...GONE! (AND COME BACK).

Vi ho mai detto che sono un grande estimatore del bunt? Forse non si evince dai capitoli finora scritti della buntologia; il mio pensiero, invece è proprio tra quelle righe, espresse da uomini di baseball a me molto superiori. Leggete la citazione che apre l'Intermezzo e quella che vi intrattiene nell'attesa delle prossime puntate, opere di Weaver e Cobb rispettivamente: mescolate bene e ne uscirà una formula vincente.

 

Oriole Park at Camden Yards, gli Orioles aprono una serie di tre partite contro i Red Sox. Gli Arancioni sono, come consuetudine da anni, già fuori dalla pennant race; gli uomini di Boston guidano la division, ma iniziano a sentire sul collo il fiato dei soliti Yankees.

L'incontro promette bene, dato che il pitching matchup è Matsuzaka contro Bedard.

 

Top 1st.

Come vi avevo raccontato sono partito il 30 luglio alla volta di Pittsburgh; non tutte le aerocoincidenze sono andate per il meglio e, nelle 4-5 ore (o quelle che sono state) al Washington-Dulles, ho conosciuto Clancy, con cui ho poi condiviso il taxi una volta giunti a Pittsburgh. Con lui e il driver si è parlato del PNC Park - "stadio fantastico", hanno detto - e dei Pirates - "squadra inetta", hanno aggiunto.

Clancy raccomanda di visitare l'History Center, e in particolare lo Sports Museum.

Barry è ancora a 754; nelle ore di viaggio e soste forzate ai Terminal (Termini?), non ha battuto homer.

 

Lugo apre per i Sox con una volata al centro. Segue Pedroia con una volata a sinistra. Tocca a Big Papi Ortiz: la difesa degli Orioles non è estremamente shiftata e Bedard lo induce in una volata in campo opposto.

 

Tre flyball, non ricordo se Bedard sia un flyball-pitcher, a casa controllerò; mentre faccio queste considerazioni, Neal esprime ad alta voce i miei pensieri.

Oggi guardo la soluzione all'enigma: Bedard, 1.47 GO/AO... è un groundball pitcher.

 

Bottom 1st.

All'andata è sempre facile assorbire il jet-lag; alle 8 sono già sulle strade di Pittsburgh (prima ho controllato il Bonds Count su ESPN... sempre 754).

Gli highlights dell'History Center sono una mostra di foto vincitrici di Pulitzer, una sui soldati afro-americani nel Viet Nam e, ovviamente, lo Sports Museum.

Pittsburgh è una football-city (gli Steelers), ma per me il primo cimelio è la casacca numero 66 dei Penguins... poi c'è il baseball, Honus Wagner (uniforme completa esposta e guanto minuscolo bucato!), Roberto Clemente, Willie Stargell, Barry Bonds (come è piccola la sua casacca oro-nera accanto a quella attuale di Bay!). E le Negro Leagues, che hanno visto due delle più forti compagini insediate nella Steel City: c'è un guanto appartenuto a Satchel Paige ai tempi dei Crawfords e una uniforme degli Homestead Grays, e tanto altro a ricordare Josh Gibson, eroe locale, Cool Papa Bell, Oscar Charleston e gli altri.

Al PNC Park si accede attraversando il fiume sul Roberto Clemente Bridge, chiuso al traffico all'avvicinarsi del game time; già da questa sponda si vede il prato.

I Cardinals vincono 6 a 4, il catcher di casa commette due errori difensivi - in un unico At Bat - che risulteranno decisivi; l'ultima sua apparizione nel box è accompagnata da impietosi ululati.

 

 

Brian Roberts è il primo Oriole ad affrontare Daisuke e guarda passare il terzo strike del Giapponese. Dice-K cerca più volte lo spigolo basso e interno su Corey Patterson, ma non trova l'area e gli concede la prima. Markakis non leva mai la mazza dalla spalla: guarda tre ball e poi tre strike in fila, mentre Patterson ruba la seconda. Dalla posizione punto Corey giunge a casa grazie al singolo a sinistra di Tejada che, sul gioco Ramirez-Varitek, tenta di guadagnare la seconda, ma è il terzo out, toccato da Pedroia. Gli Orioles sono comunque sopra 1 a 0.

 

 

La casa che ha dato i natali a Babe Ruth è a pochi passi dall'Oriole Park - in effetti il saloon gestito dal padre sorgeva sul prato che Patterson torna a occupare dopo aver sbloccato il risultato -; dalla dimora dell'idolo alla statua che lo ritrae all'ingresso dello stadio (parco, chiamiamolo parco) sono dipinte sessanta palle da baseball.

 

Top 2nd.

Bill Veeck, una volta, disse di aver scoperto che la competenza degli spettatori è inversamente proporzionale alla distanza del loro posto dal campo. Non posso confermare per ciò che concerne la competenza, ma è sicuramente vero riguardo all'attenzione rivolta alla partita: nei seggiolini da 9 dollari - che comunque l'inserviente viene a pulire quando ti accompagna a sedere - si è meno disturbati dall'andirivieni per gli hot dog.

Paulino è sonoramente fischiato alla presentazione delle formazioni; i Pennsylvani (si chiameranno così?) non gli hanno ancora perdonato i due errori che ieri hanno deciso la partita. Gli ululati lo accompagnano anche nel box, quando al primo inning si presenta a basi piene; un Grand Slam e i fischi si tramutano in applausi. Finisce 15 a 1 per i padroni di casa.

 

 

Bedard si sbarazza di Manny Ramirez in quattro lanci; Youkilis, definito in Moneyball "The Greek God of Walks", tiene fede all'etichetta, conquistando la prima dopo aver fatto scorrere 4 palle molto vicine alla zona. Lowell combatte a lungo, mandando in foul diversi lanci; la sua lotta si conclude con una rimbalzante su Brian Roberts, che apre un doppio gioco 6-4-3.

 

 

Mr. Picone, mentre lasciavamo la casa di Babe Ruth, mi aveva indicato la presenza di un errore nella scultura del Bambino che dà il benvenuto all'Oriole Park; al cospetto del Sultan of Swat, mi interroga...

- Sembra che abbia un guanto da destro...

(non lo indossa, altrimenti non avrei detto "sembra")

- Come hanno potuto lasciare che accadesse una cosa simile?

 

Bottom 2nd

Prima partita diurna, Rangers @ Indians, primo lancio ore 1.05 PM. Arrivano flotte di scuolabus che scaricano legioni di bambini al Jake. Lo stadio di Cleveland è ottimo per la visuale del terreno di gioco, sembra di essere nell'azione; inoltre il tabellone è estremamente informativo, e lascia sempre visibile il lineup di entrambe le squadre.

Westbrook esce da un cattivo periodo con un'eccellente partenza; Sizemore festeggia il compleanno, Lofton riceve il bentornato e la Tribù si impone per 5 a 0.

Appena concluso l'incontro si scatenano gli elementi: pioggia e grandine impediscono di vedere per tre quarti d'ora e più; al termine della tempesta mi incammino verso la sponda dell'Erie. Sirene di ambulanze e pompieri corrono a sistemare i disordini di Madre Natura, mentre vigili senza fischietto sembrano più direttori d'orchestra che di traffico. E' la prima volta che sono di fronte a un lago di cui non posso vedere il termine da tre lati.

 

 

Millar apre il seccondo attacco Oriole, applaudito da entrambe le fazioni: 6-3. Aubrey Huff sopravvive con vari foul, prima di ricevere la seconda base concessa da Matsuzaka. Mora è strikeout sventolando, Ramon Hernandez spinge Huff in terza con un singolo al centro, ma Redman finisce al piatto, lasciando il compagno a 90 piedi dal 2 a 0.

 

 

Il viale, tra le tribune di destra e il caratteristico edificio dove apparivano le cifre del record di Ripken, è già beneficio dei soli titolari di biglietto.

A sinistra l'edificio - appunto -, il più lungo della costa est; a destra gli stand, con salsiccia sul barbecue, le specialità locali e i relativi odori; sopra, accompagnate dal clamore del pubblico - già assiepato a mirare il batting practice -, le palle battute dai mancini, da schivare o da tentare di raccogliere; sotto, sul pavimento, sagome di homer passati, accuratamente registrate (nome, squadra, data).

 

Top 3rd

Cleveland, il giorno successivo la procella, ridefinisce il concetto che avevo di giornata umida. Con il gruppo al quale sono aggregato dalla seconda partita a Pittsburgh, raggiungo ancora la riva dell'Erie, per una doppia visita: la Rock 'n' Roll Hall of Fame e una mostra itinerante di reperti dell'Old Ballgame. La seconda, che ha in prestito diversi elementi che dimorano abitualmente a Cooperstown, prende gran parte della mia mattinata, relegando a un ruolo minore la celebrazione dei miei idoli musicali (Chuck, Jerry Lee, e quattro ragazzi inglesi).

Il pomeriggio raggiungiamo in pullman Detroit e il Comerica Park; il punto di ritrovo, a partita conclusa, sarà una chiesa adiacente gli stadi - la dimora dei Lions di football è contigua al Comerica -, che avvisa, su uno striscione, che "qui si prega per i Tigers e i Lions", con a seguito gli orari di ritrovo per inginocchiarsi a favore delle belve.

La partita è aperta in due dal Grand Slam di Uribe, che fornisce il cuscino a Buherle per un unico calo al quarto inning: i White Sox domano i Tigers 7 a 4.

 

 

Varitek è congelato dal sesto lancio di Bedard: nella sua casella sullo score apparirà una K ribaltata. Crisp batte su Tejada che ne perfeziona l'eliminazione con l'assistenza a Millar. Willy Mo Pena guarda tutti i 5 lanci che gli sono recapitati, side retired.

 

 

Le scarpe di Shoeless Joe Jackson... suona strano: la mostra "Baseball as America", di Shoeless, presentava le scarpe. C'erano anche quelle di Ty Cobb, girate perché esibissero gli spikes lungi e taglienti.

Ci sono, sotto vetro, le mazze di Ruth, Maris, McGwire e Sosa, con cui colpirono alcuni degli (60, 61, 70, 66) homer delle loro stagioni più produttive. Alcune repliche, invece, sono a disposizione dei visitatori, che possono valutare l'evoluzione di manico, peso e  bilanciamento dello strumento nel corso dei decenni.

 

Bottom 3rd

All'Henry Ford Museum non ci sono solo auto - le presideziali nere, quella di John Lennon gialla a fiori -; anche treni, aeroplani, e la sedia di Abraham Lincoln.

Negli ampi cortili si sta svolgendo un incontro di Vintage Baseball, con le regole e i vestiti dell'Ottocento.

Accanto al Comerica è in atto un allenamento a porte aperte - e tetto chiuso - dei Lions: un'occasione per vedere dieci minuti di NFL.

Le Tigri, invece, cercano di non essere spazzate dai White Sox, ma il risultato è simile a quello di ieri (7 a 5). Cambia solo il ruolo di Ozzie Guillen che, non avendo da Vazquez 8 inning come da Buherle, si produce in varie telefonate al bullpen.

 

 

Roberts fa ancora leva sulle difficoltà di controllo di Matsuzaka, e cammina verso la prima. Patterson lo spinge in seconda con un bunt - non ciò che si sarebbe visto a Baltimore ai tempi di Weaver, ma c'era un mezzo tentativo di ottenere una valida. Dice-K va sul 3-1 anche su Markakis, ma ritrova la zona e lo elimina invitandolo a inseguire una veloce alta. Tejada colpisce una linea che si spegne, insieme al boato arancio, nel guanto di Manny Ramirez.

 

 

La casacca di Aaron ieri era esposta accanto a quella di Jackie Robinson; da oggi, invece, Hank condivide il trono di Home Run King con Barry Bonds.

I servizi in TV propongono il 755° da ogni angolo immaginabile; poi, distrattamente, concludono accenando al fatto che i Padres hanno vinto l'incontro in 12 inning.

 

Top 4th

Si parte alle 6.30, pronti a sconfinare. A Toronto è una giornata perfetta per il baseball: sole, un poco di brezza e niente umidità. L'inizio dell'incontro è previsto per le 1:07. Perché due minuti più tardi rispetto a quanto accade per le partite in suolo USA? Sarà perché cantano un inno in più?

L'inizio non promette bene per i Canadesi: Frank Catalanotto apre l'incontro con un homer! Il partente dei Jays McGowan, però, non concede altro, e consegna al nono la partita ad Accardo, il cui compito è di conservare un vantaggio di 4 a 1.

Lo Skydome (non mi viene Rogers Centre) è, all'apice della copertura - oggi ovviamente retratta -, alto poco meno della torre che domina la mia città; sul lato prima base incombe la CN Tower, che svetta oltre quota 500 metri. Dopo l'incontro effettuo l'ascesa - in 52 secondi con l'ascensore - a quota 342, dove si trova il ristorante "360" (che ruota), la terrazza circolare da cui vedere Toronto, e il pavimento di vetro - di plexiglass, direi -, per guardare 350 metri sotto i propri piedi... per chi ci riesce!

 

 

Lugo spedisce il primo lancio di Bedard davanti all'esterno sinistro Redman; Pedroia lascia scorrere due ball, poi lo emula. I Red Sox minacciano danni con Ortiz e Ramirez davanti a una tavola apparecchiata.

Big Papi è nutrito di sei lanci (su sette) sul filo esterno all'altezza delle ginocchia: l'ultimo, sul conto pieno, lo guarda, e per l'arbitro può accomodarsi nel dugout. Per Manny, invece, una palla in mezzo, colpita verso il seconda base Roberts: 4-6-3, minaccia sventata e ancora 1 a 0.

 

 

Non si è ancora smorzata l'eco del fuoricampo di Bonds, che un altro giocatore scrive una pagina di storia. Tom Glavine non è un personaggio controverso come Barry; la sua classe fa sì che tutta l'America, a partire da Wrigley Field, applauda la sua 300-esima vittoria, aiutata da una battuta valida da lui stesso messa a segno.

 

Bot 4th

Secondo day-game consecutivo nell'Ontario, insolito di lunedì, ma in Canada ricorre una festa nazionale. Sono arrivati gli Yankees: gli spalti sono pieni e rumorosi. In campo e in tribuna non si sono dimenticati dell'interferenza verbale di A-Rod, che costò qualche mese fa una partita ai Jays; il neo-membro del club dei 500 HR è accolto da ululati e un lancio che gli transita dietro la schiena.

La partita è un susseguirsi di lanci dentifricio e scivolate dure, ma le scintille non provocano mai il fuoco. Finisce 5 a 4 per le Pinstripes, con duello finale tra Mariano Rivera e Frank Thomas... manca solo "La resa dei conti" di Morricone come sottofondo! Mo estrae per primo e The Big Hurt resta col fucile in spalla.

 

 

Millar colpisce una debole rimbalzante su Youkilis, che raccoglie e completa da solo l'eliminazione. Huff è eliminato al volo da Manny Ramirez, seguito dal K sventolato di Mora. Matsuzaka esce velocemente dal 4° inning (10 lanci).

 

 

All'Henry Ford era esposta una delle poche copie rimaste della dichiarazione d'Indipendenza (l'originale, forse, riuscirò a vederla nei prossimi giorni a Phila). A Cleveland ho ammirato - davvero! - un altro documento di grande valore storico. Non è scritta con caratteri svolazzanti come l'altra, bensì battuta a macchina, né con ricercate parole ottocentesche; non parla di diritti imprescindibili dell'uomo, ma solo di un passatempo da conservare, nonostante tutte le energie siano dirette allo sforzo bellico. Avrò letto decine di volte la Green Light Letter di Franklin Roosevelt, indirizzata al Commissioner Landis, ma avere dinnanzi l'originale...

 

Top 5th

Ieri ho salutato i compagni di avventura, con cui ho spartito le ultime cinque gare. Sono circa a metà gita, e ho a disposizione un paio di giorni per passeggiare per Toronto... e vedere il resto della serie con gli Yankees.

Sono stato dinnanzi al Maple Leafs Garden, storico stadio del ghiaccio dell'amatissima franchigia originale della NHL; da qualche anno è stato rimpiazzato dall'Air Canada Centre - che pure vado a visitare -, ma non pare abbandonato, seppure non sia possibile entrare: ci sono voci che possa diventare la nuova sede della Hockey Hall of Fame.

Lo Skydome è chiuso questa sera, perché fuori piove. All'interno Clemens è sfidato da Josh Towers. Le questioni di ieri sera non sono ancora risolte: a Towers "sfugge" un lancio addosso a Rodriguez ed entrambe le compagini invadono il campo (solo scambi d'opinione); quando pare tutto sistemato A-Rod, dalla prima, riprende il dialogo con il pitcher... e nuovamente i dugout si svuotano.

Finisce 9-2 New York, ma c'è tempo per vedere la retailation di Clemens - arrivato al suo numero di lanci, e avendo concesso solo due valide, colpisce Rios e viene espulso - e per osservare una prima volta il talento di Joba Chamberlain.

 

 

Youkilis ("il dio greco eccetra...") continua a guardare le offerte di Bedard, ma questa volta la sua inattività lo riporta nel dugout con uno strikeout sul proprio conto. Lowell, invece, aggredisce il primo lancio, colpendo una flyball preda di Patterson. Varitek non si muove su un lancio alle ginocchia in mezzo al piatto: è il quinto K per Bedard, e il quarto guardato consecutivo.

 

 

Dal televisore a schermo piatto (una trentina di pollici) ai piedi del letto nella mia stanza d'albergo, assisto - grazie alla manciata d'ore di differenza - a ciò che accade nella costa ovest. Il secondo turno di Barry Bonds, al quinto inning, giunge al conto pieno; lo swing non lascia dubbi, appena la mazza e la palla si incontrano, tutti sanno che si tratta del numero 756. Per la prima volta da quando sono in Nordamerica, vedo il numero 25 dei Giants con il volto disteso.

 

Bottom 5th

Mattinata dedicata alla Hockey Hall of Fame. Per chi ha in mente Cooperstown, la cosa è molto diversa: il Temple de la Rennomée (i Canadesi traducono tutto, anche nell'Ontario) è più o meno il sotterraneo di un centro commerciale. Alla stanza dei trofei si accede passando per porte dello spessore di 30-40 centimentri: avvicinandosi al centro, scorrono le teche contenenti il Vezina, l'Art Ross, il Calder, e tutte le dame... fino ad arrivare a lei, al centro, la regina, la Stanley Cup. Si può toccare, con moderazione.

Il Rogers è invaso da Taiwanesi, che seguono ovunque Wang; o forse spuntano ovunque lui lanci. L'asso Yankee, però, delude i suoi conterranei... e me, che speravo in un pitching duel con Halladay: The Doc fa il suo dovere e i Jays si impongono 15 a 4.

Per precauzione A-Rod è conservato in panchina.

 

 

Matsuzaka lavora Hernandez sul filo esterno, Ramon è eliminato F8. Tike Redman colpisce una rimabalzante centrale, che rotola anch'essa verso Crisp; Roberts lo segue con una Texas Leaguer, che pure si spegne davanti a Coco. Con uno fuori e prima e seconda occupate, Patterson spinge un lancio esterno in campo opposto: la sua linea è preda di Ramirez. Pure Markakis va in campo opposto; la scelta difesa sul cuscino di seconda pone fine a un altro inning che costa pochi lanci (14) a Dice-K.

 

 

Gli Statunitensi conservano, come reliquia, la Green Light Letter, ma sui dollari hanno solo Presidenti. I Canadesi, tra Regine e Governatori, hanno, sul retro della banconota da cinque, raffigurati bambini che giocano a hockey.

Custodita ancora più gelosamente è la rarissima figurina di Honus Wagner, quella che l'Olandese Volante volle tolta dai pacchetti di sigarette: è "illuminata" da un raggio blu, in una stanza completamente buia; una delle copie se la aggiudicò all'asta Wayne Gretzky - da Brantford, Ontario -, il miglior giocatore di hockey di tutti i tempi.

 

Top 6th

Primo giorno senza baseball. Volo Toronto-Baltimore, non si arriva in tempo per Mariners-Orioles. Mattinata in riva all'Ontario e ultimi acquisti al Jays Shop, prima di raggiungere il Pearson Airport. Lester B. Pearson fu un importante politico e diplomatico dell'Ontario, insignito del premio Nobel per la pace. In gioventù giocò a hockey nell'Oxford University Ice Hockey Club, la seconda squadra più vecchia della storia. Oggi un premio che reca il suo nome è assegnato ogni anno al giocatore (NHL) ritenuto il migliore in regular season dai suoi colleghi.

 

Crisp è eliminato con assistenza terza-prima. Seguono Pena e Lugo, entrambi fuori per 6-3.

 

La permanenza a Toronto, la più lunga in una città nel corso della mia gita, mi ha fatto apprezzare "la serie". Ho organizzato questa vacanza con lo scopo di vedere quanti più stadi e quante più squadre possibili; l'esperienza MLB, però, deve basarsi sulle serie, non sui singoli incontri, questo ho intuito. Lo terrò presente per la prossima volta.

 

Bottom 6th

Sono ancora a Toronto, ieri hanno cancellato il volo! Se voglio raggiungere Baltimore in tempo per la partita di stasera, e per aggregarmi al gruppo con cui risalirò la costa est, devo volare a Washington e, di lì, prendere un taxi. Detto-fatto... la corsa tra le due città americane è costosa, ma il driver è un poeta e nel tragitto recita varie sue composizioni.

Prima dell'incontro, visita alla casa di Babe Ruth, poi...

Oriole Park at Camden Yards, gli Orioles aprono una serie di tre partite contro i Red Sox. Gli Arancioni sono, come consuetudine da anni, già fuori dalla pennant race; gli uomini di Boston guidano la division, ma iniziano a sentire sul collo il fiato dei soliti Yankees.

L'incontro promette bene, dato che il pitching matchup è Matsuzaka contro Bedard.

 

 

Miguel Tejada mette in gioco il secondo lancio di Dice-K e apre la parte bassa del sesto con un 4-3. Millar è più paziente e conquista la prima per ball. Huff è al volo da Crisp, Mora da Wily Mo Pena. Ancora una volta il Giapponese dei Red Sox è fuori dall'inning con 15 lanci.

 

 

Non vi tedierò con una celebrazione del fascino dell'Oriole Park: se il giudizio sull'impianto di Camden Yards è unanimemente entusiastico dal giorno in cui ha aperto, è inutile che io ripeta quanto detto da altri. Mi permetto solo di aggiungere che, dovendo scegliere una serie da vedere lì dal vivo, l'opzione dei Red Sox è da tenere in seria considerazione. Tanti scendono da Boston, dove i biglietti delle partite al Fenway sono costosi e raramente disponibili, e le tribune di Baltimore sono equamente tinte di rosso e arancio.

 

Top 7th

Philadelphia. Davanti alla Liberty Bell non sono emozionato quanto ieri l'altro al cospetto della Coppa di Lord Stanley: non me ne vorrete per questo... sono stati comprensivi persino un paio di Americani!

Al Citizen Bank, sono ospiti i Braves e, soprattutto, una ventina di membri delle formazioni Phillies del passato: tra i vari che vedo allineati, Gary Matthews (Sr.), Greg Luzinski, Kent Tekulve e gli Hall of Famers Mike Schmidt, Steve Carlton e Robin Roberts.

Gli ospiti si impongono per 7 a 5 e i fan locali, notoriamente facili contestatori, iniziano a ululare alla volata di sacrificio di Chipper Jones, che sblocca il punteggio al primo inning.

 

 

Bedard è ancora in ottima forma: induce una rimbalzante di Pedroia su Roberts, una volata innocua di Big Papi e una groundball di Manny sul terza base. Ancora 1 a 0 al Seventh inning strech.

 

 

Take Me Out To The Ballgame è stata scritta nel primo decennio del XX secolo da una persona che non aveva mai assistito ad un incontro di baseball. Il manoscritto, conservato abitualmente a Cooperstown, è ora in viaggio con la mostra Baseball as America: è a matita, e reca diverse cancellature, ripensamenti del compositore. Nel cuore della canzone si menziona uno snack che ancora oggi è venduto nei ballpark.

 

Bottom 7th

Il giorno in cui ho prenotato questo tour, ho controllato l'ultima partenza di Glavine e contato i giorni di cinque in cinque per sapere se avevo una possibilità di vederlo in azione allo Shea; non c'era speranza, ma a ogni successiva uscita ripetevo il conto, sperando di essermi sbagliato e che Tom non ne vincesse troppe, per poter assistere al suo 300-esimo successo.

Ha lanciato Oliver Perez, i Mets hanno vinto 10 a 4; Alou si è fatto perdonare una palla persa nel sole con 2 HR e un doppio, più un terzo colpo lungo che ha virato just foul. Per i Marlins partiva l'Olandese Vanden Hurk.

Serata a Broadway, per il musical Mamma Mia!, con brani degli ABBA.

 

 

Matsuzaka non sta peggio di Bedard: con soli 14 lanci, chiude l'ennesimo inning veloce. Hernandez batte poco oltre il box (1-3), Redman non impegna troppo Lowell (5-3), e Roberts è strikeout guardato. Mancano due inning e decide ancora il punto ottenuto dagli O's al primo attacco.

 

 

Non avevo pensato alla celebrazione. Glavine ha raggiunto la milestone a Chicago, e oggi è onorato nella casa dei Mets. Riceve regali e congratulazioni, a stringergli la mano c'è anche Tom Seaver. Poi parte un video: Piazza è il primo a congratularsi, poi Smoltz, che scherza sulla propria calvizie, ma non può fare a meno di mostrarla levando il cappello al proprio ex compagno; Bobby Orr è colui che ha rivoluzionato il ruolo del difensore nell'hockey e, oltre ai complimenti, esprime il rammarico di non aver visto Glavine solcare i ghiacci NHL (era stato scelto dai Kings!); Gaylord Perry gli dà il benvenuto nel club delle 300 vittorie; chiude Gretzky, "sarebbe stato un onore averti come compagno di squadra [...] con te nei Kings, forse, nel 1993 avremmo vinto la Stanley Cup".

 

Top 8th

Visita mattutina alla Casa che Ruth Costruì: la guida si raccomanda di non camminare altrove che sulla warning track, di non portarsi a casa souvenir di erba, di non emulare Melky Cabrera saltando sulle recinzioni per rubare un fuoricampo. Poi ci porta a sedere in tribuna stampa, nel dugout ospite e infine a visitare il Monument Park: tra le effigi di Gerigh, Mantle e tutti i grandi Yankees, sono ritratti anche Paolo VI e Giovanni Paolo II, che celebrarono messa in questo Tempio.

La sera Wang sembra proseguire i disastri di Toronto, ma le mazze calde dei suoi compagni lo tengono in partita. Rivera butta via una salvezza, ma l'attacco lo rende vincente con un check swing di Jeter che dribla tutta la difesa. Finisce 7 a 6; ottimo il set-up di Chamberlain, che ferma costantemente la radar gun a 99mph.

 

 

Youkilis è strikeout ma, contrariamente alle ultime vittime di Bedard, tenta di colpire il lancio decisivo. Lowell guarda tutto ciò che gli è recapitato e giunge in prima con una palla sul filo basso e interno. Varitek batte un singolo nel buco di sinistra, una rasoterra che Stengel avrebbe definito una "brucia-vermi". Crisp batte su Tejada; ci sarebbe forse spazio per un doppio gioco, ma Miguel non trattiene... si avventa sulla palla sfuggita e riesce a eliminare Lowell in terza.

Mazzone esce a conferire con la propria batteria.

Pena colpisce una rimbalzante centrale: è un singolo che porta a casa Varitek e in terza Crisp; per Wily Mo sale a correre JD Drew, il sottomarino Bradford entra a rilevare Bedard, osannato ma visibilmente deluso.

Julio Lugo inclina la mazza sul primo lancio di Chad, eseguendo un perfetto bunt nella terra di nessuno, tra pitcher, prima base e seconda base: Boston passa a condurre 2 a 1, su una splendida quanto inattesa giocata.

Pedroia giunge in prima su un'altra valida interna, una lenta rimbalzante all'interbase.

Con due out e basi piene, Jamie Walker sale ad affrontare Ortiz e Ramirez, che lo salutano con due singoli (su tre lanci) e 3 RBIs.

Jim Hoey prende il posto di Walker e, finalmente chiude la parte alta dell'ottavo, inducendo una volata di Youkilis, out per la seconda volta nell'inning.

Parecchi tifosi Orioles lasciano Camden Yards, sul 5 a 1 per Boston.

 

 

A poche centinaia di metri dallo Yankee Stadium, nella direzione opposta rispetto a dove erano situati i Polo Grounds, sorge la prigione del Bronx. A confronto con gli edifici di Manhattan non è assolutamente imponente ma, nel luogo ove è collocata, domina. Una leggenda vuole che i criminali arrestati nel malfamato quartiere siano alloggiati tanto più in alto nell'edificio quanto peggiore è la loro colpa; e che dall'ultimo piano della prigione sia possibile vedere dentro lo Yankee Stadium.

 

Bottom 8th

Ancora visita a un tempio, stamane Fenway Park: non si può andare in campo, ma solo sedere nei vari ordini di posto, compresi quelli dietro al Green Monster.

La sera, la Compagnia con cui ho viaggiato, che per l'occasione Bostoniana si è accresciuta di partecipanti, mi manda in rappresentanza sul terreno di gioco: il mio compito è salutare la folla distratta quando lo speaker chiama il mio nome.

Tornato in tribuna, Red Sox e Devil Rays mettono in scena un ottimo spettacolo, assolutamente degno di rappresentare il mio addio/arrivederci al MLB.

Lester, alla prima partenza al Fenway dopo aver sconfitto il cancro, duella con Kazmir, ma nessuno dei due si prende la decision. All'ultimo attacco Lowell impatta sull'1 a 1 con un fuoricampo; alcuni minuti dopo Crisp, con un corto singolo a destra, spinge a casa Varitek per la walk-off win.

 

 

Drew, entrato come pinch-runner, rimane a difendere il campo destro. Eric Gagné sale a preservare il margine appena acquisito. Lo battezzano Patterson, con un doppio, e Markakis, con un singolo, 5 a 2; seguono una base a Tejada e una visita, per tranquillizzare Eric. Il quale dà segni di ripresa, inducendo Millar a una debole rimbalzante, che lui stesso raccoglie; Markakis e Tejada avanzano, ma il secondo rappresenta solo il -1.

Huff colpisce verso destra una chiara valida; Drew, anziché attendere il rimbalzo e fermare in prima l'unico corridore che conta, tenta un tuffo senza speranze, concedendo a Aubrey la seconda, sul 5 a 4.

Okajima è mandato a salvare la situazione e le gambe di Brandon Fahey sostituiscono in seconda quelle di Huff: il singolo a sinistra di Mora le mette immediatamente in moto, e Baltimore raggiunge un insperato pareggio.

Il K subito da Hernandez e la battuta in scelta difesa di Jay Payton - pinch-hitter per Redman - ingigantiscono la scellerata scelta di Drew.

 

 

"Non è finita finché non è finita" disse una volta Yogi Berra.

"Holy Cow!", oggi è finita per un suo carissimo amico. Yogi è affranto, seduto davanti ai microfoni, Joe Torre gli passa una mano sulle spalle: Phil Rizzuto è passato a una Lega Maggiore.

 

Top 9th

Per me, invece, è finita la prima avventura MLB. Oggi si gioca all'una, ma non farei in tempo a prendere l'areo per tornare a casa. Per giungere al Logan International si passa attraverso il Ted Williams Tunnel - qualcuno scherzava che un tunnel a Boston sarebbe stato più propriamente da intitolare a Billy Buckner.

 

Lowell, sul 2-0, colpisce una volata al centro, agevole preda di Patterson. Varitek, indietro 1-2, sventola una palla esterna: prende una porzione di palla, ma la sprizzata è trattenuta da Hernandez, secondo fuori.

Crisp batte un singolo a destra, seguito da una base a Drew: improvvisamente i Sox si rifanno minacciosi e Coco sfrutta il momento per rubare la terza.

Il pericolo svanisce con la volata a destra di Julio Lugo.

 

Dalla coda al check-in riesco ancora a sbirciare una TV che mostra la partita: dovrò abituarmi, oltre all'astinenza di baseball dal vivo, anche alla mancanza di partite in TV. In questi giorni, su ESPN, trasmettevano pure le Little League World Series!

 

Bottom 9th

A Parigi quasi rischio di lasciare il cappello dei Pittsburgh Crawfords nello scanner... a casa mi addormento, nelle orecchie le voci dei vendors, i tifosi nelle bleachers allo Yankee Stadium che salutano i propri beniamini durante la prima difesa, Sweet Caroline, O Canada, Yankees s*cks e i tifosi di Baltimore che, nel religioso silenzio dell'inno nazionale, esplodono in un tonante "O" alla strofa "Oh, say does that star spangled banner yet wave"...

 

Con Papelbon a scaldarsi nel bullpen, Roberts spedisce il terzo lancio di Okajima fuori dal terreno di gioco, ma con un rimbalzo.

Il bunt al suo posto diceva Weaver, e Patterson è sacrificato per portare Brian a 90 piedi dalla vittoria.

In battuta Nick Markakis...

 

- Quello che ci serve ora è un sacrificio.

  Una squadra vincente sa costruire i punti. Me l'ha insegnato Coop. 

  Sai perché lui diceva che la più bella giocata è la volata di sacrificio?

 

- Perché ti sacrifichi per la squadra?

 

- E non ti abbassa la media battuta.

  Per quello il baseball è meglio della vita. E' giusto.


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