poi la sfera vigorosamente sulla divisa, la faceva diventare liscia e lucida; il risultato era un oggetto che, ruotando verso casa base, mostrava alternativamente i lati bianco e scuro, confondendo i battitori.

 

La spitball è il più famoso dei lanci illegali. La sua drastica caduta verticale era ottenuta imbevendo la palla di sostanze variabili dalla saliva alla vaselina.

La tecnica di lancio si perde nella storia: rendere la palla umida non è infatti sufficiente a regalare a un pitcher un nuovo lancio efficace; i maestri della spitball vi diranno che non c'è nulla di più pericoloso di una spitter mal riuscita.

 

Prima del 1920 il regolamento fu ritoccato affinché stabilisse l'inammissibilità dei lanci ottenuti mediante l'alterazione della palla. Diciassette lanciatori furono autorizzati a servirsi dei "trucchi" fino alla conclusione della propria carriera: Burleigh Grimes nel 1934, deliziò il pubblico con l'ultima spitball legale.

Da allora, fino a quando il dispiego di telecamere ha reso impossibile pensare di farla franca, si sono susseguite accuse, negazioni e confessioni: Lew Burdette, Don Drysdale e Mike Scott sono i nomi prominenti che hanno allungato la propria carriera con qualche sotterfugio.

 

Non possiamo chiudere questo paragrafo senza Gaylord Perry: l'Ancient Mariner ha pavimentato la propria strada verso Cooperstown lanciando spitball senza farsi beccare con le mani sporche di vasel...ehm...marmellata.

Detiene anche il brevetto per la Puff Ball, lancio reso illegale nel giro di un mese dalla sua invenzione e presentazione al pubblico (in occasione di Braves-Reds, 22 aprile 1981).

"Ho pensato che se il sacchetto della resina sta lì, si suppone che uno lo usi, no?".

L'utilizzo non convenzionale di Perry portava come esito, al momento del rilascio, l'esplosione di una nuvola bianca attorno alla palla e la conseguente confusione del battitore.

 

2c. La screwball

Torniamo alla legalità.

Un lancio la cui sparizione è più recente è la screwball, protagonista di un nostro precedente articolo. Per ottenere un effetto opposto a quello della curva, a una velocità leggermente superiore, Valenzuela & Co. compivano una rotazione del polso che portava il pollice verso il basso.

 

Il motivo principale dell'estinzione della screwball sono le sollecitazioni innaturali che portano spesso a infortuni, quando non a carriere interrotte anticipatamente.

Mike Marshall è forse l'unico ad averla lanciata con continuità senza subire danni. Studiò approfonditamente, dal punto di vista della fisica e da quello dell'anatomia, i movimenti di ogni lancio: parte dei suoi lavori, confluiti nella tesi di dottorato, sono disponibili sul suo sito dove riporta anche il diario di ogni lancio effettuato in tre anni della propria carriera (un precursore di ¼ di secolo del pitchF/x system!).

Il dottor Marshall, aiutato dalla scienza, perfezionò la propria meccanica e potenziò i muscoli necessari a sostenere lo stress di tutti quei lanci, screwball inclusa.

Nessun club di MLB gli ha offerto un posto da pitching coach, ma i giovani che si sottopongono al suo regime di allenamento risultano esenti dai tipici infortuni che colpiscono gli uomini del monte.

 

C'è un altro motivo che ha portato i lanciatori dei nostri giorni a non scommettere su un lancio tanto pericoloso: il circle change. La versione più diffusa del cambio ha raggiunto la popolarità in concomitanza con il progressivo svanire della screwball e, non a caso, ha un comportamento piuttosto simile ad essa (break opposto alla curva, con maggiore velocità, senza caduta), a fronte di rischi contenuti.

Per supportare una simile ipotesi possiamo andare indietro fino alla metà degli anni '50, quando il veterano Warren Spahn aggiunse al proprio repertorio una presunta screwball, e ne fece il proprio lancio principale.

 

"Presunta" perché lo stesso Spahn negò di avere il lancio in repertorio; mostrando nel 1988 la propria arma a Roger Angell , "il suo pollice e il suo indice facevano un cerchio, con le altre tre dita che puntavano in alto, esattamente come se stesse facendo il segno OK a qualcuno nelle vicinanze. La palla era comodamente appoggiata al cerchio, senza essere da esso trattenuta, e le altre dita stavano sollevate e divaricate, mantenendo un impugnatura piuttosto leggera sulla sfera. Tirata in quel modo, diceva, la palla […] spezzava verso sinistra mentre attraversava il piatto".

Se ricordate quanto riportato nella terza puntata, allora descrivemmo il circle-change esattamente in questo modo.

 

2d. I cambi cambiano

Siamo tornati ai cambi di velocità.

Prima della versione circle c'erano - per la verità tuttora coesistono - varie specie di change of pace: ogni lanciatore trovava e trova un modo proprio di togliere miglia alla fastball.

 

Abbiamo detto che la forkball era una possibilità; un'altra - mai troppo diffusa, allo stesso tempo mai definitivamente estinta - è la palm ball: come la fork è dotata di meno spin possibile.

Dave Giusti la spiegava così: "La palla è infilata nel palmo della mano. Le dita giacciono sofficemente e leggermente curvate attorno alla palla. Il pitcher rilascia la palla col movimento dalla fastball lasciandola fluttuare fuori dalla mano, controllata dalla pressione della giuntura interna del pollice".

 

Ci sono altri nomi che girano, o hanno girato: slip pitch, foshball, slow ball… già, perché il cambio è una palla lenta, che originariamente era lanciata semplicemente con movimento più lento; poi, per meglio celare le proprie intenzioni, i pitcher hanno cercato altre vie per diminuire la velocità della palla, cosicché i battitori si accorgessero di non avere a che fare con una fastball il più tardi possibile.

 

 

3. Un cambio efficace

Ora per finire davvero l'articolo e la serie cerchiamo una ricetta per il successo di questo "grande impostore".

L'efficacia di un lancio è data, oltre che dalle caratteristiche dello stesso, dalla presenza di altre frecce nell'arsenale di un pitcher: ciò vale a maggior ragione per il cambio che, di per sé, è un lancio lento e senza effetto.

Le tabelle che seguono mostrano la dotazione dei lanciatori per cui sono disponibili le rilevazioni del pitchF/x system.

 

Fastball Curve Slider Change Knuckle Mancini Destri
No No 34.5% 32.0%
No 19.0% 21.7%
No No 21.2% 15.1%
No No No 11.5% 14.0%
No No 4.0% 7.3%
No No No 3.5% 4.4%
No No No 6.3% 4.4%
No No No No - 0.7%
No No No - 0.5%

Tabella 1 - Dotazione dei lanci, profili di lanciatori mancini e destri.

Fastball indica ogni tipo di palla veloce (Four-seamer, Sinker, Splitter, Cutter).

 

  Mancini Destri
Fastball 100% 100%
Curveball 47.7% 48.5%
Slider 69.0% 75.1%
Change 81.0% 73.2%

Tabella 2 - I quattro lanci principali, dotazione di lanciatori mancini e destri.

Fastball indica ogni tipo di palla veloce (Four-seamer, Sinker, Splitter, Cutter).

 

Si osserva facilmente qualche differenza tra destri e mancini: se tutti hanno un qualche genere di fastball, e poco meno della metà è in possesso di una curva, cambio e slider non sono distribuiti equamente. Il numero maggiore di battitori destri che si presentano nel box in MLB fa sì che il movimento dello slider sia più apprezzato se proveniente da un pitcher destro; al contrario, 8 pitcher sinistri su 10 lanciano il cambio.

 

La prossima tabella ci serve per decidere come definiremo la qualità di un cambio. Le percentuali in essa mostrate derivano da un numero elevato di osservazioni, tale per cui anche differenze minime sono significative.

 

  Called Strikes/Balls Swings/Pitches Contact/Swings InPlay/Contact Hit/InPlay
  L R L R L R L R L R
Change 0.26 0.28 51% 51% 73% 73% 60% 58% 33% 31%
Curveball 0.50 0.48 40% 40% 75% 74% 55% 56% 31% 32%
Cutter 0.52 0.43 47% 48% 84% 82% 52% 50% 37% 32%
Fastball 0.53 0.52 43% 45% 86% 86% 49% 48% 35% 33%
Sinker 0.54 0.54 44% 45% 87% 89% 53% 56% 33% 34%
Slider 0.42 0.42 48% 48% 74% 71% 52% 54% 33% 31%
Splitter 0.49 0.45 45% 49% 88% 85% 52% 56% 38% 34%

Tabella 3 - Esiti di ogni tipo di lancio.

 

Il cambio genera pochissimi strike guardati - non congela un battitore come può fare una bella curva -, come si nota dalla prima colonna (Called Strikes/Balls); anche la successiva mostra che sul cambio i battitori sventolano più che su ogni altra palla.

La terza invece rivela che gli swing sul lancio che stiamo sezionando sono i meno fruttuosi in termini di contatto (definito come qualsiasi impatto tra mazza e palla, foul compresi) quando provenienti da mancini; anche i cambi destri presentano una percentuale di contatto molto bassa, sebbene gli slider provochino più swing&miss (ecco spiegato quanto osservato nella tabella 2).

Quando, però, un cambio è colpito, l'impatto è più "pieno" se, come indica la colonna InPlay/Conctact, la proporzione di palle battute in gioco sul totale dei contatti è maggiore che in tutti gli altri lanci.

Per quanto riguarda, infine, le fair ball che diventano valide (colonna Hit/InPlay), il change è abbastanza in linea con il resto delle specialità dei pitcher.

Riassumendo, lo scopo di un cambio è di mandare a vuoto il battitore: lo abbiamo provato con i numeri, ma lo si poteva tranquillamente anticipare con semplici osservazioni e ragionamenti.

 

È il momento della statistica avanzata: stiamo per individuare, con l'aiuto della regressione multivariata, le caratteristiche dei cambi più efficaci (ovvero, che generano più swing&miss). La tecnica il cui nome appare venti parole indietro in corsivo permette di valutare l'apporto simultaneo di più variabili indipendenti - o predittor i- su una variabile dipendente. Nel nostro caso ci interessa spiegare come la qualità di un cambio vari in funzione di quanto segue:

  • il braccio di lancio da cui proviene (destro o mancino);
  • le caratteristiche fisiche del lancio stesso (velocità, movimento orizzontale e verticale);
  • la differenza di velocità e di movimento rispetto alla fastball;
  • la presenza di altri lanci nel repertorio del lanciatore e le modalità di utilizzo di ciascuno.

I dati attualmente in nostro possesso non consentono di aggiungere altre variabili, quali il lato del box in cui è posizionato il battitore e il conto di strike e ball, tra le altre.

In ogni caso, da questa analisi preliminare (difficile pensarla diversamente, finchè non saranno disponibili dati di una intera stagione), possono trarsi alcune interessanti informazioni, che condivideremo senz'altro.

 

Differenze di movimento tra fastball e cambio non influenzano il successo del secondo, mentre risulta importante il divario di velocità.

 

Niente che sia intrinseco del cambio (velocità, curva, caduta) appare fondamentale nella riuscita del lancio.

 

Confrontando i pitcher che si servono del cambio come prima o seconda opzione, con quelli che di esso fanno la terza arma e, infine, quelli che lo usano dopo tutte le altre cartucce, si scopre che il gruppo che lancia il change più efficacemente è quello che lo subordina a due lanci.

 

Ancora in quest'ottica, non fa differenza la presenza nell'arsenale di una curva piuttosto che di uno slider.

 

Infine, valutando la frequenza con cui i lanciatori si affidano alla slow ball, l'analisi rivela un successo crescente con l'utilizzo, ma solo fino a un certo punto; dopodiché, l'abuso è causa di grattacapi.

 

Questo esperimento statistico mette in luce e conferma un fatto che dovrebbe risultare di naturale comprensione a qualsiasi uomo di baseball, e che probabilmente appare ovvio ai più, anche senza l'aiuto dei numeri: un lancio difficilmente può essere imbattibile di per sé, ma costruisce la propria fortuna nella convivenza con un altro o più, e nella scelta del repertorio concertata da pitcher, catcher e manager.


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