L'ANNO DEI LANCIATORI

Il 1968 decise di non passare inosservato: l’Europa fu teatro di violenti moti che erano iniziati l’anno prima, mentre negli Stati Uniti gli assassini di Martini Luther King e Bob Kennedy crearono sommosse altrettanto imponenti. Nel campo della musica i Beatles diedero un’ampia sterzata quando pubblicarono il Sergeant Pepper’s; il baseball non volle essere da meno e regalò ai tifosi una delle più incredibili annate.

Alla fine dell’anno molte cose sarebbero state diverse… noi ovviamente ci limiteremo ad osservare gli eventi sui diamanti.

 

L’8 gennaio, quando il baseball che conta sonnecchiava ancora, accadde a Panama che Jose Lizandro della squadra di Marlboro si sbarazzasse dei Novatos con una no-hit, la prima in vent’anni nello stato del canale. La notizia non ebbe alcuna eco allora e non ha assunto maggior significato oggi; solo che, per come andò poi il ’68, avrebbe meritato un po’ d’attenzione in più: era il segno che l’anno dei lanciatori era iniziato.

 

A quei tempi il salario minimo di un Major Leaguer era di 10.000 bigliettoni l’anno, più 15 al giorno per pagarsi il pranzo; entrambe le leghe si apprestavano ad espandersi e, mentre a Seattle, Montreal, Kansas City e San Diego si decidevano i nicknames per le nuove franchigie e si ultimavano gli stadi, ai “piani alti” si ristrutturavano i campionati che avrebbero visto nascere le divisions e le finali di lega prima delle World Series.

Questo era quanto accadeva mentre, come sempre, si attendeva l’arrivo di aprile.

 

L’Opening Day slitta di un giorno (il 9 aprile ci sono i funerali di Martin Luther King), e al pronti-via in ben quattro partite su dieci si registra uno shutout.

 

Quattro giorni dopo Jim Bunning dei Dodgers è il primo lanciatore della stagione a conquistarsi la ribalta: vince 3 a 0 con Pittsburgh, con il 40° shutout personale in carriera, mettendo anche a segno il proprio 1000° strike out (affianca così Cy Young nell’esclusivo club di chi ha la quadrupla cifra in entrambe le leghe). L’indomani gli Astros si aggiudicano per 1 a 0, con un punto non guadagnato sul lanciatore, un match contro New York, durato 24 riprese e 6 ore e 6 minuti.

 

Jim Bunning: 1000 strikeout in American League, 1000 strikeout in National League; oggi è un Senatore Repubblicano.

 

Il 19 Nolan Ryan diventa il sesto lanciatore di National a chiudere un inning con 3 strikeout in 9 lanci ed il 21 Phil Regan di Los Angeles è il vincente in entrambe le gare di un doubleheader. Il 27 Tom Phoebus degli Orioles inanella una no-hit sconfiggendo 6 a 0 i Red Sox, con l’aiuto di una presa spettacolare di Brooks Robinson.

 

Tutto questo solo in aprile.

 

Il 1° maggio ricorre l’anniversario della storica partita in cui Joe Oeschger e Leon Cadore si affrontarono sul monte per 26 riprese, prima che l’oscurità li fermasse sull’1 a 1 (altro che festa dei lavoratori!); a rendere omaggio ai due eroi della pedana è l’Indian Sam McDowell che colleziona 16 scalpi contro gli A’s; nello stesso giorno, a New York, John Booker è espulso per aver lanciato delle spitball durante i lanci di riscaldamento.

 

Cinque giorni dopo Dave Leonard (Orioles) cocede a Detroit una sola valida, ma passa in base 9 Tigri, 7 per ball e 2 per colpito; la difesa di Baltimore gli dà una mano, con 3 doppi giochi e 4 colti rubando: in 9 inning Detroit scrive a referto solo 23 at bats, e perde 4 a 0. Passa un giorno senza eventi, e l’8 sale in cattedra Catfish Hunter: 4 a 0, perfect game, 11 strikeouts e 3 punti battuti a casa! (nell’anno dei lanciatori, molti di loro saranno on-fire anche con la mazza in mano).

 

Jim "Catfish" Hunter raffredda il braccio dopo il perfect game; terminata la carriera ha contratto il morbo di Gehrig.

 

Il 12 maggio il cubano Luis Tiant vince 2 a 0 con Baltimore: dopo i recenti successi per 2 a 0, 2 a 0 e 8 a 0 (con Washington, Minnesota e New York), l’incontro con gli Orioles rappresenta il suo quarto shutout consecutivo.

 

Solo a livello universitario l’anno dei lanciatori pare non avere effetto. Il 13 si affrontano la University of Denver e la Air Force Academy, ed i primi si impongono per 33 a 29.

 

Il 14 inizia l’imbattibilità di Don Drysdale. Il re del “brushback slider” lascia a secco i Cubs (1 a 0), poi gli Astros (1 a 0), quindi i Cardinals (2 a 0), di nuovo Houston (5 a 0), San Francisco (3 a 0) e Pittsburgh (5 a 0). Sono i Phillies a interrompere la striscia di 58 innings e 2/3, grazie ad un sac-fly di Howe Bodell… siamo già al 9 giugno.

 

Don Drysdale - 58 inning e 2/3 di shutout; nel 1988 era commentatore per i suoi Dodgers quando Orel Hershiser superò il suo record.

 

Con il palcoscenico tutto per Drysdale, Bob Gibson dei Cardinals trova finalmente il ritmo giusto. Il migliore lanciatore del 1967, partito male nel ’68, comincia ad ingranare e, il record appena stabilito dal Dodger è già vacillante; la striscia dell’asso di Omaha si interrompe il 1° luglio, su un lancio pazzo, a quota 47 inning e 2/3: il punto subito a Los Angeles rimarrà solitario per altri 23 innings.

 

Nel frattempo Tiant continua a produrre strikeouts e shutouts: dei primi ne centra 32 in due match consecutivi, dei secondi arriva ad averne 6 in 7 gare.

 

All’All-Star Break salta agli occhi la stagione di Danny McLain, che pur non avendo compiuto imprese pari a quelle dei colleghi, ha già in carniere 16 vittorie. La gara tra le stelle si inserisce perfettamente nella stagione in corso; Willie Mays segna alla prima ripresa un punto non guadagnato su Tiant, ed il punteggio non subirà ulteriori variazioni.

 

Luis Tiant: perdente all'ASG senza punti guadagnati; 9 shutout in stagione, 4 consecutivi.

 

Il 14 luglio Don Wilson (Astros) si iscrive due volte sul libro dei record, mandando al piatto 18 battitori dei Reds, tra cui 8 consecutivamente.

 

Il 24 Hoyt Wilhelm è in pedana per la 907-esima volta in carriera e supera il leggendario Cy Young; due giorni dopo il rookie Daryl Patterson entra al 6° con i suoi (Tigers) sopra 4 a 1, ma con le basi cariche di Orioles (diretti rivali per il pennant) e senza eliminati: con 3 strikeouts spegne la minaccia e regala a Detroit un vantaggio incolmabile in classifica. Nella stessa serie McLain vince la sua ventesima partita ed è il terzo di sempre a riuscirci entro luglio.

 

Prima che finisca il mese tocca a George Culver (Reds), in dubbio fino all’ultimo per una gastrite ed un’unghia incarnita, salire in scena. La sua firma sull’anno dei lanciatori è una no-hit ai danni di Philadelphia.

 

Uno che non poteva esimersi da una comparsa in una simile stagione è Satchel Paige: nessuna impresa per l’ormai 62-enne asso delle Negro Leagues, ma un contratto – prima da giocatore, poi da coach – offertogli dai Braves per assicurargli le presenze minime ai fini pensionistici.

 

I pitchers non si distinguono solo nelle prodezze, ma anche nelle controversie, quando nel giro di una settimana vengono stabiliti il record di colpiti in un inning (3) e di numero di colpiti subiti da un battitore in un incontro (3); e qualche giorno dopo scoppia una questione spinosa sulle presunte spitballs di Paul Regan.

 

La magia del ’68 evidentemente è emanata dal monte, indipendentemente da chi sia a calcarlo: ne danno dimostrazione gli Yankees che, sotto 5 a 0 con Detroit, danno la palla all'esterno Rocky Colavito che resta in gara nei tre inning in cui si ribalta il punteggio: la vittoria sui dominatori della lega sarà l’ultima di un non lanciatore nel XX secolo.

 

Il 26 agosto sono in programma 16 partite, e ben 7 fanno registrare uno shutout.

 

ElRoy Face: 802 apparizioni in maglia Pirates.

 

Alla trading deadline di fine mese i Pirates cedono a Detroit ElRoy Face, ma prima di lasciarlo lo schierano per un terzo di ripresa: per Roy sono 802 apparizioni sul monte dei gialloneri (eguagliato il record di Walter Johnson a Washington), mentre Steve Blass, in pedana per il resto della gara, perde l’occasione di uno shutout. Lo stesso giorno ha fine il mese-incubo di Jim McAndrew, lanciatore rookie dei Mets che in 5 gare concede solo 6 punti (complessivi) e mette a referto le sue prime decisions in Major: tutte sconfitte!

 

Ha inizio la volata finale.

 

Il 2 settembre Bob Gibson lancia 10 inning, riempiendo di “uova” il box-score dei Reds. E’ la sua 20a vittoria stagionale, condita dal 12° shutout; ha inoltre collezionato 90 e rotti innings con la miseria di soli due punti guadagnati.

 

Don Wilson si conferma intoccabile  per i Reds, collezionando 16 K il 10 settembre dopo averne messi a segno 18 nell’ultimo scontro diretto a luglio. Il giorno dopo arriva la sospirata prima vittoria per McAndrew, che batte per 1 a 0 i Cubs e Fergie Jenkins (per lui 5a sconfitta della stagione col punteggio di 1 a 0).

 

Il 14 settembre McLain, a caccia del sigillo numero 30, concede due HR a Reggie Jackson e, al nono attacco, viene sostituito dal pinch-hitter Al Kaline, con Oakland sopra di uno. Dalla panchina Denny vede i suoi andare a segno 2 volte: diventa così il primo pitcher con 30 vittorie dai tempi di Dizzy Dean (‘34), e sarà l’ultimo a riuscire nell’impresa.

 

Denny McLain - 30 vittorie nel '68; successivamente ha avuto guai con la giustizia.

 

Il giorno dopo i Cardinals, grazie a 5 valide di Curt Flood e all’ultimo fuoricampo della carriera di Roger Maris, si aggiudicano la gara che consegna loro il titolo della National League.

 

Il 17 è la volta dei Tigers, che conquistano il pennnant nell’American; contemporaneamente a San Francisco, Gaylord Perry mette a tacere le mazze di St Louis e, con una no-hit, sconfigge Gibson per 1 a 0; l’indomani Ray Washburn dei Cardinals rende la pariglia ai Giants, e il pubblico del Candlestick Park assiste alla seconda no-hit in due giorni.

 

Gaylord Perry - Il re della Spitball.

 

Il 22 settembre (i giochi sono ormai fatti) Cesar Tovar si prende il lusso di giocare tutte le nove posizioni difensive in un incontro, eguagliando Bert Campaneris. La sua gara ha inizio sul monte e, nel suo inning da lanciatore, manda al piatto Mr. Reggie Jackson.

 

Tre giorni dopo, Luis Tiant mette a segno lo shutout numero 9, che lo pone in vetta all’American League: nella partita concede una sola valida, l’ultima di Mantle allo Yankee Stadium, e la sua ERA scende a 1.60.

 

Il 27 è Bob Gibson a ritoccare (al ribasso) la propria media, vincendo 1 a 0 con gli Astros e assestandosi a quota 1.12, minimo storico per la National League.

 

Bob Gibson - ERA record di 1.12 e 17 strikeout in gara-1 delle World Series.

 

Alla chiusura delle stagioni regolari Pete Rose è il migliore battitore in National, superando Matty Alou per .335 a .332; nell’altra lega si “impone” Carl Yastrzemski che con .301 si aggiudica il titolo con la media più bassa della storia.

 

World Series, gara 1. Di fronte Bob Gibson e Danny McLain. Mayo Smith, manager dei Tigers, cerca di alzare il tasso offensivo della propria compagine, spostando il centerfielder Stanley all’interbase, creando così spazio per Al Kaline. Gibson risponde eliminando personalmente 17 Tigri (record nelle World Series), e St. Louis balza al comando nella serie.

 

Mickey Lolich, in pedana per Detroit, si aggiudica la seconda e sigla il primo fuoricampo nella propria carriera. I Cardinals vincono la terza e sembrano destinati a bissare il successo dell’anno precedente quando Gibson aggiunge 10 strikeout al proprio carniere in gara 4. A soccombergli è nuovamente Denny Mc Lain, che non completa 3 riprese. Lolich è ancora vincente in gara 5 e McLain, liberato dal confronto con Gibson, pareggia la serie sul 3 a 3. Nell’incontro decisivo è Mickey Lolich ad aggiudicarsi la terza vittoria nella serie, sconfiggendo il fenomenale Gibson.

 

L’autunno è anche il tempo delle onorificenze personali. Gibson e McLain si aggiudicano, con voto unanime, il Cy Young Award quali migliori lanciatori nelle rispettive leghe. Pochi giorni dopo, entrambi aggiungono alla bacheca dei trofei il premio quali MVP di National e American.

 

Un altro pitcher, Stan Bahnsen degli Yankees, è riconosciuto miglior rookie dell’anno nell’AL, mentre il ricevitore Johnny Bench si inserisce nello strapotere degli uomini del monte vincendo l’equivalente nella lega più antica.

 

Come direbbe Yogi Berra, “non è finita finchè non è finita”; ed infatti l’anno dei lanciatori non finì se non con dicembre… e finì davvero!

Le alte sfere del baseball ritennero di aver visto fin troppo dominio da parte di Gibson & Co. e misero in atto una serie di provvedimenti “salva-battitori”. Il monte di lancio fu abbassato di 5 pollici (da 15 a 10), creando serie difficoltà a chi faceva ampio uso di curve lanciate da sopra la spalla (che d’ora in avanti avrebbero avuto meno spazio di caduta). L’area di strike fu abbassata dalle ascelle alla scritta sulla casacca (ufficialmente; in realtà scese progressivamente fino alla cintura) e contemporaneamente perse la parte bassa delle ginocchia. I lanciatori intimidatori come Gibson e Don Drysdale si trovarono inoltre privati del filo interno: i lanci di avvertimento (brushback e knockdown) non erano più tollerati da arbitri e Commisioner e i battitori, sentendosi tutelati, cominciarono a rosicchiare centimetri su centimetri, coprendosi sempre più il piatto (oggi, con le protezioni ai gomiti, la cosa è diventata quasi scandalosa – vero Barry?).

 

Quest’ultimo provvedimento fece storcere il naso anche ai battitori veterani, che avevano scritto il libro dei record senza una simile tutela (per la verità anche senza elmetti protettivi). Il loro pensiero è felicemente racchiuso dalle parole di Jimmy Piersall: “se i ragazzi hanno paura del fuoco dovrebbero tenersi lontano dalla cucina”.

 

I dominatori del ’68 si videro spuntare le armi che avevano affinato alla perfezione. La loro supremazia si rivoltò inaspettatamente a loro discapito.

 

Il ’68 cambiò un sacco di cose: per trovare un anno altrettanto denso di avvenimenti bisogna aspettare… beh, il ’69 vide lo sbarco sulla luna, lo scioglimento dei Beatles e l’apoteosi dei Miracle Mets.


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