MA CE L'HA FATTA O NO?

“Una vita non ha importanza, se non per l’impatto che ha su altre vite” (J.R.).

 

Una vita che ha avuto impatto su milioni di altre, ho pensato di leggerla raccontata dal protagonista principale: così, tra le innumerevoli biografie disponibili di Jackie Robinson, ho scelto I Never Had It Made, scritta dal numero 42 dei Dodgers…, o meglio, dal numero 42 del baseball.

 

Quando celebrai il 60° anniversario del suo esordio, decisi di raccontare la vita precedente lo storico debutto; nel resoconto di Jackie, lo spazio maggiore è dedicato al periodo successivo alla carriera in Major League.

Dunque, con I Never Had It Made potrete conoscere la grande attività politica di Robinson, impegnato a proseguire  nella società l’esperimento di integrazione di cui era stato protagonista e cavia nel circoscritto mondo del baseball; leggerete le interazioni di Jackie con personaggi storici del calibro di Rockefeller, Nixon, Lindon Johnson, Martin Luther King e Malcom X, e le diverse forme di discriminazione vigenti nelle varie parti della nazione (“A un uomo del Sud non importa quanto un nero arrivi in alto, purché non gli stia troppo vicino; a un uomo del Nord non importa quanto un nero gli stia vicino, purchè non arrivi troppo in alto”).

 

 

Qualcuno dei lettori non ha gradito il dettaglio con cui Jackie descrive il proprio coinvolgimento in attività economiche e sociali. Personalmente ritengo che i risultati ottenuti sul diamante si possano evincere dagli almanacchi; dunque, avendo occasione di sentire la viva voce di un personaggio di tale spessore, la curiosità si dirige naturalmente sulle altre sfere della sua esistenza.

E Jackie non pare volerne nascondere  alcuna: molto emozionanti sono le sue riletture dei difficili rapporti con i membri della propria famiglia, particolarmente i figli, alla ricerca di una loro identità al di fuori dell’enorme cono d’ombra proiettato dal celebre padre.

 

Robinson è morto giovane, a metà strada tra i 50 e i 60 anni, secondo alcuni logorato dalle lotte incessantemente condotte per l’affermazione dei suoi diritti  e di quelli della sua gente.

In effetti, ad ogni gradino conquistato, Jackie ha provato una crescente inadeguatezza, piuttosto che un appagamento, anche solo transitorio. E il titolo della sua autobiografia, “Non ce l’ho mai fatta”, ne è la perfetta sintesi.

 

La fotografia è scattata nel 1972, ultimo anno in cui Jackie ha combattuto su questo pianeta, per cui nulla manca dell’importante vita.

 

Jackie Robinson e Martin Luther King.

 

L’argomento “Civil Rights”, perché lontano nello spazio e troppo vicino nel tempo, trova poco inchiostro nei nostri testi scolastici di storia; in quelle poche pagine in cui essi cercano di condensare tutto quanto è accaduto dopo la seconda guerra mondiale, se riescono a entrare le questioni razziali americane, il dr. King è l’unico a guadagnarsi una menzione.

Noi appassionati di baseball abbiamo l’occasione – forse il dovere -, ciascuno nel propri libro, di aggiungere a quel paragrafo la storia di un ragazzo nero che dignitosamente apriva la porta di un mondo bianco oltre vent’anni prima dell’assassinio di Martin Luther.

 

Chissà se ce la faremo.


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