ORIOLE PARK AT CAMDEN YARDS

(BALTIMORE ORIOLES 1992- )

 

Per una volta tutti d’accordo, o quasi: all’apertura dell’Oriole Park at Camden Yards, il 6 aprile 1992, i pollici erano per lo più rivolti verso l’alto.

La scelta di acciaio e mattoni, l’idea di scavare il terreno di gioco alcuni meri sotto il livello della zona circostante, e l’attenzione a tanti altri piccoli dettagli, resero l’Oriole Park il modello da seguire (vedi Cleveland, Denver, Pittsburgh) portando all’obsolescenza le enormi strutture che dominavano l’orizzonte della città, circondate da grigie miglia di parcheggio (Anaheim, Minnesota, Toronto…).

 

 

Da quando nel 1954 i Browns si trasferirono da St. Louis a Baltimore, divenendo gli Orioles, il loro terreno di gioco era sempre stato il Memorial Stadium costruito per il football; numerose richieste alle autorità locali per un nuovo impianto rimasero inascoltate fino al marzo 1984 quando, senza preavviso, i Colts di football lasciarono la città, trasferendo la franchigia ad Indianapolis.

Temendo che anche gli Orioles potessero cedere a muse tentatrici (leggi Washington), il sindaco della città, che poi avrebbe rafforzato la propria posizione divenendo governatore del Maryland, si rivolse alla HOK Sports e l’Oriole Park fu concepito.

 

 

Il luogo prescelto, Camden Yards, aveva profondi legami con la tradizione di baseball della città: Babe Ruth nacque a pochi isolati di distanza, e suo padre gestiva un saloon dove oggi è situato l’esterno centro.

Un edificio del 1898, che servì a lungo come deposito ferroviario, fu ristrutturato anziché demolito e ospita oggi, poco oltre la recinzione di destra, una cafeteria, un bar, un negozio di souvenir e diversi uffici degli Orioles: si tratta della più lunga struttura (1.016 piedi) presente nella Costa Est, ed è dalla sua facciata che nel settembre ’95 campeggiarono le cifre 2-1-3-1 inneggianti al record di Ripken.

 

 

Il successo del progetto, cui mise mano la dirigenza stessa degli O’s, è dovuto al look che tanto ricorda i complessi di inizio ‘900: il colore rossiccio conferito dai mattoncini, l’edera sul muro e il simbolo degli Orioles del 1890 impresso in ogni singolo seggiolino.

Senza ovviamente rinunciare alle moderne (ed economicamente remuneranti) suites, ad un tabellone elettronico e ad una zona-barbecue.

Tutto questo si è tramutato in una lunga serie di “tutto esaurito” che ha garantito alla franchigia cinque anni di leadership in quanto a spettatori, nonostante classifiche poco lusinghiere.

 

 

Le misure attuali (vedere diagramma) rispecchiano quelle dell’Opening Day del ’92, dopo che alcuni piccoli cambiamenti apportati nel 2001 avevano prodotto l’indesiderato effetto di mutare in peggio l’angolo di visuale dei battitori.

Le recinzioni sono alte 7 piedi, tranne che a destra dove ne misurano 25, la capacità complessiva è di 48.262 spettatori; il costo dello stadio, escluso l’esborso per l’acquisizione del terreno, è stato di 106,5 milioni di dollari, in parte finanziati da una lotteria di stato appositamente istituita.

 


Immagini riprodotte su concessione di Ballparksofbaseball.


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