COORS FIELD

(COLORADO ROCKIES 1995- )

 

Quando a Denver fu assegnata una delle due franchigie di espansione della National League, la città aveva già in programma la costruzione di un nuovo stadio, dalla capacità prevista di 43.000 posti.

Le prime due stagioni dei Colorado Rockies si svolsero al Mile High Stadium, l’enorme casa dei Denver Broncos di football: diversi sold-out nell’impianto da 80.000, convinsero la dirigenza a rivedere i piani per il nuovo Coors Field, la cui capacità definitiva si sarebbe attestata a quota 50.381.

 

 

Il 16 ottobre 1992 furono iniziati gli scavi che avrebbero portato a smuovere 181.000 yarde cubiche di terra.

Nella zona tra casa base ed il dugout di prima furono rinvenuti i resti fossili di un dinosauro di 66 milioni di anni, che portarono alla nascita di Dinger, la violacea mascotte dalle sembianze di un grosso rettile (appunto) che oggi intrattiene i piccoli tifosi dei Rockies.

 

 

Oltre i progetti disegnati dalla HOK Sport di Kansas City, Thomas M. Stephen, professore di fisica all’Università di Denver, condusse uno studio col quale dimostrò che all’altitudine di Denver (5.177 ft. slm) una palla battuta avrebbe volato un 9% più lontano rispetto ad un impianto in pianura: di conseguenza le distanze stabilite tra il piatto e i pali di foul (347 ft. a sinistra e 350 a destra) erano, all’inaugurazione, seconde solo a quelle del Wrigley Field di Chicago; la precauzione non è stata comunque sufficiente a prevenire un ingente numero di fuoricampo (in Eppur si muove trovate alcune osservazioni sulla fisica del baseball).

 

 

La struttura, costata 215 milioni (ricavati per il 78% da finanziamenti pubblici), copre un terreno di 76 acri (di questi solo 3 sono occupati dal terreno di gioco); il gioco si svolge 21 ft. al di sotto del livello della città, mentre nel 3° anello è posta una fila di seggiolini viola, che indica l’esatta altitudine di un miglio sopra il livello del mare.

 

Il Coors Field, primo stadio costruito appositamente per una franchigia di National League dai tempi del Dodger Stadium nel ’62, è una delle arene recentemente edificate che cerca di combinare i comfort di una struttura modera con un aspetto che ricorda i vecchi impianti del passato ed è costituito da 1.400.000 mattoni, su ognuno dei quali è incisa la scritta “Coors Field”.

Un grande orologio troneggia all’entrata principale, e tre opere d’arte sono presenti in altri punti del complesso (“The Evolution of the Ball” di Lonnie Hanton, “Bottom of the Ninth” di Eric C. Johnson e “The West, the Worker and the Ballfield” di Jeff Starr e Matt O’Neill).

 

 

Il campo è ricoperto di 6 diverse specie di erba, con la warning track composta da un misto di lava pressata ed argilla; il sistema di drenaggio consente l’assorbimento di oltre 12 centimetri di acqua all’ora, mentre un labirinto di 45 miglia di serpentine fornisce il riscaldamento necessario a sciogliere eventuali fiocchi di neve nell’istante in cui essi si posino sul terreno.

All’esterno sinistro è situato un moderno tabellone Jumbotron di 24 ft. x 32 ft., mentre in campo destro un tabellone vecchio stile offre l’andamento degli altri incontri del giorno per mezzo di oltre 56.000 lampadine.

 

Lo staff presente allo stadio nei giorni di partita raggiunge le 1200 unità, tra le quali sono compresi 35 poliziotti e 6 paramedici.

 

Il complesso, situato ad un paio di miglia dal Mile High Stadium dei Broncos, sorge sopra le rovine della Denver Pacific Railway Depot, la prima stazione-passeggeri di Denver, rasa al suolo da un incendio nel tardo ‘800.

 


Immagini riprodotte su concessione di Ballparksofbaseball.


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