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prima parte - La National Association
La prima associazione di baseball a livello professionistico vide la luce nel marzo del 1871, in un saloon di New York. Un centinaio di giocatori, rappresentanti di dieci club, fondarono la National Association of Professional Baseball Players. La parola “Players” era la chiave di ciò che può essere considerato la nascita del Major League Baseball: si trattava di una organizzazione di giocatori, non di club, i quali avrebbero avuto poteri decisionali sulle attività di essa.
Si rivelò però anche il motivo della breve vita della National Association, dato che la gestione degli affari avrebbe richiesto una competenza maggiore di quella che potevano mettere sul tavolo i giocatori.
Per entrare a far parte della National Association bastava pagare una quota di dieci dollari. Una cifra così bassa portò all’iscrizione di diverse squadre che sarebbero collassate in tempi brevi, in molti casi prima di terminare la stagione.
All’apertura del primo campionato, le città ad avere una rappresentativa erano Boston, Cleveland, Fort Wayne, New York, Philadelphia, Rockford, Troy e Washington.

La mappa del primo campionato professionistico.
Nessun calendario di incontri era stilato ufficialmente, e ciascuna squadra era responsabile di accordare le date dei matches con gli altri club membri dell’associazione. Ogni team pagava, di volta in volta, 10$ per il privilegio di disputare una serie al meglio delle cinque partite. A fine anno, la squadra con il maggior numero di vittorie si sarebbe aggiudicata il titolo; in caso di parità sarebbe stata dichiarata campione la formazione con la miglior winning percentage.
Il gioco del 1871 era piuttosto differente da quello attuale, sebbene stessero ormai prendendo forma le regole definitive. Il piatto di casa base era un quadrato con una punta rivolta al lanciatore; il battitore, che veniva denominato striker, aveva la facoltà di richiedere al pitcher avversario un lancio alto piuttosto che basso, mentre la compagine che si aggiudicava la contesa si portava a casa la palla con la quale si era disputato il match; una palla in foul raccolta dopo un rimbalzo produceva un’eliminazione; sempre su foul-ball, i corridori dovevano tornare alla propria base prima della pallina (che rientrava in gioco non appena in possesso del lanciatore).
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Team |
Park |
W |
L |
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Philadelphia Athletics |
Jefferson Street Grounds |
21 |
7 |
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Chicago White Stockings |
Union Base-Ball Grounds |
19 |
9 |
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Boston Red Stockings |
South End Grounds I |
20 |
10 |
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Washington Olympics |
Olympics Grounds |
15 |
15 |
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New York Mutuals |
Union Grounds (Brooklyn) |
16 |
17 |
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Troy Haymakers |
Haymakers' Grounds |
13 |
15 |
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Fort Wayne Kekiongas |
Hamilton Field |
7 |
12 |
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Cleveland Forest Citys |
National Association Grounds |
10 |
19 |
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Rockford Forest Citys |
Agricultural Society Fair Grounds |
4 |
21 |
La prima classifica della National Association
Questo era il baseball che sarebbe stato inaugurato in grande stile a Washington, dove gli Olympics attendevano la quasi invincibile formazione dei Boston Red Stockings.
Una forte tempesta impose però l’annullamento della manifestazione, e il primo campionato professionistico si aprì a Fort Wayne davanti a 200 spettatori.
Il signor J. L. Boarie diresse la sfida tra i Kekiongas padroni di casa ed i Forest Citys di Cleveland. Il 4 maggio 1871 il ricevitore Deacon White si presentò nel box ad affrontare i lanci di Bobby Mathews; il primo battitore della storia mise a segno un doppio, ma fu eliminato quando il seconda base Gene Kimball, con una linea sul collega – avversario Tom Carey, divenne il primo giocatore a costare alla propria squadra una doppia eliminazione.
Joe McDermott mise a segno un singolo, con un uomo in seconda e due fuori, per portare a casa Bill Lennon per il punto dell’1 a 0 nel secondo attacco Kekiongas. A fine quinto i padroni di casa raddoppiarono, e il 2 a 0 finale rappresentò il punteggio più basso della breve storia che la National Association avrebbe avuto.
La vita dei Kekiongas non andò oltre l’agosto dello stesso anno. L’isolamento geografico – il Midwest era ai tempi un’estenuante trasferta in treno –, una ridotta popolazione e una squadra tutt’altro che competitiva portarono alla sparizione di Fort Wayne dalla mappa del baseball. Un destino simile attendeva tutti i club lontani dalla East Coast: la stessa Cleveland non durò più di un anno e mezzo e, al suo smantellamento, Henry Chadwick scrisse che probabilmente la città dell’Ohio non avrebbe mai più avuto squadre del massimo calibro (la storia, e i record di pubblico stabiliti dagli Indians nell’American League l’avrebbero smentito).
Il primo campionato della National Association risultò piuttosto controverso. Alcune compagini erano legate, nemmeno troppo velatamente, al mondo delle scommesse; inoltre la sparizione dei Kekiongas, rimpiazzati a stagione in corso dai Brooklyn Eckfords, rese alquanto spinosa l’interpretazione della classifica finale, al punto che i Philadelphia Athletics furono proclamati campioni a novembre inoltrato, quando le uniformi erano da tempo in naftalina.
A contendere il primato ai Pennsylvani fino all’ultimo furono i Chicago White Stockings ed i Boston Red Stockings.
I primi cedettero nel finale: l’8 ottobre si scatenò un tremendo incendio che devastò l’intera Città del Vento; la squadra si ritrovò senza stadio, uniformi ed equipaggiamento. Le finanze del club risentirono dello schianto economico della città e i White Stockings ritirarono la propria iscrizione per l’anno successivo; ma quando si ripresentarono nel 1874 era per restare: i Cubs che giocano tuttora sono la franchigia più antica dello sport professionistico.
Boston invece, battuta nel 1871, monopolizzò il trono per gli anni a venire e, proprio la preponderanza dei Red Stockings, fu uno dei motivi del fallimento dell’Association nel 1875.
A porre termine alla National Association fu anche la nascita di una nuova organizzazione. La National League of Professional Baseball Clubs (più semplicemente National League), come si evince dalla denominazione, non poneva più la gestione nelle mani dei giocatori: lo stesso promotore del circuito, il presidente dei White Stockings William Hulbert, era un abile uomo d’affari.
Diversi personaggi e formazioni di spicco presero parte alla Association.
I Baltimore Marylands (1873) erano la stessa compagine che si era aggiudicata il mitico campionato nazionale 1868.
I Forest Citys di Rockford, che disputarono solo la prima stagione, furono la rampa di lancio per due dei più celebrati giocatori del XIX secolo: Al Spalding e Cap Anson.
Nella National Association avreste potuto vedere Andy Cummings, il primo lanciatore di palle curve (cfr. “Eppur si muove”), vi sareste imbattuti in seconda base mancini, come Al Reach, o battitori che sventolavano la mazza con le mani incrociate, come Ezra Sutton; ovviamente i difensori non erano muniti di guanto, mentre i bastoni pesavano anche 50 once.
Proprio nell’ultima stagione Joe Borden tirò l’unica no-hit della storia dell’associazione: il lanciatore dei Philadelphia Pearls (nel ’75 c’erano ben tre squadre a Phila), un anno dopo, sarebbe stato anche il primo a riuscire nella stessa impresa in National League.
L’ultima traccia della National Association si estinse nel 1944 quando, all’età di 96 anni, lasciò questo mondo John McKelvey, giocatore dei New Haven Elm Citys nel 1875.
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