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Nel recente passato questo sito è rimasto piuttosto statico, registrando un unico, ma importante – e interessante, spero, - aggiornamento.
I motivi di tale ozio non sono da ascriversi a mancanza di argomenti, o di idee; sono sicuro che non interessino ad alcuno le ragioni personali dell’inedia recente, ma gli ultimi 15 giorni possono essere senz’altro raccontati.
You say you want a revolution
Well, you know
We all want to change the world
(Lennon-McCartney)
All’inizio della serie Così uguali, così diversi, riportammo il boom di articoli legati al pitchf/x system; da allora l’interesse verso questi affascinanti dati ha continuato a crescere. Molte idee che non ho avuto il tempo di sviluppare e far sfociare in articoli hanno progressivamente visto la luce grazie ad altri analisti… e alcuni di questi hanno persino trovato lavoro presso clubs di MLB. Negli ultimi mesi un altro abitante della penisola a forma di stivale mi ha raggiunto sulla deserta isola degli analisti dei numeri dell’old ballgame, e ha prodotto parecchio sul pitchf/x.
And in the end, the love you take
is equal to the love you make
(Lennon-McCartney)
Nel corso dei propri studi Renè ha tenuto una fitta elettrocorrispondenza con me – oltre che con i “number–crunchers” di oltreoceano. Il maggior contributo che ho fornito alle sue analisi è stato il suggerimento di affiancare, alle sue specifiche metriche, un valore più generale, in grado di classificare ogni singolo lancio in base all’utilità che il pitcher ha tratto dallo stesso.
All’epoca ci eravamo sentiti pionieri del pitch run-value, un’idea che doveva scaturire naturalmente dalle analisi che fiorivano sul web ma che, per qualche motivo, pareva aspettare qualcuno che l’afferrasse al volo. Poi le poste italiane decisero che, dopo tre mesi, era giunto il momento di recapitarmi la copia dell’ Hardball Times Annual, che Amazon aveva spedito poche ore dopo il mio click; scoprimmo di esser stati preceduti da John Walsh… evidentemente la pasta stimola questi pensieri John vive a Pisa!
In ogni caso, durante quei giorni, apprezzai come Renè non mancasse mai di attribuirmi il credito per quanto avevamo partorito insieme. Lo so, dovrebbe essere la norma; purtroppo altri episodi sono stati meno gradevoli; al punto che, per qualche minuto, di fronte alla prima email di condivisione avevo esitato.
Perché girare informazioni/idee ad uno sconosciuto, che le svilupperà e ne prenderà i meriti; perché non tenerle nel cassetto e tirarle quando il tempo mi concederà di coltivarle?
…
Perché nascondere determinate conoscenze, perché non condividerle, anche indirettamente, con la comunità e vedere soddisfatte curiosità a cui non ho al momento possibilità di dar risposta io stesso?
La scelta della condivisione si è rivelata corretta e fruttuosa.
Something in the way she moves
Attracts me like no other lover
(Harrison)
Sportvision è responsabile di un sacco di trucchi grafici che potreste aver visto durante trasmissioni sportive. La first–down line del football, il puck-tracker dell’hockey (poi inopinatamente dismesso) …e, per arrivare a qualcosa più vicino agli appassionati italiani, i replay delle discese libere, in cui vedete contemporaneamente le immagini di due sciatori, e potete percepire visivamente il mutare del distacco, sono creazioni di Sportvision.
Probabilmente nessun prodotto ha suscitato l’interesse del pitch/fx, così Sportvision ha deciso di radunare i fisici che avevano stimato errori di rilevazione e suggerito miglioramenti, statistici che avevano analizzato i dati e postulato la necessità di rilevare altre quantità, informatici, membri di club MLB e rappresentanti di Major League Baseball Advanced Media che, attraverso il gameday, diffonde i numeri “triangolati” da Sportvision.
Per le ultime figure non dev’esser stato difficile sapere a chi mandare l’invito; per gli altri è stato attivato un passaparola, con il professore di fisica Alan Nathan incaricato di chiamare il “playball!”. Questa sorta di catena di Sant’Antonio ha raggiunto Renè, il quale ha provveduto a girarmi l’invito; sarebbe stato interessante raggiungere insieme il luogo dell’incontro, ma il mio possibile compagno d’avventura non ha potuto far combaciare gli eventi della propria vita per intraprendere il lungo viaggio. Io sono stato più fortunato.
Start spreading the news
I'm leaving today
I want to be a part of it, New York, New York
(Ebb-Kander)
Quando sono atterrato al JFK nella Grande Mela ero a poco più di metà del tragitto. Ad attendermi c’era una persona conosciuta da diverse generazioni del baseball italiano: ha allenato la nazionale negli anni ’70, diretto diversi camp estivi per giovani giocatori, ha forgiato parecchi ragazzi a Torre Pedrera e, in quella che per ora è la sua ultima stagione in Italia, ha ricoperto il ruolo di manager della Fiorentina baseball nel 2007.
Nella sua casa a Baldwin, 40’ di treno dal Madison Square Garden, ci sono libri e cimeli di baseball, con una preponderanza in favore di New York Yankees e Brooklyn Dodgers… e di personaggi di origine italiana: potete infatti vedere Joe Torre e Tom LaSorda fotografati accanto a
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Dopo un paio di giorni ho lasciato New York dall’aeroporto di Newark, fastiosamente lontano – a pain in the ass, per dirla come Don, - di fatto nello stato del New Jersey. Però quel lungo tragitto mi ha permesso di gustare the best hot dog in town, di attraversare il Verrazzano Bridge e vedere il campo in cui, da giovane, Don vinse un campionato battendo un doppio sul lanciatore Rico Petrocelli (“I hit the sugar out of that pitch”).
Do you know the way to san jose?
They've got a lot of space.
There'll be a place where I can stay
(Bacharach)
L’atterraggio successive, al San José International Airport, mi ha decisamente avvicinato al luogo del 1st Annual Pitch/fx Summit. A prelevarmi c’era un’altra persona con una vocale alla fine del cognome: John Picone l’avevo conosciuto lo scorso anno a Baltimore, durante la gita che mi portò in 9 ballparks.
Avevo lasciato gli Sharks sotto 3 a 2 nella serie con Dallas, secondo turno dei playoff NHL; non ce l’hanno fatta, ed è un vero peccato, perché John ha quattro abbonamenti. In ogni caso, ha le chiavi dell’Arena e mi ha portato ovunque: sul ghiaccio (già rimosso), nelle suite, in tribuna, sui ballatoi sospesi 60 metri sopra il rink, nella bocca dello squalo...

Biglietto per le finali di Stanley Cup, Gara-7. Gli Sharks non ci saranno.
Sittin' in the mornin' sun
I'll be sittin' when the evenin' come
Watching the ships roll in
And then I watch 'em roll away again, yeah
I'm sittin' on the dock of the bay
Watching the tide roll away
(Redding-Cropper)
Non credo che dalle nostre parti sarebbe molto popolare un meeting che iniziasse alle 8 del mattino, nemmeno se fosse disponibile un’ottima e abbondante colazione…da noi, la “colazione di lavoro” inizia a mezzogiorno, e le riunioni alle 9 del mattino non hanno molti partecipanti prima delle 9,30.
Chris, la signora Picone, mi accompagna in auto a San Francisco, dove si tiene il Summit; dopo essermi registrato, faccio conoscenza per primo (davanti alle ciambelle) con Pete Jensen, fisico, uno dei propositori dell’HitF/x.

Riconoscimento per la partecipazione al Summit.
Alle 8,30, con le tazze di cappuccino in tavoli, si inizia davvero; il mio vicino di sedia è Ross Paul, colui che ha sviluppato il discusso algoritmo per classificare, in real-time, ogni lancio sulla base dei vari parametri forniti dal sistema per cui siamo riuniti a discutere. Non si serve di cluster analysis come ho fatto io negli articoli passati, ma di reti neurali. Dovrò studiarci un po’ su, dato che non ho molta familiarità con l’argomento; in ogni caso, è forse la soluzione date le esigenze di tempestività di MLBAM, ma per le analisi successive è forse opportuno riclassificare i lanci con una cluster analysis… o probabilmente dovremmo immaginare un approccio Bayesiano al problema.
Take me out to the ball game,
Take me out with the crowd.
Buy me some peanuts and cracker jack,
I don't care if I never get back
(Norworth)
Al termine della prima giornata di lavoro raggiungiamo a piedi l’AT&T Park, dove I Giants ospitano I Phillies; per San Francisco è in pedana il giovane Lincecum, per Phila il veterano Moyer, che con la sua not-so-fastball da 80mph manda in crisi non pochi algoritmi di classificazione. L’AT&T è fantastico, compete in qualità con Camden Yards e il PNC e lo scoreboard è ai livelli del Jacobs (pardon, Progressive) Field. Beh il mio giudizio è senz’altro distorto dal fatto che Sportvision aveva prenotato per noi il McCovey Loft, suite con Baia alle spalle, cucina e frigo riforniti dentro e bullpen ospite davanti. Mi sono accaparrato uno dei pochi posti in terrazza e ho goduto dell’incontro con Harry Paulidis di Chicago (Cubsfx) e, successivamente, Matt Lentzner, nuova recluta di THT.

Phillies @ Giants.
Ok, ora la risposta alla domanda che qualche non-statistico si sarà senz’altro posto: che cosa preferisce un amante dei numeri tra poter analizzare il baseball a piacimento e godersi le partite dal vivo? Ovvio, la soluzione perfetta sarebbe giocare coi numeri fino all’ora della partita, quindi dirigersi al Ballpark. So per certo di famosi analisti (Pete Palmer) che hanno dichiarato disinteresse verso le partite, a patto di avere le statistiche.
Non per me.
Adoro l’analisi statistica, ne ho fatto la mia professione; guardare una partita con le conoscenze derivate da tali analisi migliora la propria baseball-experience, permette di valutare con competenza la decisione di un manager (o di un coach o di un giocatore), di apprezzare i successi e i fallimenti e di misurare, quando si assiste a eventi insoliti, quanto raro è ciò che si è appena visto.
Ma “il baseball non è le statistiche. Il baseball è guardare Joe DiMaggio girare verso la terza”.
Allora la giornata perfetta è:
- Sveglia all’alba, un’ora d’auto, vedere da lontano il Candlestick;
- Colazione con appassionati di baseball di varia estrazione – i giovani Bloggers e gli anziani scienziati;
- Mattinata: riunione su analisi statistiche e fisiche dell’Old ballgame;
- Pranzo al Ballpark. Rilievi dei Phillies che si scaldano a due metri. Chiacchiere con un paio di amanti del baseball che nel tempo libero si divertono a fare le stesse analisi che mi entusiasmano;
- Breve relax al termine della partita; due passi per SF;
- Cena con Harry, Matt, Pete, Alan e Rand di Sportvision.
They're really rockin Boston
In Pittsburgh, PA
Deep in the heart of Texas
And 'round the Frisco Bay
All over St. Louis
Way down in New Orleans
[...]
Oh, but tomorrow morning
She'll have to chang her trend
And be sweet sixteen
And back in class again
(Berry)
Non è il caso che vi racconti ciò che è stato detto al summit; trovate tutto sul sito di Sportvision, filmati compresi.
Merita due parole l’atmosfera generale.
Immaginate questa importante ditta che chiama a raccolta un gruppo di persone, alcune delle quali hanno un merito che non va al di là di aver pubblicato qualche piccolo studio sul web. I membri di Sportvision, dal capo al ragazzino che si occupa dei dettagli, sono lì per ascoltare suggerimenti, rispondere a curiosità, valutare la possibilità di implementare nuove rivelazioni. I professori di fisica spiegano come correggere un errore dove si può migliorare, dove siamo ancora indietro. I rappresentanti dei club stanno un po’ indietro, ascoltano, cercano di intuire come certi dati possono essere loro utili …e si meravigliano che semplici appassionati siano giunti da tutti gli States, pagando di propria tasca, per partecipare all’evento. Ross e Justin, di MLBAM, hanno una partecipazione molto più attiva: rispondono a curiosità, forniscono anteprime, cercano di captare desideri per render più appetibili i propri prodotti.
Al termine del meeting c’era una certa riluttanza ad andarsene: piccoli gruppi sono rimasti a conversare attorno ai tavoli per almeno un’altra ora.
Ho trascorso anche il lunedì tra i venti di San Francisco, camminando per una decina di chilometri, affrontando le pendenze che rendono la città molto gettonata per gli inseguimenti cinematografici.
Nella settimana in California, grazie agli ottimi ospitanti – John, Chris, David e l’assente Michael, la cui camera ho occupato -, ho sperimentato diversi “firsts”, tra cui toccare l’Oceano Pacifico (non ho detto loro che non ho ancora immerso piede nell’Atlantico) e mangiare giapponese … David ha detto che con i bastoncini sono un “natural”! Nella Japantown di San Josè, John mi ha portato nel laboratorio-galleria di Ken Matsumoto: l’artista era impegnato in una scultura in vetro e l’ha temporaneamente abbandonata per guidarci nel suo luogo di creazione/esposizione.
Get back, get back
Get back to where you once belonged
(Lennon-McCartney)
Le righe che leggete oggi sono state scritte sul volo Continental 449, da San Francisco a Newark (il pain in the ass!), durante la terza proiezione (su altrettanti viaggi) di “The Bucket’s List”, con gli ottimi Jack Nicholson e Morgan Freeman. Tra poco sarò nuovamente da Don e Rose; non so se ci rifermeremo – dal New Jersey a casa - per i migliori hot dog in città, domani i Mets giocano all’una, se riesco andrò allo Shea. Venerdì sera si riparte verso l’Italia.

Nationals @ Mets.
Her majesty's a pretty nice girl
but she doesn't have a lot to say
(Lennon-McCartney)
E queste sono scritte al momento di andare online, senza essere rilette.
Niente hot dog di rientro da Newark, ma pizza italianissima nel ristorante di un parente di Don; ho visto la partita allo Shea (15.000 bambini in tribuna), emozionante 1 a 0 per i Nationals, con game-saving-diving catch di Willie Harris... non si è tuffato... ha spiccato il volo!; Don mi ha portato anche sulla rica dell'Atlantico; da quando sono a casa sto studianto le reti neurali.
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