POLO GROUNDS

(NEW YORK GIANTS 1883-1957, NEW YORK YANKEES 1913-1922, NEW YORK METS 1962-1963)

 

Se pensate che il Fenway Park abbia una configurazione inusuale, col Green Monster e tutto il resto, sappiate che è esistito uno stadio la cui descrizione dei particolari insoliti richiederebbe parecchie righe di esposizione. Cercheremo di fare del nostro meglio sperando di non essere noiosi.

 

Innanzitutto sappiate che non parleremo di un campo sperduto nei meandri di qualche periferia, dove è lecito attendersi qualcosa fuori posto; i primi Polo Grounds si trovavano infatti nel cuore di New York, nello spazio tra la 5a, la 6a, la 110a e la 112a.

Per di più stiamo forse parlando del terreno di gioco testimone del maggior numero di eventi della storia del baseball.

 

 

Se il fatto che ai Polo Grounds, nel 1901, gli hot-dogs hanno assunto tale nome non è rilevante per chi ama l’Old Ball Game (su questo avrei comunque qualche dubbio), forse è interessante sapere che è qui che Babe Ruth ha inaugurato il baseball dei fuoricampo, che Willie Mays ha compiuto la spettacolare presa su Vic Wertz, che Bob Thomson ha battuto il “shot heard ‘round the world”.

 

 

La collocazione centralissima fu presto abbandonata (in realtà i Giants furono sfrattati dall’amministrazione newyorkese) e i nuovi Polo Grounds - evidentemente il nome piaceva - sorsero presso la zona denominata Coogan’s Bluff.

A quei tempi, siamo negli anni ’90 del XIX secolo, due campi di gioco si spartivano la zona e poteva capitare che i tifosi della squadra di National League applaudissero anche le giocate che avvenivano in contemporanea nel terreno di gioco della Players League.

 

La versione più o meno definitiva dei Polo Grounds è la quarta, con spalti in cemento e acciaio, che tra il 1911 ed il 1912 andò a rimpiazzare i “Polo Grounds III” rasi al suolo da un incendio (evento analogo a quanto accaduto ai South End Grounds di Boston e ad altre strutture in legno negli anni ’10).

 

 

Le linee di foul si interrompevano a meno di 280 piedi su entrambi i lati; di qui la recinzione proseguiva parallela all’asse casa-seconda, fino a superare i 450 piedi nel profondo esterno centro.

Un fuoricampo era un gioco da ragazzi lungo le linee, ma diventava impresa proibitiva nel Power Alley; proprio per tale conformazione del campo assunse grande rilievo la presa al volo di Mays nelle World Series del 1954. Tanto più che la corsa con le spalle rivolte al piatto era anche in pendenza, al punto che i managers dal dug-out vedevano i propri esterni soltanto dalle ginocchia in su.

 

 

Il secondo anello delle tribune, all’esterno sinistro, sporgeva per 21 piedi sul campo di gioco cosicché, non di rado, un left-fielder, dopo aver giudicato la traiettoria della battuta ed essersi posizionato per raccoglierla al volo, vedeva la palla spegnersi inesorabilmente tra gli spalti protendenti, per un fuoricampo da 250 piedi.

I bullpen si trovavano uno tra centro e destra e uno tra centro e sinistra, entrambi in territorio buono.

 

 

In territorio buono sorgeva anche la placca in memoria di Eddie Grant, giocatore per Philadelphia, Cincinnati e New York, deceduto in combattimento nella foresta delle Argonne, durante il primo conflitto mondiale.

L’Eddie Grant Memorial, situato al centro a 450 piedi da casa base, non costituì mai intralcio al gioco, tanto che per un periodo, in quella zona il campo era ricoperto da un letto di fiori.

 

Dare conto dell’altezza delle recinzioni sarebbe impresa improba: muri in cemento inclinati, reti metalliche, l’edificio della clubhouse con tanto di terrazza sporgente, l’orologio Longines, l’Eddie Grant Memorial, i tabelloni segnapunti, tutti contribuivano a far variare l’altezza della linea di fuoricampo tra i 5 e gli 80 piedi, passando per almeno una ventina di quote intermedie.

E per una ventina di volte, tra il 1911 ed il 1962, le recinzioni furono spostate alternativamente avanti e indietro.

 

 

Diverse squadre chiamarono casa i Polo Grounds.

 

I New York Giants ne erano i soli possessori quando gli Highlanders (poi Yankees) giocavano all’Hilltop Park; poi anche la squadra dell’American League vi si trasferì (i padroni dello stadio erano comunque i Giants), e i Polo Grounds poterono fregiarsi di essere l’unico stadio ad avere ospitato tutte le partite di una World Series.

 

Le Pinstripes si trasferirono al nuovo Yankee Stadium quando i rivali li sfrattarono. Il motivo della cacciata fu l’invidia che i Giants provavano nel vedere che Babe Ruth e & Co. attiravano ai botteghini molta più gente della squadra storica.

 

Quando i Giants nel 1957, seguendo l’esempio dei Brooklyn Dodgers, si trasferirono in California (portando una zolla dei Polo Grounds a San Francisco), lo stadio non fu demolito ed ebbe il tempo di ospitare le prime due disastrose stagioni della franchigia dei Mets.

Le guide ufficiali riportano che l’ultima gara casalinga dei Mets nel 1963, il 18 settembre, sancì la fine del baseball giocato ai Polo Grounds.

 

In realtà Vic Power, con l’aiuto dei giornalisti della città organizzò un All-Star Game di Major Leaguers latino-americani, che si tenne il 12 ottobre davanti a 18.000 spettatori; presero parte all’incontro, tra gli altri, Roberto Clemente, Orlando Cepeda, Felipe Alou, Juan Marichal, Minnie Minoso, Julian Javier e Luis Aparicio.

 

 

Il 10 aprile 1964, dopo 53 anni di servizio, i Polo Grounds venivano demoliti con la stessa palla d’acciaio (travestita da pallina da baseball) che rase al suolo l’Ebbets Field sei anni prima.

 

 

Oggi, sul luogo occupato dal mitico stadio, sorgono le Polo Grounds Towers, quattro edifici di 30 piani; il Willie Mays Field, un playground in asfalto con sei canestri, è situato laddove “Say Hey” Willie compiva le sue prodezze all’esterno centro.

Una targa commemorativa rammenta ai passanti il luogo dove si combatterono mille battaglie da sogno.

 


Immagini riprodotte su concessione di Ballparksofbaseball.

 


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