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Nel 1994 esce Baseball’s All-Time Dream Team, di John P. McCarthy.
Chi non ha mai provato a compilare la miglior formazione di tutti i tempi del proprio sport preferito? Il lavoro di McCarthy tenta, con sistematicità, di sedare, una volta per tutte, ogni diatriba riguardante il migliore in ogni posizione. Chiaro che, quando un libro di questo genere viene pubblicato, l’effetto è semmai quello opposto di riaccendere le divergenze.
La costruzione metodica del Dream Team procede con la valutazione delle statistiche offensive e quelle difensive di ogni candidato; ai numeri è affiancata una revisione di opinioni illustri, fornite da giornalisti (c’è anche la personale classifica di Fred Lieb), storici (Bill James fra tutti), managers (Connie Mack, che di baseball ne ha visto più di tutti), giocatori (Ruth, Cobb, Johnson, Lajoie) e riviste autorevoli. Le statistiche non sono lette acriticamente come appaiono negli almanacchi, e per questo Baseball’s All-Time Dream Team può essere un punto di partenza per chi desidera cominciare a guardare un po’ oltre i numeri.

Per quanto stimolanti, le analisi numeriche di McCarthy sono piuttosto artigianali e, talvolta, sorrette da basi poco solide. Con Curve Ball sarete invece introdotti alla statistica vera e propria: gli autori Jim Albert e Jay Bennett, hanno infatti entrambi ricoperto la presidenza della Sezione Sport della American Statistical Association prima di dare alla luce nel 2002 il lavoro di cui accenniamo.
Per chi ha una buona conoscenza del baseball, Curve Ball può fungere da testo introduttivo alla statistica di base; per chi è già iniziato anche a quest’ultima (parlo per esperienza personale) è un ottimo strumento per rinfrescare le proprie nozioni.
In poco meno di 400 pagine troverete brillanti spunti sui giochi di simulazione, sulle strategie, sulla abilità di produrre nei momenti cruciali e sulla previsione dei risultati.

Passiamo ad altro.
Baseball By The Rules (di Waggoner, Moloney e Howard) è indirizzato agli appassionati di baseball, qualunque sia la loro conoscenza del regolamento.
Il testo, del 1987, svela ogni punto del “libro rosso”, rendendo la lettura scorrevole grazie all’uso massiccio di aneddoti di baseball giocato.
Le regole più criptiche, come i paragrafi del “Official Baseball Rules” che provocavano emicranie, diventano immediatamente limpide e soprattutto vive, con le storie di battitori nani, mazze e palle truccate ed espulsioni controverse.
C’è anche una completa ed interessante cronologia dei cambiamenti apportati al regolamento nel corso della storia.

Destinato ad un pubblico di ogni livello di competenza è anche Diamond Dreams, curiosamente pubblicato in Italia.
Si tratta di una splendida raccolta di fotografie di Walter Iooss, a partire dagli anni ’60 sino al termine del secolo appena trascorso.
Incantevoli giochi di luce, cieli primaverili sui piccoli stadi che ospitano gli Spring Training, tramonti tra le palme al Dodger Stadium; e ancora primissimi piani di Yaz e The Hammer, scene di rilassatezza e di tensione contrapposte… insomma, trent’anni di baseball in 250 scatti, corredati dalle ottime didascalie ad opera di Thomas Boswell.

Sul genere biografico possiamo segnalare The October Twelve di Phil Rizzuto, prima interbase poi commentatore per gli Yankees.
Il libro, con impedibile prefazione di Yogi Berra, racconta dell’unica squadra ad avere mai portato a termine l’impresa di conquistare cinque campionati del mondo consecutivi.
Nel periodo di passaggio di consegne tra Joe DiMaggio e Mickey Mantle, altri dodici giocatori (i Dodici di Ottobre per l’appunto) costituirono l’ossatura delle pinstripes: se siete in grado di seguire il filo ingarbugliato dei pensieri di Phil Rizzuto vi godrete senz’altro il libro.
Peccato che, in un provino per i Dodgers a metà degli anni ’30, Casey Stengel si sbarazzò rapidamente del piccolo shortstop italo-americano.
Il “professore”, artefice dalla panchina di tutti i cinque successi, trova poco spazio in The October Twelve, evidentemente non avendo trovato perdono dall’orgoglioso Phil.

Per sopperire a tale mancanza ci si può affidare a Quotable Casey, raccolta ad opera di Fred McMane della saggezza profusa dal colorito manager.
Si tratta di un paio di centinaia di estrapolazioni dello “Stengelese”, ovvero buona parte di ciò che trovate tra le “formiche” ad opera di Casey, più tanto altro che forse un giorno vi troverà posto.

Per finire andiamo sul genere romanzo.
Tra i classici che hanno come sfondo il baseball, The Universal Baseball Association è considerato uno dei capolavori.
Il libro di Robert Coover risale agli anni ’60, ma l’ambientazione non ha nulla di diverso dai giorni nostri.
Il protagonista, J. Henry Waugh, ha ideato un gioco di simulazione basato sui dadi, simile a quelli da cui abbiamo accennato altrove.
Come realmente accaduto a giocatori accaniti di Fantasy Baseball, il gioco prende via via una parte sempre più preponderante nella vita di Henry (per inciso, nel libro How To Win At rRotisserie Baseball, Peter Golemboch dedica un intero capitolo al "come non farsi piantare dalla propria moglie/fidanzata" a causa di questi giochi).
Il racconto di Coover passa dal comico all’allusivo al tragico, accompagnandosi alle fasi dell’addiction del protagonista, fino ad un inquitante e surreale finale.
Nel 2002 di The Universal Baseball Association è uscita la traduzione italiana, con il titolo Il gioco di Henry.

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