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Intermezzo (Il Conte Tessitore).
“Non ho niente contro il bunt… al suo posto. Ma il più delle volte quel posto è nel fondo di uno sgabuzzino dimenticato. Dimenticati del bunt a meno che non ci sia altra scelta. Rivolgiti invece al Dr. Longball e al suo assistente, il Dr. Three-hit”.
Ancora Moneyball, vero? Invece no. Il libro su cui sono stampate le parole sopra riportate è stato pubblicato 18 anni prima del best-seller di Michael Lewis; il pensiero non è quello di Billy Beane, ma appartiene a Earl Weaver, manager dei Baltimore Orioles per tutti gli anni ’70 – e qualcosa di più.
Per questa puntata della Buntologia metteremo da parte la teoria, per scendere in campo accanto a uno dei manager più vincenti del MLB. Non preoccupatevi: anche questa volta riuscirò a rifilarvi tabelle, grafici e statistiche avanzate!
Earl Weaver ha condotto squadre di baseball per 28 anni, chiudendo 21 volte al primo o secondo posto; le sue uniche stagioni con media vittorie sotto .500 sono quella d’esordio a Knoxville (South Atlantic League, 1956) e quella d’addio a Baltimore (1986).
Fine conoscitore del regolamento, di cui sfruttava ogni falla, consueto a confrontarsi con gli arbitri (99 espulsioni in carriera), Weaver ha sempre utilizzato tutto il roster dei suoi Orioles per arrivare a settembre con la squadra al top.
Ciò che ci interessa di lui in questa sede è però il suo rapporto con il bunt. A una prima lettura di quella frase introduttiva, si direbbe che il manager di Baltimore, probabilmente, non si sia mai dato la pena di istruire un segnale per la smorzata.

Grafico 1 - Confronto tra i bunt di sacrificio eseguiti dagli Orioles di Weaver e il resto dell'American League.
Il primo grafico mostra un confronto tra gli SH degli Orioles di Weaver e dell’American League nel suo complesso: scorgiamo che, per la verità, Earl è stato, fino al 1975, un manager come tutti gli altri riguardo al sacrificio; dopodiché ha assunto un atteggiamento “Moneyball”. Un confronto con i manager suoi contemporanei mostra più chiaramente la sua scarsa propensione all'utilizzo della strategia.
“Devi sapere che quel punto o due per cui stai facendo il bunt vinceranno la partita. Se no, non è molto sensato ordinare il bunt”.
“Smorzare al secondo o terzo inning è al di là del mio pensiero. Nessuno al mondo sa così presto se il proprio lanciatore concederà uno o due punti piuttosto che cinque”.
Ecco allora i bunt eseguiti dagli Orioles in ciascun inning della partita. Una nota: i dati presentati d’ora in avanti riguardano tutte le smorzate (sacrifici e bunt-for-a-hit, riuscite e fallite) e sono limitati alle stagioni dal 1970 al 1979 [1].

Grafico 2 - Bunt eseguiti (proporzione sulle apparizioni nel boc) per inning.
In ascissa trovate gli inning, in ordinata la percentuale di turni in battuta terminati con un bunt. I fatti rispecchiano le parole di Weaver: poche smorzate all’inizio e trend crescente. Perché il picco agli extra inning? In questo grafico non facciamo distinzione di punteggio: nelle riprese da uno a nove entrano le situazioni più disparate (uno 0 a 0 come un 15 a 1); evidentemente, nelle riprese supplementari abbiamo la garanzia di un incontro equilibrato.
Vediamo ora la propensione al bunt a seconda dello scarto nel punteggio.

Grafico 3 - Bunt eseguiti (per PA) secondo lo scarto nel punteggio (i numeri negativi indicano che gli Orioles stanno perdendo).
Earl l’aveva detto: il bunt lo si fa per vincere la partita. Guardando l’immagine soprasi notano meno bunt man mano che ci si allontana dall’equilibrio; la curva è però asimmetrica: Weaver smorzava di più quando era sopra di uno che quando inseguiva di uno; molto di più sul +2 che sul -2.
Per avere un quadro più completo, combiniamo le informazioni di inning di gioco e scarto nel punteggio.

Tabella 1 - Bunt (per PA) secondo scarto e inning.
Le situazioni in cui Weaver ordinava più frequentemente la smorzata erano:
- +2 al 7°: evidentemente per mettere l’incontro fuori portata;
- pari al 9°;
- agli extrainning
- sopra di 2 al 9°: qui si tratta evidentemente di incontri in trasferta;
- sotto di 1 al 7° e pari all’8°.
“Un’altra considerazione è il battitore: riesce a portare punti a casa sventolando la mazza, o è un giocatore che li lascia sulle basi? E’ Mark Belanger o Eddie Murray? Usa Belanger per avanzare un corridore con un bunt. Ma perché fare un bunt con Murray o Frank o Brooks Robinson?”
Belanger ha eseguito 213 bunt per Earl Weaver, più di qualsiasi altro Oriole; l’interbase era in squadra per un eccellente guanto. A settembre, con il roster espanso a 40 unità, nelle partite fuori casa Weaver schierava un “pinch – leadoff”, ovvero un interbase fittizio che mangiava il primo turno offensivo di Belanger e poi si accomodava in panchina.
Mark, conscio della scarsa pericolosità della propria mazza, aveva perfezionato il fondamentale della smorzata, divenendo l’uomo bunt di Weaver.
Ovviamente, coloro che non inclinavano mai il bastone, erano Lowenstein, Singleton, Powell, Frank Robinson, Murray, Reggie Jackson e May, ovvero gli addetti a sparecchiare la tavola.
Link alla tabella dei battitori con bunt eseguiti.
“Ecco un altro problema con il bunt: diciamo che sia il nono inning, il punteggio è pari e Rich Dauer apre con una base. Ken Singleton è il battitore e Eddie Murray è nel deck. Potrei sacrificare Singleton per portare Dauer in seconda, e Murray si presenterebbe nel box con la possibilità di vincere l’incontro con un singolo. Ma se ordino il bunt a Singleton, l’altra squadra passerà intenzionalmente Murray. Facendo il bunt, ho tolto la mazza dalle mani dei miei due migliori battitori”.

Tabella 2 - Bunt (per PA) secondo l'inning di gioco e lo slot occupato nel lineup dal battitore.
Earl Weaver smorzava prevalentemente con i battitori che schierava negli slot 9, 2 e 1 (Belanger occupava sempre una di quelle tre posizioni del lineup). Come già segnalato precedentemente, pochi bunt a inizio gara, anche se ora emerge un eccezione: il secondo battitore al primo inning. Man mano che l’incontro si avvicina all’epilogo tutti i giocatori hanno maggiori probabilità di ricevere il segnale; anche questa volta, la colonna extra-inning coglie contemporaneamente l’equilibrio e la possibilità della fine dell’incontro: a questo punto – escluso il clean-up, che comunque vede pure aumentata la propria frazione – nessuno è più esentato da una possibile smorzata.
Un paio di appunti ancora.
Al 9° il terzo battitore smorza meno che nelle riprese precedenti, e persino meno del clean up: non deve mettere gli avversari in condizione di dare l’intenzionale.
Sempre al 9°, l’ultimo in battuta vede ridursi notevolmente la frazione di bunt: perché dare improvvisamente fiducia al proprio peggior battitore quando si decide la partita? In realtà quel numero ci segnala un massiccio utilizzo di pinch hitters in quella situazione.
“Anche negli ultimi inning, non mi piace eseguire un bunt con corridore in seconda e nessuno fuori. Diciamo che sia il 9° inning [...] il manager avversario potrebbe mandare in base intenzionalmente i miei due battitori successivi, per caricare le basi. A quel punto, l’inning potrebbe finire se un mio giocatore batte in doppio gioco. Tutto ciò che servirebbe a porre fine alla minaccia sarebbe una buona fastball bassa del lanciatore”.

Tabella 4 - Bunt eseguiti per inning di gioco e situazione di uomini in base e eliminati.
Vediamo invece che, di fatto, Weaver utilizzava il bunt con un uomo in seconda e zero fuori; in pratica dovremmo correggere l’incipit dell’affermazione appena riportata, eliminando la parola “anche”: in effetti, lo scenario della doppia base intenzionale non è applicabile prima dell’ultima ripresa, e la tabella mostra che Earl ne era conscio. Weaver ordinava le smorzate con zero fuori, salvo qualche squeeze con un out, e prediligeva la situazione di prima e seconda occupate.
Abbiamo disegnato un quadro piuttosto completo della sfera-bunt di Earl Weaver: abbiamo valutato l’influenza, sulle sue decisioni, del punteggio, dell’inning, della situazione di out e uomini sulle basi, e del battitore nel box; in più occasioni abbiamo combinato due o tre di queste variabili.
A questo punto valuteremo simultaneamente l’effetto di ciascuna dimensione sulla scelta di Weaver di richiedere il bunt; inoltre determineremo l’effetto di ogni componente al netto delle altre (ovvero, potremo rispondere a domande del tipo: “Quanto influisce il punteggio tenendo costanti l’inning, il numero di eliminati, ecc.?”).
Per questo scopo ci affideremo a una tecnica avanzata di analisi statistica multivariata: non è possibile in questa sede introdurla ma, ai curiosi o agli inclini alla scienze statistiche, basti sapere che costruiremo un modello di regressione logistica multipla.
Ecco alcune cose che ci dice tale analisi.
La probabilità che Weaver ordini un bunt con un eliminato è pari a meno della metà di quella con 0 eliminati (questo è vero al primo come al nono inning, sotto di uno o sopra di 2, ecc.); i battitori negli slot 9, 2 e 1 saranno più facilmente chiamati alla smorzata, mentre il clean-up è il meno papabile; con l’avanzare degli inning aumentano le possibilità di un segnale, con cadenza di circa un 7% in più per ogni ripresa; al contrario, ogni punto in più di scarto tra le due squadre (in un senso o nell’altro) contribuisce a una diminuzione di circa un 10% delle chance di una chiamata da parte di Weaver; si conferma la predilezione quando gli Orioles sono in vantaggio (+70% rispetto a quando sono sotto); e ancora che buona parte dei bunt avverranno con l’uomo in prima o con uomini in prima e seconda.
L’analisi è stata effettuata nella forma più semplice; con calcoli più sofisticati è possibile tener conto con maggior precisione dell’interazione di alcune dimensioni (ad esempio, il punteggio stretto e la partita in dirittura d’arrivo hanno un effetto congiunto maggiore della somma dei due effetti singoli). In ogni caso il modello, costruito in questa forma, consente di “indovinare” – inserendo i parametri dell’incontro – la scelta di Weaver in oltre 80% dei casi.
Clicca qui per vedere il modello in funzione.
Tutte le parole di Earl Weaver riportate in questo articolo sono tratte da “Weaver on Strategy”, scritto dal manager con la collaborazione di Terry Pluto.
In questa sede ci siamo soffermati sul bunt, ma il libro, pubblicato nel 1984, è un impedibile viaggio nella mente di Weaver: la gestione dei giocatori, la stesura della formazione, l’impostazione dello spring training, le strategie riguardanti i lanciatori, il rapporto con gli arbitri e con i propri coach, lo scouting e ogni aspetto del baseball dentro e fuori dal diamante compaiono in Weaver on Strategy.
Verso la fine del volume, il manager ci mostra la sua filosofia in pratica, svelando ogni particolare di un incontro cruciale della propria carriera: anche noi chiuderemo seduti nel dugout accanto a lui, per gara-1 dei playoff 1979, in casa contro i California Angels.
Gli ospiti sbloccarono il punteggio al primo con un solo homer di Dan Fox su Jim Palmer, mentre Nolan Ryan mandò al piatto 5 dei primi 6 Orioles.
“A questo punto mi convinsi che sarebbe stata una battaglia di lanciatori”.
Al terzo, complice una palla mancata, California raddoppiò; nella parte bassa DeCinces aprì giungendo in seconda su errore.
“Ho già chiarito che non credo nel bunt per muovere un corridore dalla seconda alla terza. Inoltre eravamo sotto di due punti. […] in più Dauer ha la capacità di battere la palla sul lato destro del diamante […]. Una rimbalzante a destra avrebbe portato DeCinces in terza e persino a casa se avesse superato l’infield. Dunque c’era ogni ragione per lasciare che Dauer sventolasse la mazza”.
Dauer non battè a destra, né per terra, finendo F7. L’inning fu comunque proficuo per gli Orioles, che riagguantarono la parità.
Fine quarto.
“Kelly aprì con una base. […] non mi sfiorò nemmeno l’idea del bunt, non con Lee May al piatto. Inoltre, una delle ragioni per cui avevo schierato Kelly era che può rubarmi una base: questo era il momento ideale per farlo. […] arrivò agevolmente in seconda prima del tiro. […] Ripeto, non considero questa [uomo in seconda e zero out] una situazione da bunt”.
May strikeout, lancio pazzo su DeCinces, Kelly in terza con un out.
“Ho affermato che lo sqeeze play è l’azione più pericolosa nel baseball, e al quarto inning di solito è troppo presto per usarlo. Francamente non ho mai considerato altro che lasciare sventolare la mazza a DeCinces. Doug lo fece e battè una volata di sacrificio portando a punto Kelly”.
Al sesto gli Angels pareggiarono e, nella parte bassa, con uno fuori, Murray guadagnò una base per ball.
“Con un out sarebbe stato stupido usare il bunt di sacrificio […]. Kelly fece una valida, mandando Murray in seconda. May era il battitore: aveva portato a casa punti importanti nella sua carriera, ma questa volta produsse un doppio gioco. […] Come potevamo fare un altro punto? Questo girava continuamente nella mia testa”.
“Eddie Murray aprì la parte bassa del nono con una base ball. […] Diedi a Eddie il segnale di andare se riusciva a prendere il tempo, [ma il rilievo] Montagne lo colse fuori base”.
Al decimo DeCinces iniziò con una battuta valida.
“Ora sì che c’era qualcosa con cui lavorare. Dauer era il battitore e questo era il momento per il bunt di sacrificio. Un punto era tutto ciò di cui avevamo bisogno. [... Dauer] lo eseguì bene, portando DeCinces in seconda con un out. Il battitore successivo era Dempsey. In panchina avevo Terry Crowley, John Lowenstein e Benny Ayala. Ayala non aveva statistiche contro Montague ed era destro, sicché era fuori. Crowley era 0 su 3 contro Montague e Lowenstein era 2 su 3. La prima base era libera, e pensai che [il manager avversario] Fregosi avrebbe ordinato a Montague di passare il mio pinch-hitter. Andai con Crowley e se lo giocarono. Ciò mi sorprese, dato che la prima era libera, ma funzionò per gli Angels, perché Crowley colpì una volata al centro per il secondo out dell'inning. Tutto ciò portò nel box Al Bumbry. Speravo che Al ottenesse un singolo e ponesse fine alle sofferenze, ma non ne ebbe la chance. California non lo passò intenzionalmente, ma non gli diedero nulla di buono da battere. Così ci trovammo con Bumbry in prima e DeCinces in seconda con due out. Lanciando intorno a Bumbry, California costrinse me a fare una mossa (e Belanger a uscire dalla partita). A questo punto stavo ovviamente cercando di vincere l'incontro all'istante. Avevo l'arma carica con i miei pinch-hitter in attesa - Ayala e Lowenstein ancora in panchina. Andai con Lowenstein. Montague ottenne due rapidi strike su John. Quindi tirò un lancio off-speed sul filo esterno, e il mancino Lowenstein lo colpì per una linea lungo il foul di sinistra. Pensai che la palla avrebbe colpito il muro, ma passò all'interno del palo, divenendo la mia arma preferita... il fuoricampo da tre”.
[1] Un breve ragguaglio sulla scelta dei dati. Il periodo 1970-1979 è stato scelto per comodità: i play-by-play a mia disposizione sono raggruppati per decennio e accorpare la fine degli anni '60 e l'inizio degli '80 avrebbe richiesto un grande dispendio di tempo; con questo limite perdiamo le due stagioni in cui Weaver è stato assunto nel corso del campionato (1969 e 1986) e tre stagioni complete (dal 1980 al 1982). La scelta migliore sarebbe stata quella di includere queste tre ed escludere il periodo precedente al 1973, quando ancora non esisteva il battitore designato.
In secondo luogo sono stati inclusi tutti i bunt. La scelta può essere contestata: i bunt a basi vuote difficilmente sono stati ordinati da Weaver, ma sono in genere scelte dei singoli giocatori; prendendo soltanto i bunt di sacrificio, però, si sarebbero perse tutte le occasioni (numerose) in cui il battitore esegue la smorzata, ma è eliminato un corridore più avanzato. Dunque, non essendo possibile distinguere i bunt "ordinati" da quelli "liberi", si è optato per includere tutto. Mancano in realtà quei turni durante i quali il bunt è stato tentato, ma che sono terminati in altro modo (ad esempio, dopo due strike, il segnale è stato ritirato). [torna alla lettura]
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