UNA STORIA DI DUE, TRE… DIECI LEGHE

seconda parte - National League: gli albori.

 

Diversi fattori impedivano il decollo alla National Association.

La ridicola tassa d’iscrizione (10$), unita allo strapotere dei Boston Red Stockings, produceva una serie di formazioni meteore che, e per l’incapacità di competere sul campo, e per il conseguente scarso appeal sul pubblico, spesso non riuscivano nemmeno a completare la propria stagione inaugurale.

Quando l’acciaiere di Chicago W.A. Hulbert decise di risollevare le sorti dei locali White Stockings, non poté levarsi dalla testa che dal baseball si potesse trarre profitto economico.

Nell’inverno precedente alla stagione 1876, si assicurò i servigi dei migliori talenti in circolazione, tra cui Spalding e Anson, gli atleti più rappresentativi del XIX secolo.

Successivamente, il 2 febbraio, Hulbert convocò al Central Grand Hotel di New York le società più solide della barcollante National Association, e da quell’assemblea scaturì la National League of Professional Baseball Clubs, che tuttora opera, nota semplicemente come National League.

 

Il nome della nuova associazione lasciava chiaramente trasparire che gli atleti, come auspicato dallo stesso Spalding, non avrebbero più dovuto preoccuparsi della gestione economica, che passava nelle mani di gente del mestiere.

Ai nastri di partenza quella primavera c’erano otto squadre in rappresentanza delle città di Chicago, St. Louis, Hartford, Boston, Louisville, New York, Philadelphia e Cincinnati.

 

Per prendere parte alla creatura di Hulbert bisognava sborsare 100$ e rappresentare una città di almeno 75.000 abitanti; diritti territoriali, monopòli in ogni città, calendari prefissati e, successivamente, la reserve clause che virtualmente legava i giocatori ai voleri dei proprietari, erano tutte regole volte a stabilizzare la nuova lega.

La storia ci dice che l’esperimento riuscì, ma nei primi anni la National League non fu in grado di evitare il comparire e lo svanire di diversi clubs.

 

Team Park W L
Chicago White Stockings 23rd Street Grounds 52 14
St. Louis Brown Stockings Sportsman's Park I 45 19
Hartford Dark Blues Hartford Ball Club Grounds 47 21
Boston Red Caps South End Grounds I 39 31
Louisville Grays Louisville Baseball Park 30 36
New York Mutuals Union Grounds (Brooklyn) 21 35
Philadelphia Athletics Jefferson Street Grounds 14 45
Cincinnati Reds Avenue Grounds 9 56

National League - La prima classifica.

 

Ventidue realtà sorte nel XIX secolo non sono arrivate ai giorni nostri, e tra queste un paio che godettero di un certo successo.

 

I Grays di Providence si assicurarono 2 pennant e la prima World Series della storia, schierando tra gli altri il lanciatore Charley “Old Hoss” Radbourn, capace di 60 vittorie (!) in una stagione; la loro vita non superò però le 8 stagioni.

 

Altrettanto breve fu la sopravvivenza dei Baltimore Orioles (non imparentati con gli attuali): la compagine del Maryland non disdegnava di fare uso di stratagemmi non contemplati nel libro rosso.

I vari John McGraw, Dan Brouthers, Hughie Jennings e Wee Willie Keeler si producevano in sgambetti e trattenute dei corridori avversari per la cinghia; nascondevano tra l’erba palle da estrarre quando più opportuno e tagliavano la propria corsa sulle basi quando gli arbitri non guardavano.

Tutti questi sotterfugi permisero agli O’s di dominare il XIX secolo della National League insieme a Boston e Brooklyn.

 

Gli albori della National League proposero diverse competizioni e convivenze con altre leghe.

 

La prima concorrenza da sbaragliare era ovviamente rappresentata dalla National Association: a questo scopo fu creata l’“Alleanza”.

L’Alleanza era una sorta di preludio alle minor leagues, costituita nel ’77 con l’obiettivo di sottrarre ulteriore talento e pubblico alla lega rivale, e smantellata nell’’83 quando la National Association dovette soccombere.

 

L’unica valida alternativa ottocentesca alla National League fu l’American Association of Base Ball Clubs, che ricevette lo status di Major League e fornì per qualche anno un’avversaria da opporre alla vincente del Senior Circuit nelle prime World Series della storia.

 

La Union Association provò ad affacciarsi nel mondo del baseball professionistico, ma fu schiacciata dal duopolio esistente e non andò oltre la stagione inaugurale.

 

Team Years W L
Buffalo Bisons 1879-1885 314 333
Baltimore Orioles 1892-1899 644 447
Brooklyn Bridegrooms/Grooms/Superbas* 1890-1900 804 698
Boston Beaneaters/Red Caps* 1876-1900 1686 1175
Chicago White Stockings/Colts/Orphans* 1876-1900 1621 1234
Cincinnati Reds* 1890-1900 791 716
Cleveland Blues 1879-1884 242 299
Cleveland Spiders 1889-1899 738 764
Cincinnati Reds 1876-1880 125 217
Detroit Wolverines 1881-1888 426 437
Hartford Dark Blues 1876-1877 78 48
Indianapolis Blues 1878-1878 24 36
Indianapolis Hoosiers 1887-1889 146 249
Kansas City Cowboys 1886-1886 30 91
Louisville Grays 1876-1877 65 61
Louisville Colonels 1892-1899 419 683
Milwaukee Grays 1878-1878 15 45
New York Giants/Gothams* 1883-1900 1274 1054
New York Mutuals 1876-1876 21 35
Philadelphia Phillies/Quakers* 1883-1900 1208 1117
Philadelphia Athletics 1876-1876 14 45
Pittsburgh Pirates/Alleghenys* 1887-1900 910 991
Providence Grays 1878-1885 438 278
St. Louis Brown Stockings 1876-1877 73 51
St. Louis Maroons 1885-1886 79 151
St. Louis Browns/Cardinals/Perfectos* 1892-1900 465 782
Syracuse Stars 1879-1879 22 48
Troy Trojans 1879-1882 134 191
Worcester Ruby Legs 1880-1882 90 159
Washington Nationals 1886-1889 163 337
Washington Senators 1892-1899 410 697

National League - I record del XIX secolo (*: franchigie tuttora operanti).

 

Anche la Players League fu un affare di un solo anno, ma il suo impatto fu di maggior rilievo.

Nel 1880 la nuova realtà si proponeva di riportare i giocatori ad un ruolo di vertice nella gestione dei clubs e dei profitti.

La scelta delle città base delle franchigie non nascondeva un’aperta battaglia con la National League, che rispose con la stessa arma: i calendari si sovrapponevano e in almeno 5 città si giocava spesso in contemporanea.

Per distruggere la Player League i vertici della National League abbassarono i prezzi di ingresso prima, e poi rafforzarono i roster andando proprio a depredare le compagini di Players League e American Association.

Il risultato fu che anche la American Association si ritrovò irrimediabilmente indebolita, spianando un monopolio decennale a partire dal ’91.

 

L’altra lega prima del modern baseball fu l’International Association.

Le squadre più competitive e solide erano corteggiate costantemente dalla National League: il salto alla lega più vecchia, oltre ad indebolire la International Association, significava spesso la fine del club che non resisteva alle sirene, ma non era in grado di affrontare il diverso tenore di gestione.

 

Trovatasi da sola la National League dovette cominciare ad affrontare problemi che già avevano minato la salute della National Association.

Le difficoltà maggiori consistevano nel mantenere l’interesse nonostante la supremazia di poche squadre e nell’arginare il fenomeno dei giocatori attratti dalle lusinghe degli scommettitori.

Il pubblico scarseggiava nonostante l’allontanamento del monte avesse portato ad un’impennata delle statistiche offensive; la soluzione migliore che i vertici trovarono fu di ridurre il campionato da 12 a 8 squadre, lasciando fuori Baltimore, Cleveland, Louisville e Washington.

Il provvedimento costituì forse l’ancora di salvezza per la National League, ma pose le basi per il progetto che avrebbe definitivamente posto termine al monopolio del Senior Circuit.

 

In tutto questo arco di tempo il baseball assumeva progressivamente la forma che conosciamo.

“Gioco!” fu chiamato per la prima volta nel ’76; per ricevere una base gratis ci volevano nove ball agli albori della National League, ma si giunse agli attuali 4 prima del nuovo secolo; il box di lancio fu rialzato e sostituito da una pedana, allontanandosi a 50 e ai definitivi 60 piedi e 6 pollici da casa base; il piatto quadrato divenne pentagonale; al pitcher fu concesso di lanciare da sopra; nuove regole quali il balk e l’infield fly furono implementate e persino le rilevazioni statistiche furono perfezionate.

La strada era spianata per il baseball moderno ed i suoi primi grandi interpreti: Honus Wagner, Ty Cobb e Nap Lajoie.


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