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quinta parte - La Union Association
Nel 1884 furono disputati, per la prima volta, ben tre campionati di Major League, per il capriccio di un individuo.
Henry V. Lucas era, nel 1883, un 26-enne benestante di St. Louis, città che tra i propri colonizzatori annoverava suo nonno.
La famiglia Lucas era stata rappresentata nel baseball dallo zio e dal fratello di Henry, i quali avevano coperto la presidenza del club locale prima che fosse estromesso dalla National League.
Henry aveva una passione morbosa per il diamante, tanto da averne costruito uno nella propria tenuta, sul quale agli ospiti era richiesto di giocare prima che la cena fosse servita.
Il suo grande desiderio era però il possesso di una propria franchigia, molto difficile da realizzare nel 1883, perché avrebbe significato stare alle regole della National League, con la concorrenza in città dei Browns: il club di Von der Ahe dominava l’American Association e ne sfruttava le norme più aperte riguardo prezzo dei biglietti, partite di domenica e vendita di alcolici.
Lucas sfruttò la propria posizione "esterna" sedendosi allo stesso tavolo dei giocatori, in visita a St. Louis, che trascorrevano il dopopartita nelle taverne.
Non è chiaro se fu per un atto di coscienza o perché avesse trovato un punto d’appoggio su cui far leva per la realizzazione del proprio sogno; di fatto prese ad esternare la propria posizione di ostilità nei confronti della reserve clause, norma che vincolava a vita i giocatori alle squadre con cui siglavano un contratto.
Su questa base nacque, il 12 settembre 1883 la “Union Association of Professional Baseball Clubs”; lo statuto non era molto differente da quello di National League e American Association, eccezzion fatta, appunto, sul fatto che “benché riconosciamo la validità di tutti i contratti stipulati dalla [National] League e dall’American Association, non possiamo riconoscere alcun accordo per il quale un qualsivoglia numero di giocatori possa essere riservato per qualsiasi club per un tempo ulteriore al termine del contratto con tale club”.
La reserve clause era nata nel 1879 per volere di Arthur Soden, proprietario di Boston; al solito, lo scopo era quello di evitare che i giocatori balzassero da una squadra all’altra e facessero lievitare il proprio prezzo sul mercato. La regola prevedeva che una squadra avesse diritti esclusivi sulla firma del contratto di cinque giocatori da essa scelti; ovvero, terminato il contratto di tali giocatori, la squadra aveva poteri unilaterali sul prolungamento dello stesso. Quando National League e American Association firmarono la pace con il National Agreement, il numero di giocatori “riservabili” fu portato a 11.
Forti di un buon capitale iniziale, della fiducia di ulteriore disponibilità monetaria se necessaria, e della abolizione della reserve clause, gli uomini che dirigevano la Union Association contavano di attirare molti giocatori.
In attesa del 17 aprile, data in cui il nuovo circuito apriva le ostilità, anticipando di due settimane gli altri due, si portavano a termine varie operazioni.
Le franchigie scelte per il primo campionato avevano sede ad Altoona, Washington, Cincinnati, Philadelphia, Boston, Baltimore, St. Louis e Chicago.
Ognuna di esse si assicurò il proprio terreno di gioco: Baltimore si insediò nel magnifico Belair Lot, Washington scelsce i Capitol Grounds, letteralmente ai piedi del Campidoglio e Cincinnati riuscì persino a scacciare i Red Stockings dell’American Association dai Bank Street Grounds. Lucas, per i suoi Maroons, costruì il Palace Park of America, complesso da 10.000 posti con sale per riunioni e gabbie di canarini in tribuna.
Fu scelta anche la palla ufficiale, prodotta da Wright and Ditson, che prometteva di essere “più viva” e, di conseguenza, un gioco più offensivo.
Gli altri non rimasero a guardare. L’American Association aumentò il proprio campionato di quattro franchigie. La National League minacciò di radiazione i giocatori che fossero passati alla Union Association, e anche coloro i quali avessero tergiversato nel firmare il contratto per la nuova stagione. Inoltre furono create delle “squadre di riserva”, che giocavano nei diamanti di National League quando la prima squadra era in trasferta, con lo scopo di sottrarre talento alle grinfie della Union Association, e fornire ad essa concorrenza ogni giorno.
Il nome di Henry Lucas non era apparso tra quelli di chi aveva dato il la alla nuova lega; ben prima dell’Opening Day, però, egli era già stato nominato presidente.
Il suo sogno di avere un club di Major League si era pienamente realizzato: i suoi Maroons erano zeppi di talento in ogni posizione e uscirono dai blocchi con 21 vittorie consecutive.
Nello stesso periodo, però, altre franchigie navigavano in acque tempestose.
Altoona era una piccola città e la sua inspiegabile ammissione in una Major League era stata giustificata dall’importanza del nodo ferroviario che vi sorgeva (la Pennsylvania Railroad avrebbe dovuto fornire supporto economico agli Unions); l’iniziale 0-11 scoraggiò i tifosi locali, abituati a quella che era una forte compagine indipendente. Dopo qualche incontro in cui i biglietti strappati furono abbondantemente inferiori al migliaio, la franchigia, incapace di fronteggiare le spese, si sciolse.
Un’altra ricetta di fallimento era stata la collocazione dei Keystones a Philadelphia: la città dell’amore fraterno era, per popolazione, seconda solo a New York al tempo, ma una nuova compagine non aveva possibilità di farsi largo tra i Phillies della National League e gli Athletics dell’American Association.
Inoltre non tutti i club erano riusciti ad assicurarsi giocatori con esperienza in Major League. I Chicago Browns, nel tentativo di rubare vetrina ai fortissimi White Stockings di Spalding e Anson, erano riusciti, prima dell’Opening Day, a firmare l’asso Larry Corcoran, strappandolo proprio ai concittadini di National League.
Il timore della radiazione aveva però fatto tornare il lanciatore sui propri passi, infliggendo un duro colpo ai Browns e alla Union Association.

Larry Corcoran, in una figurina del XIX secolo.
La presenza di tre Major Leagues portò un duro colpo alle leghe minori - depredate di giocatori –, che in molti casi non riuscivano a portare a termine i propri calendari. Alcune formazioni addirittura furono attratte in toto nella Union Association per sostituire le franchigie che fallivano. Tra queste, Milwaukee a fine stagione e Kansas City a maggio, al posto di Altoona, furono economicamente soddisfatte dal salto, al punto da prepararsi a una seconda stagione di Union Association.
Non trovarono però molti altri entusiasti dell’idea.
Dopo Altoona, saltò Chicago: la squadra, spostatasi a Pittsburgh, non finì nemmeno lì la stagione, completata invece dai St. Paul White Caps, superstiti della devastata North Western League.
Ovviamente i Keystones non sopravvissero alla doppia concorrenza di Philadelphia e furono sostituiti dai Wilmington Quicksteps, leader della Interstate League; pure in questo caso il trasferimento mancò di sortire benefici: Wilmington non completò la stagione, nonostante importanti sovvenzioni, senza precedenti, provenienti da Lucas e dalla Lega. Al loro posto i Milwaukee Grays esordirono con un doppio shutout su Washington, il secondo una no-hit di Ed Cushman; pochi giorni dopo, lo stesso lanciatore sconfisse Boston, subendo una sola valida, concludendo così una coppia di incontri ineguagliata sino alla doppia no-hit di Johnny Vander Meer nel 1938.

Una rara foto dei Quicksteps di Wilmington, risalente a molti anni prima della parentesi nella Union Association.
St. Louis dominò la stagione, staccando Cincinnati di 21 partite, siglando una media vittorie ben superiore a .700, ancora oggi la migliore nella storia delle Majors. Anche questa mancanza di lotta al vertice contribuì al disastro finanziario della Union Association. Tutte le franchigie andarono in rosso di decine di migliaia di dollari; lo stesso Lucas accumulò intorno a 17.000 dollari di debiti. Solo Washington e Kansas City trassero profitto dalla stagione.
Al primo meeting post-stagionale si ritrovarono i delegati di soli 4 club; ciononostante si iniziò a delineare il nuovo campionato; ma quando si sparse la voce che Lucas era a caccia di un posto in National League, e come lui le compagini di Cincinnati e Washington, la Union Association fu dichiarata morta, alla presenza dei soli rappresentanti di Kansas City e Milwaukee.
Lucas non ebbe sorte migliore della propria creatura. Comprò i Cleveland Blues (NL), con l’autorizzazione a muovere la franchigia a St.Louis, e la promessa di cooperazione nel conservare i migliori giocatori schierati nell’Ohio; ma Charlie Hackett, ex manager della squadra, li mise tutti sotto contratto con Brooklyn (AA).
I nuovi Maroons non devastarono la National League come avevano fatto con la Union Association: conclusero ultimi la stagione 1885. Lucas si ritirò dalla scena del baseball nel 1886, dopo aver perso molti soldi; al punto che, quando una tempesta affondò delle imbarcazioni da fiume di sua proprietà, egli non fu in grado di rimpiazzarle. La sua sorte era entrata in una vertiginosa discesa: morì nel 1910, a 53 anni, ex milionario, ora semplice impiegato comunale.

La lapide sotto cui giace sepolto Henry Lucas.
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