Oggi il Prof Pepper apre la porta della Clubhouse degli ospiti. Le righe che seguiranno sono opera di Andrea, frequentatore di queste pagine, che ci ha voluto regalare la storia di un personaggio singolare, come altri celebrati su questo sito (Piersall, Power); la storia di Dalkowski è ancora più oscura, e lascerò che sia il racconto di Andrea a svelarvene i particolari.

 

Come unica introduzione vi lascio con le parole che spende su di lui la Neyer/James Encyclopedia of Baseball Pitchers:

"In the days before radar guns, the Baltimore organization sent him out to the Aberdeen Proving Grounds the night after throwing a complete game. They set up a tubelike device on a tripod above home plate that could measure the speed of an object in flight. The problem was, of course, Dalko couldn't hit the damn thing. He threw for forty minutes before sneaking a fastball down the tube: 98.6 miles an hour - without a mound. A fresh, sober Bob Feller threw 5 miles an hour slower through the same machine. Some say Dalko would've stopped a radar gun at 120 mph. "


STEVE “WHITE LIGHTNING” DALKOWSKI

Alla domanda “chi è il lanciatore più veloce nella storia del Baseball?” ci si aspetterebbe come risposta: “Clemens, Koufax, Ryan”, e il più smaliziato magari direbbe che Mark Wohlers ha raggiunto le 103 miglia nello spring training 1995, e che comunque il record man accertato è Nolan Ryan, che arrivò a 102 miglia all’ora…e se invece la risposta fosse: Steve Dalkowski?

 

Ebbene si, Steve “White Lightining” (Lampo Bianco) Dalkowski è stato uno dei lanciatori più veloci della storia, e molti di  quelli che l’hanno visto in azione, tra cui persone di calibro (come Ted Williams o Cal Ripken Sr.) hanno affermato che nessuno ha mai tirato così veloce. Ma precisamente, chi è questo personaggio, che non ha mai raggiunto le Major Leagues? Vediamo di parlarne un po’, dicendo tutto quello che sappiamo sulla sua vita, che è al confine tra verità e leggenda.

 

Steve Dalkowski nacque nel 1939 a New Britain, nel Connecticut.

Non aveva assolutamente l’aspetto di un power pitcher: alto meno di 180, fisico per nulla scattante, portava degli spessi occhiali da vista, anche sul monte. Si è detto che avesse il braccio di Dio; di certo non ne aveva l’aspetto.

Secondo esperti avrebbe raggiunto le 110 miglia, e comunque avrebbe costantemente lanciato sopra le 100, le celebri “Triple Digits” (tripla cifra) che mandano in visibilio tutti gli scout e i pitching coach.

 

 

La principale caratteristica di Dalkowski era l’imprevedibilità dei suoi lanci, nessuno sapeva mai dove avrebbe recapitato le sue leggendarie saette… basti pensare che il suo compagno di squadra Ron Hansen giura che la sua fastball tendesse ad alzarsi per l’esagerata velocità, e spesso Dalkowski mancava completamente il bersaglio, recapitando i suoi bolidi sulle recinzioni che proteggevano gli spalti!

 

I suoi numeri in carriera parlano chiaro: 995 innings lanciati nelle Minors, un record di 46-80, 5.59 di media ERA, 1396 K a fronte di 1354 basi ball.

Il suo ex-pitching coach Herm Starrette dice: “Una partita normale per lui erano 7 inning, 18 strikeouts, 15 basi per ball… non riusciva mai ad arrivare al  9° perché spesso toccava i 200 lanci entro l’8° inning!”

 

Steve Dalkowski rappresenta per molti un personaggio davvero pieno di contraddizioni: non aveva niente del lanciatore professionista: non sapeva lanciare curve o cambi, era basso, un fisico da pensionato più che da power pitcher, un’espressione perpetuamente assente.  Saliva sul monte, e cominciava a tempestare il catcher di bolidi, senza alcuna capacità di indirizzarli con regolarità nella zona di strike. Herm Starrette ricorda ancora: “Steve stava per salire sul monte per il warm-up, a Reno, Nevada, e mi disse: Il primo lancio lo spedisco nel press box. Steve lanciò, e la palla sorvolò le tribune e finì nel parcheggio dello stadio. Quando mi fu chiesto se lo fece apposta, risposi: non lo so, questo è Steve!”.

 

Eccovi alcuni aneddoti su White Lightining:

  • A Aberdeen, Dalkowski lanciò un No-hitter, perdendo la partita 9-8
  • Nella stagione 1957 lanciò 62 innings, con 121 k e 129 basi ball
  • Nel 1959 segnò il record di k in una singola partita di Northern League: 21
  • Nel 1960 lanciò una dritta così veloce che il catcher la mancò. La palla colpì la maschera dell’arbitro, distruggendola, e spedì il malcapitato per tre giorni all’ospedale.
  • Vinse una scommessa con i compagni di squadra, lanciando una palla attraverso la spessa recinzione in legno dell’esterno.

Dalkowski era assolutamente sregolato anche fuori dal campo di gioco: Steve Barber, ex compagno di squadra, ricorda che i suoi vestiti puzzavano così tanto da costringerlo a minacciare di distruggerglieli di  se non li avesse subito lavati.

Steve aveva anche forti problemi di alcolismo. Ancora Barber ricorda che durante lo Spring Training entrarono in un locale e vi trovarono Dalkowski. Questi quando li vide disse: “Ragazzi, guardate che meravigliosa visione!” indicando 24 bicchieri di scotch allineati davanti a lui. E il giorno dopo doveva lanciare!

Sulla via per casa, comprò anche un boccione di vino, e lo bevette tutto; il giorno dopo fu portato via a braccia dal monte…

 

Il suo pitching coach Herm Starrette racconta di come una sera dopo una partita Dalkowski fosse ubriaco, e mentre era al volante della sua Corvette, una pattuglia della polizia gli fece segnale di accostare. Dalkowski accelerò e si lanciò sulla volante, distruggendola.

La polizia telefonò a Starrette dicendogli: “Abbiamo Steve qui”; e Starrette, in tono rasseganto: “Santo cielo, fategli passare la notte in cella…”.

 

 

Earl Weaver, il suo manager a Elmira, squadra di AA degli Orioles, sottopose Dalkowski ad un test d’intelligenza, scoprendo che il suo QI era di solo 75, appena sopra la soglia della normalità. C’erano coach che cercavano di insegnare a Dalkowski come lanciare un cambio, come tenere i corridori vicino al sacchetto, come eseguire pick-off, ma questo serviva solo a confondergli le idee.

Così Weaver non chiese stroppo a Dalkowski: solo palle veloci e strikeout.

In quel periodo Steve collezionò delle ottime statistiche:160 inning giocati, 192 strikeout e “solo” 114 basi per ball, per una ERA di 3.04. 

 

Abbiamo parlato di Dalkowski, della sua vita sregolata, delle sue eccezionali imprese sul monte, ma non abbiamo ancora discusso l’argomento più importante: quale era l’effettiva velocità di Dalkowski?

Nel 1958 fu portato ad un’installazione militare, dove fu cronometrato a sole 93.5 miglia all’ora, ma vanno considerati dei fattori attenuanti: Dalkowski il giorno prima aveva lanciato da partente, e ci si deve aspettare un calo di velocità. Ancora più importante, Dalkowski lanciò senza monte, e questo riduce la velocità di un lanciatore di diverse miglia. Inoltre, dovette lanciare per 40 minuti prima che si potesse rilevare accuratamente la sua velocità. Quindi 93.5 miglia sono un risultato eccezionale, considerando che pochissimi lanciatori avrebbero potuto lanciare sopra le 90 miglia in queste condizioni.

 

Inoltre abbiamo diversi pareri ed aneddoti sulla sua velocità (ben superiore alle mere 93.5 miglia rilevate).

Ted Williams affrontò Dalkowski durante lo Spring Training.  Fu messo strikeout senza sfiorare la palla. In seguito raccontò di non aver mai visto la palla, e giurò che Dalkowski era decisamente il lanciatore più veloce mai esistito.

Cal Ripken Sr parlando di Dalkowski, disse: “E’ il lanciatore più forte che abbia mai visto; nel 1958, a Wilson, lanciò una palla attraverso le protezioni dietro casa base, in rete di ferro. Nel 1975 mi recai di nuovo lì, a Wilson, come scout per gli Orioles. Andai a vedere se il buco nella recinzione era ancora lì. C’era.”

 

Ci fu addirittura chi sostenne che Dalkowski raggiunse le 115 miglia. E’ un dato decisamente esagerato, ma per suscitare un impressione del genere, si può capire quanto Dalkowski lanciasse al di sopra degli standard.  Andy Etchebarren, suo catcher a Elmira, disse che la sua fastball era difficilissima da prendere, e a meno che non si dirigesse esattamente nel guantone (evento più unico che raro), ci voleva un lavoro extra per bloccare quei bolidi.

 

Si può tranquillamente affermare che Dalkowski si attestasse con regolarità intorno alle 100, e potesse raggiungere le 105.

 

Sorge spontanea una domanda: perché un talento simile non raggiunse mai le Majors?

In effetti ad un certo punto della sua carriera sembrava che potesse finalmente arrivare in Major League, ma, come nei migliori film drammatici, qualcosa lo fermò ad un passo dal successo.

Nei primi anni ’60, sotto il manager Earl Weaver, Dalkowski compì dei grossi miglioramenti.

Weaver, tenendo a mente il suo basso QI, gli diede solo istruzioni di lanciare fastball basse e slider.

Sotto Weawer, Dalwowski ridusse il numero di basi ball, e ottenne grandi risultati; negli ultimi 57 inning lanciati nel 1962, mise a segno 110 strikeout, concedendo solo 11 basi ball (un numero ottimo per qualsiasi lanciatore) e con una  stratosferica ERA di 0.11. Finalmente tutto il potenziale di Dalkowski era espresso, grazie alla guida del grande Earl Weaver.

Dalkowski era pronto per le Big Leagues, e si profilava per lui un futuro da Hall of Famer.

L’anno dopo, nel 1963, si allenò allo spring training con gli Orioles.

Il 23 Marzo, Dalkowski viene chiamato come rilievo contro i New York Yankees, al sesto inning.

Esordì con due strike out consecutivi contro Roger Maris e Elston Howard. QuindiHector Lopez battè un singolo. Era il turno di Phillip Linz. Lanciandogli una slider, Dalkowski sentì uno strappo al braccio. Era uno stiramento muscolare, che lo tenne fuori per tutto il 1963. Doveva essere l’anno dell’esordio in Major League. Doveva essere l’anno in cui Dalkowski avrebbe intrapreso il suo cammino verso la Hall of Fame. Nulla di ciò accadde. Il suo braccio non guarì mai completamente.

 

Nel 1964 fece finalmente ritorno. Però, durante lo spring training, la sua fastball superava di poco le 90 miglia. Ormai la sua leggendaria velocità non esisteva più, e i battitori cominciarono ad inquadrarlo con facilità. Passò altre due anonime stagioni dividendosi tra leghe minori e leghe indipendenti, per poi ritirarsi.

 

Year CLUB CL G IP H BB SO W L ERA
1957 Kingsport D 15 62 22 129 121 1 8 8.13
1958 Knoxville A 11 42 17 95 82 1 4 7.93
  Wilson B 8 14 7 38 29 0 1 12.21
  Aberdeen C 11 62 29 112 121 3 5 6.39
1959 Aberdeen C 12 59 30 110 99 4 3 5.64
  Pensacola D 7 25 11 80 43 0 4 12.96
1960 Stockton C 32 170 105 262 262 7 15 5.14
1961 Kennewick B 31 103 75 196 150 3 12 8.39
1962 Elmira A 31 160 117 114 192 7 10 3.04
1963 Elmira AA 13 29 20 26 28 2 2 2.79
  Rochester AAA 12 12 7 14 8 0 2 6.00
1964 Elmira AA 8 15 17 19 16 0 1 6.00
  Stockton A 20 108 91 62 141 8 4 2.83
  Columbus AAA 3 12 15 11 9 2 1 8.25
1965 Kennewick A 16 84 84 52 62 6 5 5.14
  San Jose A 6 38 35 34 33 2 3 4.74

Tabella 1 - Le statistiche della carriera di Dalkowski.

 

Passò il resto della sua vita bevendo sempre di più, diventando a tutti gli effetti un alcolizzato.

Lavorò come bracciante agricolo per circa trent’anni. Il braccio da un milione di dollari, che aveva fatto fatto esclamare a Ted Williams di non aver visto la palla, che aveva messo strikeout un grande battitore come Roger Maris, che aveva penetrato le recinzioni in ferro a Wilson, ora raccoglieva arance e albicocche per lanciarle in un cestino.

Dalkowski cominciò a cadere in uno stato depressivo bevendo sempre di più.

 

Nei tardi anni ’80, Dalkowski fece ritorno a New Britain, casa sua, e sua sorella lo ricoverò al Walnut Hill Health Centre, una clinica privata. Non è certo il ritorno a casa che ci si aspettava per un talento puro del genere.

Ora, ai giorni nostri, Dalkowski ha 66 anni e non è quasi più in grado di ricordare niente del suo passato dopo il 1964.

Trascorre il tempo con la sua famiglia, e spesso segue partite di Baseball. L’8 Settembre 2003 Dalkowski lanciò il primo lancio cerimoniale al rilievo Buddy Groom in una partita di regular season.

Questa è la triste storia di uno dei più grandi talenti sportivi del secolo. White Lightning Dalkowski non ha mai lanciato in Major League, ma verrà sempre ricordato come il lanciatore più veloce che sia mai salito su un monte.


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