UNA STORIA DI DUE, TRE… DIECI LEGHE

quarta parte - L'American Association

 

Oltre alle due oggi esistenti - con una storia più che centenaria - diverse associazioni nel corso del tempo si sono fregiate dell’etichetta di Major League.

Abbiamo raccontato della breve storia dell’International Association e, in futuro, parleremo delle ancor più effimere esistenze della Players League e della Union Association.

Come quelle appena menzionate, la American Association, argomento di oggi, è sorta e scomparsa nel XIX secolo; alcuni eventi ad essa legati risultano, però, pietre miliari difficili da sottovalutare.

Fu con l’American Association che si ebbero le prime World Series; e con l’American Association nacque, e subito finì, il baseball integrato, che sarebbe rimasto nel cassetto fino a Branch Rickey e Jackie Robinson.

E pensare che tutto prese il via da un bluff escogitato in un bar.

 

Procediamo con ordine.

Nel periodo tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli ’80 (1800, si intende!) la National League si prodigava a creare un’immagine pulita per il baseball; le questioni che la lega affrontava puntando a tale obiettivo spaziavano dalla disputa di partite la domenica, al prezzo dei biglietti, alla vendita di alcoolici sugli spalti.

Chi non intendeva attenersi alle disposizioni della National League, non ne era ammesso; chi veniva colto in flagrante violazione, ne era espulso.

Così molti club professionistici si formavano e operavano in modo indipendente.

Ad un certo punto, New York e Philadelphia erano senza una squadra all’interno del circuito; la condizione di esclusione delle due principali aree metropolitane del tempo toccò, nel giro di beve, anche a Cincinnati, la città in cui, nel 1869, si era formata la prima compagine professionistica. Anche St. Louis e Louisville furono espulse nel ’77 e, mentre la National League ammetteva come rimpiazzi piccole città quali Syracuse, Troy e Worcester, il terreno era evidentemente fertile per la nascita di una nuova lega.

 

Horace Phillips, manager dei Philadelphia Athletics, e Justus Thorner, ex presidente di Cincinnati, cooperarono per indire un meeting, designando la città di Pittsburgh quale luogo dell’incontro.

Furono inviate diverse cartoline-invito alle grandi escluse dalla National League e ad altre compagini papabili per unirsi al circuito nascituro. La data della riunione era stabilita per il 10 ottobre 1881. Phillips, prima del giorno fatidico, fu licenziato dal suo incarico a Philadelphia. Thorner e un giornalista di nome Frank Wright giunsero a Pittsburgh per rappresentare la città di Cincinnati, ma scoprirono che nessun altro aveva preso l’invito abbastanza seriamente da intraprendere il viaggio verso la Steel City.

Mentre vagavano al crepuscolo in cerca di una sistemazione per la notte, i due disillusi dell’Ohio incontrarono Al Pratt, barista, ex lanciatore dei Cleveland Forest Citys della vecchia National Association, e ancora appassionato di baseball. Costui li invitò ad esporre il progetto che stavano per abbandonare all’acciaiere Harmer Denny McKnight,  che era stato alla guida dei locali Alleghenys nell’International Association. La casuale assemblea partorì uno schema piuttosto singolare, ma che risultò vincente. Ai club che non si erano presi il disturbo di raggiungere Pittsburgh, fu mandato un secondo invito per i giorni 1 e 2 novembre a Cincinnati: dal testo della lettera ognuno intese di essere stato l’unico assente alla prima riunione, e che nell’imminente incontro si sarebbero prese le decisioni importanti per la nuova lega.

 

Nell’Ohio arrivarono delegati da Pittsburgh, Louisville, St. Louis, Brooklyn, Philadelphia e New York. Una seconda riunione si tenne il marzo successivo, permettendo alle società di organizzarsi sia dal punto di vista tecnico, sia da quello logistico. Al Continental Hotel di Philadelphia si aggiunsero rappresentanze delle città di Baltimore, Atlantic City e Camden (New Jersey).

In questa nuova assemblea fu adottata una costituzione molto simile a quella della National League. Il circuito nascente, che fu battezzato “American Association”, accomodò il documento costituente in una manciata di punti chiave. I club avevano la libertà di abbassare il prezzo d’ingresso fino a 25 cents (la metà del costo minimo in National League); partite di domenica erano consentite, dato che una maggiore quantità di spettatori si sarebbe presentata ai cancelli; infine dietro la pressione dell’eclettico immigrato tedesco Chris Von Der Ahe, presidente dei St. Louis Browns, nonché magnate della birra, fu resa libera la vendita di alcolici sugli spalti. Quest’ultimo cambiamento fu approvato senza obiezioni, dopo che “Der Boss” Von Der Ahe e i delegati di Cincinnati stimarono in 4-5 mila dollari il giro d’affari derivanti dal commerci degli spiriti; valse anche alla lega il nomignolo di “Beer and Whiskey League”.

 

Chris Von Der Ahe - Totalmente ignorante del gioco, ma grande uomo d'affari.

 

Prima della stagione inaugurale, furono disputati 21 incontri tra squadre dell’American Association e della National League: i portacolori del vecchio circuito se li aggiudicarono tutti con largo margine.

 

Il 2 maggio 1882 gli Alleghenys di Pittsburgh sconfissero 10 a 9 i Cincinnati Red Stockings, nel primo incontro ufficiale dell’Associazione. Al termine di quell’anno, tutte le formazioni chiusero economicamente all’ attivo: le città estromesse dalla National League contribuirono ad avere un bacino di popolazione complessiva di 2.370.000 unità, a fronte delle 1.156.000 coperte dalla National League, che pure constava di due squadre in più. Una prima reazione, durante l’off-season, fu di riassegnare un posto in NL alle città di Philadelphia e New York, a scapito di Troy e Worcester.

Mentre avevano luogo queste mosse politico-economiche (anche l’AA si ingrandiva con due nuove franchigie), Albert Spalding, al timone dei Chicago White Stockings al terzo titolo consecutivo in National League, sfidò i Cincinnati Red Stockings, che avevano dominato l’American Association con una media vittorie di .688.

Il prototipo di World Series ebbe vita quasi clandestina: la guerra tra le due leghe aveva portato l’AA a proibire ai propri membri di incrociare le mazze con team di NL. I Reds circonvennero il divieto “sciogliendo” la squadra il 1° ottobre e ricostituendosi come formazione indipendente. Due incontri si tennero il 6 e il 7 ottobre; Cincinnati si aggiudicò il primo per 2 a 0, Chicago vinse il secondo con identico punteggio. Poi i vertici dell’American Association minacciarono i Red Stockings di espulsione se avessero terminato la serie, e non si proseguì.

 

Team Name                        G    W    L    T   PCT    GB    RS   RA

Cincinnati Reds                 80   55   25    0  .688     -   489  268

Louisville Colonels             80   42   38    0  .525  13.0   443  352

Philadelphia Athletics          75   41   34    0  .547  11.5   405  389

Pittsburgh Pirates              79   39   39    1  .500  15.0   427  416

St. Louis Browns                80   37   43    0  .463  18.0   398  496

Baltimore Orioles               74   19   54    1  .260  32.5   272  513

La prima classifica della American Association (fonte: Retrosheet).

 

Le World Series si riaffacciarono, in veste ufficiale, nel 1884. La pace tra le due leghe arrivò per mezzo di una terza, la minore Northwestern League che, nel tentativo di darsi una struttura stabile, temeva di ritrovarsi senza scampo in mezzo al fuoco incrociato dei due colossi. Fu sancito, praticamente in via quasi solo verbale, il “Tripartite Agreement” (anche detto National Agreemente), con il quale, messi da parte gli antagonismi, i proprietari di NL e AA si promettevano di non rubarsi i giocatori sotto contratto, di non firmare gli squalificati dall’altra lega: in pratica si coalizzavano ad evitare il rafforzamento del potere contrattuale dei giocatori. Le World Series si tennero per 7 anni consecutivi, con 4 vittorie per i campioni di NL, 1 per i vincitori della AA, e due titoli non assegnati per irregolarità varie.

 

Il 1884 fu segnato da almeno altri due eventi importanti.

Pete Browning era il miglior battitore dell’American Association, nonostante una passione per l’alcool che gli valeva in campo soprannomi quali “Distilleria Pete” e “Vecchio Occhi Rossi”. L’asso dei Louisville Eclypse attraversava un insolito slump quando decise, per uscirne, di rivolgersi a un abile falegname locale. J.F. Hillerich produsse una mazza seguendo puntigliosamente le richieste di Browning, il quale si servì dell’attrezzo per lui forgiato per tornare ai propri livelli d’eccellenza. Quel bastone fu battezzato “Louisville Slugger”, nome di cui Hillerich si servì nella sua produzione di mazze che ancora oggi va avanti.

 

Esterno del Lousville Slugger Museum.

 

I Toledo Blue Stockings rimarranno invece nella storia per aver schierato, sempre nel 1884, per qualche partita, Moses Fleetwod Walker, l’ultimo Afro-Americano in Major League prima di Jackie Robinson. Il ricevitore, ottimo difensivamente, ma non pericoloso con la mazza, militava già nell’83 tra le fila dei Blues, quando questi facevano parte della Northwestern League. L'11 agosto di quell’anno Toledo incontrò in amichevole i White Stockings della National League, capitanati da Cap Anson, che sancì il proprio rifiuto di giocare con atleti neri, con la celebre esclamazione “Get Thet Nigger Off The Field!”. Curiosamente, quel giorno per Walker era previsto riposo, ma si decise di schierarlo all’esterno destro, costringendo Anson a metter da parte i propri “sani principi”, a meno di rinunciare alla fetta di incassi spettantegli. Nel ’84 Toledo entrò, come espansione, in American Association; il colore della pelle di Walker causava scompigli soprattutto nelle città meridionali, Richmond e Louisville. Furono però i frequenti infortuni di gioco a rimuovere definitivamente Moses dal baseball professionistico. I Blue Stockings gli diedero il benservito dopo la frattura di una costola, causata da un foul-tip.

 

Moses Fleetwood Walker, l'ultimo Afro-Americano in Major League fino a Jackie Robinson.

 

L’atteggiamento iniziale della National League non era stato di opposizione all’American Association: “un’associazione non può fare del male a un’altra”, affermava il presidente Hulbert. C’era, sicuramente, un atteggiamento di superiorità, giustificato dai risultati sul campo nelle amichevoli interleague; Hulbert si sentiva in dovere di consigliare il suo pari ruolo dell’American Association a ricalcare le politiche nobili del suo circuito.

Ben presto però – prima della gara inaugurale tra Alleghenys e Red Stockings – la lega più vecchia aveva trovato un pretesto per infierire sulla neonata. Due giocatori avevano firmato regolari contratti con Cincinnati e Philadelphia dell’AA per il 1882, ma la NL sancì che, avendo essi giocato un incontro nel 1881 con i Detroit Wolverines, la squadra del Michigan deteneva ancora i diritti sui loro servizi.

Hulbert si era premurato di sottolineare che “La [National] League non riconosce l’esistenza di alcuna associazione oltre se stessa e la League Alliance” (Vedi l'articolo sugli albori della National League).

La reazione dell’American Association, già menzionata, era stata la cancellazione di ogni esibizione con squadre della lega rivale; inoltre aveva iniziato a corteggiare senza ritegno i giocatori regolarmente sotto contratto in National League e a firmare i “Blacklisted”, giocatori esclusi dal baseball professionistico per comportamenti scorretti.

Quando, a seguito dell’appello dalla Northwestern League, fu firmato il Tri-partite Agreement, le due Major Leagues avevano trovato vantaggiosa una politica che ponesse fine alle razzie di giocatori di una sull’altra: una regolamentazione stretta e concordata sui contratti significava, per i proprietari, evitare aste dispendiose per assicurarsi le prestazioni dei giocatori migliori.

 

1882         Cincinnati Red Stockings

1883         Philadelphia Athletics

1884         New York Metropolitans

1885         St. Louis Browns

1886         St. Louis Browns

1887         St. Louis Browns

1888         St. Louis Browns

1889         Brooklyn Bridegrooms

1890         Louisville Colonels

1891         Boston Reds

Le compagini vincitrici della American Association.

 

Nel 1885 e nel 1886 la rivalità si concentrò in autunno, nelle sfide tra St. Louis Browns e Chicago White Stockings, campioni delle rispettive leghe. I due uomini che comandavano le compagini erano personaggi di spessore, Von Der Ahe da una parte e Spalding dall’altra; quando nell’86 si preparavano a una seconda sfida, dopo che quella dell’anno precedente si era chiusa in parità con conseguente spartizione del premio di 1.000$ offerto dal Mirror of American Sports, Spalding accettò di partecipare alle World Series solo a patto che la squadra vincente si aggiudicasse tutti gli incassi.

Il Barone Birra di St. Louis non si tirò indietro, e i suoi Browns si aggiudicarono, in 6 gare, la posta in palio, stimata tra i 13.000 e i 15.000 dollari.

 

In quella off-season, i vertici delle due associazioni si incontrarono per discutere interessi comuni; nell’occasione si manifestarono gli attriti tra Von Der Ahe e il presidente dell’AA McKnight, che pure era proprietario di Pittsburgh. La National League sfruttò la rivalità tra i due per sferrare un duro colpo a quella che, per un paio d’anni, aveva trattato come alleata. Offrì a Pittsburgh un posto nel proprio campionato, immediatamente accettato, privando l’American Association di una solida franchigia (sostituita dalla debole Cleveland) e del suo presidente.

 

  H.D. McKnight 1882-1885

Wheeler C. Wyckoff 1886-1889

Zach Phelps 1890

Louis Kramer 1891

Ed Renau 1891

Zach Phelps 1891

I presidenti della American Association.

 

Successivamente, il duopolio di talento di St. Louis e Brooklyn creò una forte polarizzazione all’interno dell’AA, con gli alleati dell’una e dell’altra parte a remare in opposte direzioni.

Infine, l’ultimo elemento di disturbo fu la breve vita di un’altra Major League, di cui tratteremo in futuro, la Players League (1890). Quando, dopo una sola stagione, il nuovo circuito terminò di esistere, National League e American Association si accordarono per spartirsi i giocatori divenuti disponibili. Nonostante il ritorno a due Major Leagues significasse maggior disponibilità di talento per tutti, la compagine di Pittsburgh (NL), in violazione ai trattati di pace, saccheggiò la formazione di Philadelphia (AA) del suo seconda base, guadagnandosi il nomignolo “Pirates” che tuttora campeggia sulle divise di Pittsburgh.

Quando il comitato incaricato di derimere le questioni interlega sancì la regolarità dello sciacallaggio menzionato e di un altro simile, i membri dell’American Association si ritirarono dal National Agreement. La scelta segnò il collasso finale: l’Association non era economicamente solida come ai propri albori e i Club di National League, non più vincolati dall’accordo, terminarono l’opera predatoria, assicurandosi tutti i giocatori di spicco.

 

Durante il 1891 diverse formazioni dell’American Association fallirono; al termine di quell’anno la lega chiuse i battenti.

La National League godeva di nuovo del monopolio di Major League Baseball e accolse al proprio interno tre franchigie superstiti dell’altro circuito, Baltimore, St. Louis e Louisville.

 

Baltimore Orioles (1882-1891)

Cincinnati Red Stockings (1882-1889)

Eclipse of Louisville (1882-1883)

Philadelphia Athletics (1882-1891)

Pittsburgh Alleghenys (1882-1887)

St. Louis Brown Stockings (1882-1891)

Louisville Colonels (1883-1891)

Columbus Buckeyes (1883-1884)

New York Metropolitans (1883-1887)

Brooklyn Bridegrooms (1884-1889)

Indianapolis Hoosiers (1884)

Richmond Virginians (1884)

Toledo Blue Stockings (1884)

Washington Statesmen (1884)

Washington Statesmen (1891)

Cleveland Spiders (1887-1888)

Kansas City Cowboys (1888-1889)

Columbus Solons (1889-1891)

Brooklyn Gladiators (1890)

Rochester Broncos (1890)

Syracuse Stars (1890)

Toledo Maumees (1890)

Boston Reds (1891)

Cincinnati Porkers (1891)

Milwaukee Brewers (1891)

Tutte le compagini della breve storia dell'American Association.

 

Si parlò ancora di American Association nel 1894. Era ancora evidente che ci fossero abbastanza talento, pubblico e città per arricchire una seconda lega: diversi investitori si riunirono più volte segretamente e, progressivamente, trapelarono le sedi dei club partecipanti, gli accordi su questioni quali prezzo d’ingresso e arbitri, e nomi di giocatori importanti pronti a compiere il salto dalla National League.

Di nuovo un paio di leghe minori risultarono incisive nei rapporti tra la lega radicata e quella nascente. Il 15 novembre 1894 i presidenti di Eastern e Western League,Patrick Powers e Byron “Ban” Johnson (segnatevi quest’ultimo nome),contattarono formalmente i vertici della National League, esprimendo il timore che i propri circuiti minori potessero subire razzie dalla nuova  Association. La risposta fu un  documento in cui si sanciva la sospensione dal baseball organizzato di tutti coloro che si erano adoperati alla formazione di leghe o club in conflitto con l’Agreement. Molti fautori della nuova American Association indietreggiarono di fronte al rischio di essere per sempre banditi dalla National League e negarono ogni proprio coinvolgimento nei complotti. Il progetto svanì, come una bolla di sapone, prima che il nuovo circuito avesse redatto un calendario di partite o ufficializzato la firma di alcun giocatore.

 

Il funerale dell’American Association si fece attendere ulteriormente. A seguito di un editoriale sul St. Louis Post Dispatch in cui Al Spink, fondatore di Sporting News, notava lo scarso interesse suscitato dal baseball d’autunno da quando non c’erano più World Series, si tentò l’ennesimo rilancio della lega.

A pochi mesi dalla fine del secolo ci fu l’annuncio del nuovo circuito, con il solito nome, e un’indicazione di possibili città aderenti. Il tentativo del 1900 - l’inizio degli incontri era previsto per aprile - sembrava destinato ad andare in porto.

Nomi importanti facevano parte del progetto: John McGraw e Cap Anson erano a tirare le fila, Frank Navin e Wilbert Robinson avevano ruoli importanti e giocatori di spicco, quali Nap Lajoie e Ed Delahanty, si dichiararono pronti a disertare la National League.

Anche quest’ultima incarnazione dell’American Association non arrivò a materializzarsi. Curiosamente, se la prima versione del circuito ebbe successo pur partendo senza alcuna base (le lettere bluff!), il definitivo tramonto fu sancito nonostante gruppi finanziariamente solidi stessero via via affiancandosi alle squadre. Alcuni ritardi nella sistemazione di dettagli da parte di Boston, Detroit e Philadelphia, indussero McGraw e Anson a dichiarare fallito il progetto, forse troppo precipitosamente.


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