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Mi è accaduto più volte di leggere, su forum o anche nella mia mailbox personale, richieste di informazioni sulla nascita e l’evoluzione delle rilevazioni statistiche nel baseball.
Le statistiche hanno accompagnato il Pastime sin dagli albori. Questo è tutto quanto riuscivo a raccontare ai curiosi del web. Laconico, banale e veritiero.
Del tutto insoddisfacente per uno che si diletta in analisi statistiche sull’Old Ballgame.
Così, dai motori di ricerca alle librerie on line, mi sono trovato a un click dall’acquisto di The Numbers’ Game. Come accade oramai troppo spesso, quel click c’è stato e, a fronte di un piccolo alleggerimento del conto corrente, la mia libreria si è arricchita di una unità.

Alcuni anni or sono, Allan Schwartz si trovava in una situazione molto simile: cercava in biblioteche, reali e virtuali, un volume che raccontasse la storia delle statistiche nel baseball; per quanto possa sembrare impossibile, fino al 2004 un libro del genere non esisteva.
E’ proprio dalla frustrazione seguita a quella vana ricerca che nasce The Numbers Game, opera con cui Schwartz, per sé e per tutti gli altri, colma un vuoto stranamente centenario.
Dai primi rudimentali box score del XIX secolo agli avveniristici Game-Day che oggi ci offre MLB.com, The Numbers Game passa in rassegna i personaggi, le compagnie e le testate giornalistiche, che hanno fatto sì che le statistiche siano una parte integrante dell’esperienza baseball.
Se nella vostra cartella dei preferiti ci sono Baseball Prospectus, The Hardball Times e SABR, sicuramente non vi saranno nuovi i nomi che popolano il libro: da “Father” Chadwick a Voros McCracken passando, tra gli altri, per Earnshaw Cook, Bill James e Billy Beane.
Nelle pagine di Schwartz non troverete numeri, ma persone da essi affascinate. Una lunga schiera di ex giocatori di Strat-o-matic baseball, che la vita ha portato su strade svariate - strateghi militari, professori di università importanti, persino premi Nobel -, condivide, oltre al passatempo praticato con i dadi in gioventù, la mole di ore di tempo libero impiegate nel trastullarsi con i numeri del baseball.
Eccovi allora su una barca, il galleggiante che non vuol saperne di immergersi, con la radio accesa, carta e penna, intenti a registrare ogni azione gracchiata dallo speaker; oppure in Italia, a dedicare le ore libere da operazioni militari ad analizzare quello che per il colonnello mediterraneo è uno sport incomprensibile; ancora, una guardia notturna che trascorre il proprio turno in garitta sviscerando i numeri del gioco; e i primi computer, enormi per dimensioni, ma di lentezza inaudita per gli standard a cui oggi siamo abituati, che - liberi da “impegni” universitari e bellici diurni - pasteggiano nottetempo con Batting Average e ERA.
Schwartz racconta la vita delle statistiche, da semplici compagne agli articoli sui quotidiani a protagoniste in riviste scientifiche, in un percorso fatto di alleanze e cause legali, imprese multimilionarie e volontari, passando per la prima enciclopedia del baseball e la revisione di vecchi dati imprecisi.
The Numbers Game è indispensabile alla vostra collezione se volete sapere perché la migliore ERA di Bob Gibson (1.12 nel 1968) è migliore del record di Walter Johnson; se volete conoscere le circostanze del concepimento del primo Baseball Abstract di Bill James; se vi interessa la data di nascita della On-Base Percentage o il nome della prima persona impiegata come statistico da una franchigia MLB.
The Numbers Game sta a una libreria di baseball come le statistiche stanno all’Old Ballgame.
Fate voi…
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