BUNTOLOGIA

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Seconda Parte (I numeri non mentono).

 

In questo link potete leggere la classifica delle smorzate di sacrificio dell’ultima stagione; non vi apparirà certo strano che le compagini di National League siano tutte davanti a quelle di American League, per via della regola del DH.

 

Il fenomeno Moneyball, che abbiamo rivisitato nella scorsa puntata, è iniziato a Oakland; le prime franchigie a recepire la rivoluzione erano state Boston e Toronto.

Andatevi a cercare la classifica del 2005 e quella del 2004, e troverete agli ultimi 4 posti ancora Red Sox, Blue Jays, Athletics… e Rangers.

 

Se le organizzazioni che si affidano sistematicamente alla statistica non eseguono il bunt, dovrà esserci, da qualche parte, una tabella i cui numeri mostrino inequivocabilmente che il sacrificio no s’ha da fare.

Quella tabella è tra le pagine del Prof Pepper sin dagli albori del sito: ha esordito con “Il punto della situazione” ed è stata sistematicamente riproposta, tra l’altro, per valutare la produzione di RBI e il braccio dei rightfielders.

 

Eccola un’altra volta.

 

 

Corridori sulle basi

basi vuote

1a

2a

3a

1a, 2a

1a, 3a

2a, 3a

basi piene

Numero di outs

0

0.49

0.85

1.11

1.3

1.39

1.62

1.76

2.15

1

0.27

0.51

0.68

0.94

0.86

1.11

1.32

1.39

2

0.10

0.23

0.31

0.38

0.42

0.48

0.52

0.65

Tabella Punti attesi (fonte: Jim Albert; dati NL 1987)

 

Con un uomo in prima e nessun eliminato ci attendiamo, in media, di segnare 0.85 punti; bunt, battitore eliminato, corridore in seconda: l’aspettativa scende a 0.68 punti.

Provate con le situazioni che preferite. Comunque la mettiate, una sacrifice hit, riduce il potenziale di punti.

 

La tabella vide la luce la prima volta negli anni ’60, sulla rivista Operation Research, che solitamente trattava sì di strategia, ma militare, non di baseball; il suo creatore, George Lindsey, la compilò con i dati che lui stesso – con l’aiuto del padre – raccolse da oltre 1.000 incontri seguiti per radio nell’arco di due anni.

Nota di curiosità: la tabella fu scritta in Italia, dove George lavorava in un centro NATO di ricerca sui sottomarini.

Nell’articolo che la diffuse, “An Investigation Of Strategies In Baseball”, l’autore mostrò l’esito di un bunt con l’esempio che abbiamo riportato poco sopra.

 

Altri dopo di lui ricrearono la tabella, con dati più accurati o tramite simulatori; a cominciare dai primi e introvabili libri di strategia e statistica sul baseball, Percentage Baseball di Earnshaw Cook e The Hidden Game Of Baseball di John Thorn e Pete Palmer, ogni volta che quella tabella appare, si fa immediatamente notare che i sacrifici costano punti a chi li esegue.

 

Fine del capitolo e del trattato sui bunt.

 

Ci sono due obiettivi principali nel baseball. Il primo è segnare punti. E il secondo è non farsi eliminare.

Earnshaw Cook

 

No, un momento; se il sacrificio fosse sempre fuori luogo, perché le franchigie “illuminate” continuerebbero a praticarne una seppur minima quantità?

 

La tabella “nostra amica” è costruita sulla media di tanti eventi. Ci dice che cosa accade se un battitore medio, anziché andare per sventolare, si fa eliminare in cambio dell’avanzamento di un compagno sulle basi.

I presupposti sono: un battitore medio nel deck dopo di lui e, per la verità, un intero lineup costituito da battitori medi; un lanciatore e una difesa avversari medi; uno stadio neutrale, ovvero che non influenza, in un senso o nell’altro, la segnatura di punti.

 

La realtà è molto diversa.

 

Per esempio potreste avere a vostra disposizione le mazze di Ortiz, Ramirez, Lowell, Varitek e Wily Mo Pena, e giocare 81 partite nello stadio che Satchel Paige definì “cimitero dei lanciatori”: in tal caso, senza bisogno di tabelle o Moneyball, sareste da fucilazione se faceste uso massiccio di smorzate.

 

Ci sono mille situazioni, meno estreme, o comunque dall’altro lato dello spettro: un lanciatore avversario che concede briciole (Clemens versione 2005, ma anche altre versioni per onor del vero!), uno stadio nemico dei battitori (il vecchio Astrodome), e un giocatore nel box che è nel lineup per le proprie doti difensive (Adam Everett) possono far pendere la scelta verso il “gioco corto”.

 

La tabella deve essere resa “dinamica”.

 

L’originale di Lindsay era compilata su dati provenienti da incontri in cui ogni squadra segnava 4.1-4.2 punti a partita, ovvero 0.46 a inning: tale valore compare nella prima casella – 0 out e basi vuote, stato da cui prende inizio ogni ripresa (la tabella proposta sopra è costruita sui dati della National League del 1987, pertanto riporta un valore leggermente differente).

Se ricostruiamo la tabella servendoci dei play-by-play contemporanei (1999-2002), disponibili grazie a Retrosheet, la prima cella della tavola riporterà 0.555, specchio di un baseball in cui si segna di più (tutte le altre saranno pure ritoccate verso l’alto).

 

Le successive sono le aspettative di punti, dati 1977-1992, di American League e National League, apparse su Baseball Analysts, nell’articolo “Empirical Analysis Of Bunting” di Dan Levitt (luglio 2006).

 

AL         0        1        2      NL        0        1        2

-----------------------------------------------------------------

---     .498     .266     .099     ---     .455     .239     .090

x--     .877     .522     .224     x--     .820     .490     .210

-x-    1.147     .693     .330     -x-    1.054     .650     .314

xx-    1.504     .922     .446     xx-    1.402     .863     .407

--x    1.373     .967     .385     --x    1.285     .907     .358

x-x    1.758    1.187     .507     x-x    1.650    1.123     .466

-xx    2.009    1.410     .592     -xx    1.864    1.320     .566

xxx    2.345    1.568     .775     xxx    2.188    1.487     .715

Tabella Punti attesi (Fonte: Levitt; dati MLB 1977-1992)

 

Vi invito caldamente a una lettura integrale dell’interessante scritto, di cui di seguito illustrerò qualche punto utile alla nostra dissertazione.

 

La differenza tra le matrici delle due leghe è facilmente ascrivibile ancora alla regola del DH; ciò significa che la presenza di un battitore decisamente inferiore agli altri altera la tabella che finora abbiamo indistintamente utilizzato senza curarci di chi fosse nel box.

Levitt esplode le tabelle; ne crea una per ciascuno slot nel lineup.

 

Quando una formazione di AL apre l’inning con il proprio leadoff, segna in media 0.553 punti; se inizia con il settimo solo 0.439.

La differenza è ancor più marcata in NL, dove il passaggio è da 0.542 a 0.363 (ammesso che il numero 7 guadagni una base, il suo destino verso casa è nelle mani del nono, ovvero il lanciatore).

 

AL     NL

 1     0     1    2    1     0     1    2

---  .553  .291 .100  ---  .542  .294 .102

x--  .951  .567 .210  x--  .911  .530 .213

-x- 1.263  .753 .323  -x- 1.130  .720 .342

xx- 1.614  .966 .428  xx- 1.526  .868 .418

--x 1.395  .976 .399  --x 1.319 1.003 .399

x-x 1.840 1.242 .527  x-x 1.786 1.107 .506

-xx 2.182 1.456 .623  -xx 1.978 1.336 .621

xxx 2.365 1.621 .773  xxx 2.081 1.480 .722

 7     0     1    2    7     0     1    2

---  .439  .225 .083  ---  .363  .183 .061

x--  .800  .438 .201  x--  .652  .388 .176

-x- 1.076  .617 .310  -x-  .913  .540 .261

xx- 1.408  .836 .419  xx- 1.293  .756 .385

--x 1.230  .888 .354  --x 1.242  .749 .327

x-x 1.625 1.107 .453  x-x 1.507 1.036 .419

-xx 1.852 1.360 .570  -xx 1.718 1.220 .469

xxx 2.337 1.480 .753  xxx 2.062 1.450 .717

Tabella Punti attesi: leadoff nel box (in alto), settimo battitore nel box (in basso); (fonte: Levitt; dati: MLB 1977-1992).

 

Già da questa prima analisi, Levitt porta alla luce qualche possibile applicazione per il bunt di sacrificio.

Con prima e seconda occupate e nessun eliminato, il potenziale di punti è 1.238 se nel box c’è il nono battitore di una squadra di National League; con corridori in seconda e terza, uno fuori e il leadoff al piatto si passa a 1.336.

 

Teniamo conto che parliamo ancora di medie: per quanto la stratificazione in 9 tavole fornisca valori più corretti, non stiamo ancora distinguendo tra le doti offensive di David Wells e Dontrelle Willis.

 

Una delle forze dell’articolo è l’analisi di quanto accaduto nelle occasioni in cui i manager hanno effettivamente ordinato il sacrificio.

 

Le tabelle dei punti attesi ci segnalano che il risultato di un sacrificio eseguito dal settimo del line up con 0 out e prima e seconda occupate (American League) abbasserebbe il potenziale dell’attacco da 1.408 a 1.322 punti; in realtà, quando nei 16 anni compresi nello studio si sono verificate tali circostanze, sono stati segnati 1.507 punti in seguito a un sacrificio che abbia avuto l’esito desiderato.

Il risultato indica che i manager conoscono bene le caratteristiche dei propri giocatori (e dei propri avversari); i numeri che espone Levitt indicano scarti inferiori rispetto alle tabelle teoriche, a conferma di quanto appena detto.

Mostrano comunque numerosi sacrifici effettuati (ordinati) in occasioni in cui non erano opportuni…

Si direbbe che i manager di Major League sappiano, nei pochi istanti in cui devono prendere decisioni, considerare correttamente tutte le variabili che non possono essere implementate in un modello matematico; dall’altro lato, pochi sembrano conoscere il prezzo di un out relativo ad un avanzamento sulle basi.

 

Uno dei motivi che possono far salire le quotazioni del sacrificio è che, in alcune circostanze, segnare un punto è fondamentale: si decide, quindi, di rinunciare alla possibilità di un big inning, in cambio di una probabilità maggiore di segnare il bramato punto.

Dunque, quando la strategia che stiamo selezionando aumenta tale probabilità?

 

Ancora tabelle.

 

AL    0    1    2 NL    0    1    2

--- .276 .161 .067 --- .261 .148 .061

x-- .432 .277 .129 x-- .424 .268 .124

-x- .634 .414 .226 -x- .609 .400 .216

xx- .637 .430 .236 xx- .622 .413 .220

--x .839 .670 .279 --x .814 .648 .267

x-x .870 .656 .289 x-x .847 .650 .275

-xx .867 .689 .275 -xx .838 .664 .267

xxx .875 .679 .331 xxx .860 .668 .315

Tabella delle probabilità di segnare un punto (fonte: Levitt; dati: MLB 1977-1992).

 

Anche queste sono opera di Levitt, e le trovate sempre nello stesso articolo.

Ora le caselle on contengono i punti attesi, ma la probabilità di una singola segnatura (almeno).

Di nuovo, il bunt non pare apportare benefici; di nuovo, Levitt crea nove tabelle analoghe (una per ciascuno slot dell’ordine di battuta) evidenziando situazioni propizie allo “small-ball”; di nuovo, analizzando gli effettivi risultati delle scelte dei manager, egli porta alla luce un certo “fiuto” da parte dei timonieri.

 

Chiudiamo il terzo atto di questa serie con una domanda: in quali occasioni un punto è così importante da poter rinunciare a possibili segnature multiple pur di assicurarselo?

 

Una risposta facile è “in casa, parte bassa del nono, punteggio pari”.

E in altre situazioni?

Sopra di due al settimo per dare la mazzata finale?

Sotto di due al quinto per non perdere il contatto?

Al primo per partire in vantaggio?

 

Cercheremo risposte anche a questi interrogativi.

 

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