KANSAS CITY MUNICIPAL STADIUM

(KANSAS CITY ATHLETICS 1955-1967, KANSAS CITY ROYALS 1969-1972)

 

Il Municipal Stadium di Kansas City, pur avendo ospitato Major League Baseball in sole 17 stagioni, ne ha viste di tutti i colori. In tutti i sensi.

 

Blues. E' il nome della squadra per cui fu eretto: finanziato dal proprietario del club, sorse al posto di un laghetto pieno di rane, al costo di 400.000 dollari, capace di ospitare 17.500 spettatori.

Era il 1923, i Kansas City Blues militavano da un ventennio nell'American Association (minor league, livello AA) e si apprestavano a una stagione da protagonisti. Nel nuovo Muehlebach Field - così era chiamato allora, in onore del barone birra che ne aveva disposto la costruzione - chiusero la stagione 112 a 54, due partite di vantaggio su St. Paul; poi, al meglio dei nove incontri, si aggiudicarono le Little World Series sconfiggendo Baltimore, campione dell'International League, nelle cui fila militava Lefty Grove.

 

1925 - Muehlebach Field.

 

La partecipazione alle Little World Series era riservata alle vincenti dei massimi campionati di minor league, che all'epoca erano classificati come doppio A; quando nel 1954 i Blues lasciarono il diamante situato tra la 22-esima e Brooklyn Avenue, esisteva il triplo A, e la Pacific Coast League godeva della classificazione speciale "Open".

 

Tranne che per gli ultimi quattro anni, non furono mai soli; infatti dal '23 al '50 il Muehlebach Field ospitò anche i Kansas City Monarchs, formazione che contenderà per sempre il titolo di compagine più prestigiosa delle Negro Leagues agli Homestead Grays. Tutti i colori, avevamo detto.

 

I Monarchs, come ogni club del baseball segregato, traevano i maggiori profitti dal "Barnstroming", ovvero andando in tournèe per la nazione. Il popolo di Kansas City potè comunque apprezzare le gesta di Satchel Paige, Jackie Robinson, Ernie Banks e Elston Howard, tra gli altri.

Fu la squadra colored a installare un sistema di illuminazione portatile nel 1930, che fu convertito a permanente il 6 luglio 1932.

 

I Monarchs uscirono di scena col chiudere delle Negro Leagues nel 1950; i Blues si fecero da parte nel 1954, quando Arnold Johnson annunciò che, la stagione successiva, gli Athletics avrebbero spostato la propria base da Philadelphia a Kansas City.

 

Il Major League Baseball si riaffaccò nella città al confine tra Missouri e Kansas dopo le fugaci presenze dei Cowboys (Union Association 1884, National League 1886, American Association 1888-1889) e dei Packers (Federal League 1914-15).

La cittadinanza contribuì economicamente all'ampliamento dello stadio, che divenne così il Municipal Stadium - dopo il nome originale menzionato sopra era stato Rupert Stadium, in seguito all'acquisto dei Blues da parte del Colonnelo proprietario degli Yankees, e successivamente Blues Stadium.

 

Benvenuti al Municipal Stadium

 

Le prime rilevazioni  sulla struttura avevano convinto che i piloni sostenenti le tribune erano abbastanza solidi da reggere un secondo anello; gli ingegneri furono di altro parere: gli spalti esistenti erano già un carico eccessivo. Le prospettive erano una ristrutturazione completa, a circa tre mesi dall'Opening Day. Per completare in tempi così brevi un lavoro che avrebbe necessitato di almeno il doppio del tempo, un impressionante dispiego di mezzi e persone fu all'opera per tutto l'inverno nelle condizioni più estreme: gli imbianchini si vedevano restituire in faccia dal vento la vernice destinata alle tribune e i carpentieri si legavano al tetto per continuare ad armeggiare quando il mercurio scendeva a -10 Fahrenheit.

 

Il secondo anello, costruito a tempo di record.

 

Il 12 aprile 1955 l'ex presidente Harry Truman lanciò la prima palla davanti a 33.000 spettatori, tra cui Connie Mack, proprietario-manager della franchigia a Philadelphia per mezzo secolo. Il tabellone segnapunti era quello del dismesso Braves Field di Boston, acquistato per 100.000 dollari: la città aveva sborsato in tutto mezzo milione di biglietti verdi.

 

Il tabellone segnapunti ereditato dal Braves Field di Boston.

 

Gli stenti della formazione in campo (91 sconfitte) non preclusero un iniziale successo sugli spalti: le presenze superarono il milione nel corso della prima estate.

Progressivamente, però, il pubblico si disinnamorò di una franchigia costantemente nei bassifondi, e che pareva continuare il rapporto di vassallaggio nel confonto degli Yankees iniziato dai Blues: gli atleti promettenti (Ryne Duren, Clete Boyer, Roger Maris) facevano tutti rotta verso la Costa Est, mentre il tragitto inverso era riservato ai giocatori in declino o troppo irrequieti (Billy Martin, Hank Bauer, Don Larsen).

 

A rendere il futuro ancora più incerto, arrivò improvvisa la morte del proprietario Arnold Johnson, nel marzo del 1960. La vacanza al vertice della franchigia terminò presto, quando fu approvato l'acquisto del team da parte di Charlie Finley, per circa due milioni di dollari ...e con l'eclettico Mr. Charles, al Municipal Stadium se ne videro davvero di tutti i colori.

A partire dal verde-oro, tutt'ora la combinazione cromatica degli A's, che soppiantò - non senza far storcere il naso a molti all'epoca - la più tradizionale accoppiata bianco-blu.

Il cambio dell'uniforme fu solo una delle tante trovate del propritario per attirare spettatori; senz'altro la meno bizzarra.

 

 

Charlie O fu prescelto per essere la mascotte della squadra, e spesso si univa al club anche nelle trasferte. Trattavasi di mulo del Missouri, con cappellino "KC" in testa, sul quale il boss entrava in campo. La routine prevedeva una visita davanti al dugout degli ospiti, con garbato saluto del cavaliere, e maleodorante omaggio dell'animale.

Le bestie erano di sicuro la passione di Finley: lungo il foul di sinistra si trovava un piccolo zoo con fagiani, scimmie (che i giocatori di Detroit fecero una volta ubriacare lanciando loro arance imbevute di vodka),  un pavone, Charlie quando non era in campo, un cane di nome Old Drum, conigli e pecore; queste ultime erano anche utilizzate per mantenere corta l'erba del campo, a costo ridotto. Poi c'era Harvey, pure lui un coniglio, però meccanico, che sbucava da una botola dietro casa base per rifornire gli arbitri di nuove palle.

Agli uomini in blu Finley risparmiava anche la pulizia del piatto, che avveniva per mezzo di un getto d'aria.

 

Harvey, il coniglio amico degli arbitri.

 

Nonostante queste accortezze, il rapporto con gli ufficiali del baseball non era sempre roseo. Nel 1965, sostenendo che i sucessi degli Yankees si basavano sulla recinzione amica all'esterno destro dello Yankee Stadium, ideò una protuberanza degli spalti che rendeva la distanza da casa base 296 piedi, la stessa di New York. Sul muro dipinse anche la scritta "Kansas City Pennant Porch".

La curvatura, tutt'altro che convenzionale, non fu gradita al commissioner Ford Frick, che ne dispose la rimozione. Finley obbedì ma, contestualmente, allungò la tettoia degli spalti affinchè interferisse con le palle battute a una distanza di 296 piedi. Costretto a eliminare anche questa seconda trovata, charlie, testardo come l'omonima mascotte, tracciò con del gesso una demarcazione sul terreno di gioco, sempre a quegli ossessivi 296 piedi dal piatto; scrisse sul muro "Kansas City One-Half pennant Porch", e si assicurò che lo speaker, ogni qualvolta un Athletic colpiva una palla oltre la linea bianca, annunciasse al pubblico che "allo Yankees Stadium questo sarebbe stato un home run!".

 

Il Pennant Porch nella versione originale. Notare la linea di foul (freccia rossa) e lo spigolo (in pieno territorio fair) recante la misura 296 piedi (cerchio blu).

 

Gli exploit del boss, e i deludenti risultati in campo (mai oltre il settimo posto, nemmeno negli anni di espansione), nascondevano il progetto A's: gli scout, dispiegati da Finley a caccia di talenti giovani, raccoglievano informazioni preziose, i più promettenti erano messi  sotto contratto appena uscivano dal liceo e, uno dopo l'altro, furono firmati, e assegnati a vari livelli nelle minors, Reggie Jackson, Sal Bando, Catfish Hunter, Bert Campaneris, Blue Moon Odom e Vida Blue.

Il popolo di Kansas City assistette all'ennesima stagione disastrosa - 99 sconfitte e ultimo posto nel '67 -, poi Charlie il proprietario spostò la franchigia, con le stelle nascenti, a Oakland, non dimenticando di portare con sè anche Charlie il mulo.

 

Durante il suo regno nel Midwest, Finley portò nel suo stadio varie leggende.

Il 17 settembre 1964 era previsto l'unico giorno di riposo dell'estenuante prima tournèe americana dei Beatles: Charlie, con un assegno record da 150.000 dollari, strappò una data aggiuntiva a Brian Epstein, e i Fab Four aprirono il concerto al Municipal Stadium con il medley, reso famoso da Little Richard, "Kansas City/Hey, Hey, Hey, Hey".

 

I Beatles al Municipal Stadium, voluti dall'eclettico Charlie Finley.

 

Il 25 settembre 1966, invece, fu la volta di Satchel Paige, asso delle Negro Leagues, per tanti anni al Muehlebach Field con i Monarchs. Finley lo mise sotto contratto per un giorno e Leroy fu partente, a 59 anni suonati e a 12 stagioni dall'ultima partita in Major, contro i Red Sox. Davanti a 10.000 tifosi lanciò tre riprese, concesse un'unica valida a Carl Yastrzemski, e si accomodò nel bullpen, su una sedia a dondolo, con la coperta di Charlie il mulo sulle ginocchia.

 

Il Municipal Stadium rimase vuoto, e Kansas City senza baseball, per la stagione 1968; il Senatore del Missouri Stuart Symington persuase, sulla base dell'affluenza alle partite, buona nonostante una squadra inetta, i piani alti del MLB che nel progetto d'espansione per l'anno successivo dovesse esserci posto anche per KC.

Insieme ai Montreal Expos, ai San Diego Padres (National League) e ai Seattle Pilots, ai nastri di partenza del 1969 c'erano i Kansas City Royals.

 

Il proprietario Ewing Kauffman, al contrario del suo predecesore in città, che controllava tutto, fino a telefonare nel dugout per imporre sostituzioni e strategie ai manager, si limitò a scegliere professionisti d'esperienza per ogni incarico e lasciò fare a ognuno il proprio mestiere.

La franchigia si mostrò solida, evitando l'ultimo posto per il primo quarto di secolo di vita. Mentre si gettavano le basi per una formazione che avrebbe dominato l'American League West per un decennio (6 vittorie di division tra il '76 e l'85, due Pennant e una World Series), sorse la necessità di disporre di uno stadio esclusivo - il Municipal era, dal 1963, condiviso con i Chiefs di football.

 

L'ex Muhelebach Field, Rupert Stadium e Blues Stadium chiuse i battenti al termine della stagione 1972. Fu sostituito dal Royals Stadium, il primo complesso nell'American League completamente in sintetico.

 


Immagini riprodotte su concessione di Ballparksofbaseball.


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